6 DOMANDE SULL’EURO-PARLAMENTO AI CANDIDATI ALLE EUROPEE: MARCO CAMPOMENOSI (LEGA) – DI ALESSANDRO BUTTICÉ

6 DOMANDE SULL’EURO-PARLAMENTO AI CANDIDATI ALLE EUROPEE: MARCO CAMPOMENOSI (LEGA) – di Alessandro Butticé

BRUXELLES\aise\ - Marco Campomenosi, genovese di quarantacinque anni, laureato in Giurisprudenza ed iscritto alla Lega dal 1992, è candidato per lo stesso partito nella circoscrizione Italia Nord-Occidentale (Piemonte - Valle d’Aosta - Liguria - Lombardia) alle prossime elezioni europee del 26 maggio.
È stato Assistente di Matteo Salvini al Parlamento Europeo dal 2005 al 2007, e dal 2009 lavora nel Gruppo Politico di cui fa parte la Lega all’europarlamento. Attualmente è Vice Segretario Generale del Gruppo ENF. Il suo compito è coordinare tutta l'attività legislativa, dalla presentazione delle proposte da parte della Commissione Europea al momento del voto finale in Sessione Plenaria a Strasburgo. A Bruxelles coordina uno staff di circa 50 persone.
Lo abbiamo intervistato nell’ambito di una serie di incontri con i candidati dei diversi partiti alle prossime elezioni europee.
D. In questi cinque anni, secondo lei cosa avrebbe dovuto fare il Parlamento europeo e non ha fatto?
R. Sicuramente questa legislatura appena terminata non è stata certo ambiziosa. Se devo segnalare un tema in particolare su cui il Parlamento Europeo ha fallito (seppur con la colpevole collaborazione della Commissione Europea) direi il tema dell'etichettatura obbligatoria sull'origine dei prodotti. Da troppo tempo l'Italia attende un provvedimento di questo tipo, ma ancora una volta le Istituzioni Europee si sono dimostrate più attente agli interessi dei grandi gruppi industriali che preferiscono un'etichettatura opaca e non trasparente, che confonde i consumatori e penalizza le eccellenze del "Made in Italy”, che ci vengono copiate sia nel mondo che all'interno dell'UE.
D. Cosa invece ha realizzato di positivo il Parlamento?
R. Faccio fatica a rispondere positivamente. Sicuramente il Parlamento Europeo ha inciso poco. Sul roaming si è giunti a un risultato soddisfacente e sostenuto da tutti i Gruppi politici, il nostro incluso. Potrei poi aggiungere un momento forse solo simbolico ma importante: in una delle ultime sedute del Parlamento a Strasburgo, è stato approvato un richiamo al Nicaragua, proposto da noi della Lega, relativo al caso del signor Casimirri, un terrorista che faceva parte del commando che ha ucciso numerosi agenti e rapito il Presidente Aldo Moro, pluricondannato in via definitiva, ma che oggi vive ancora protetto dal regime Nicaraguense. Questo risultato è importante perché va nella direzione di quanto sta facendo il ministro Salvini per cercare, dopo l'arresto del terrorista Cesare Battisti, di fare scontare la pena ai numerosi terroristi Italiani rossi e neri che vivono protetti in giro per il mondo.
D. Secondo lei il Parlamento europeo funziona bene così com'è oppure sarebbe necessaria una riforma che ne aumenti i poteri?
R. Il potere che potrebbe essere dato ai Parlamentari Europei è quello dell'iniziativa legislativa, oggi praticamente quasi solo in capo alla Commissione Europea. Onde evitare che lo strumento non funzioni, con proposte strumentali e senza senso, si potrebbe prevedere un diritto d'iniziativa legislativa per proposte che vedano almeno un certo numero di Parlamentari firmatari. Potrebbe essere una riforma utile anche per compensare al distacco, talvolta assolutamente netto ed evidente, della Commissione Europea dai cittadini e dai territori: a Bruxelles questo rapporto diretto con il livello locale lo hanno solamente gli unici democraticamente eletti, ovvero i parlamentari. Dare loro il potere d'iniziativa aiuterebbe le Istituzioni Europee a farsi percepire un po’ meno lontane e asettiche rispetto ai problemi e ai dibattiti in corso negli Stati Membri.
D. L'Italia conta poco o molto in Europa?
R. Da quando la Lega è entrata a far parte della maggioranza di Governo a Roma, stiamo cercando di fare contare molto di più l'Italia a Bruxelles. Questo è possibile solo se tutto il sistema Paese collabora in questo senso, coinvolgendo il Governo, la Camera, il Senato e le Regioni. Inoltre, un ruolo fondamentale lo devono svolgere i Parlamentari Europei nel cercare di essere "facilitatori" del rapporto tra i vari livelli di Governo in Italia e la Commissione Europea. Per fare contare l'Italia in Europa occorre, inoltre, il rafforzamento della Rappresentanza del Governo a Bruxelles e il suo passaggio di competenza dal Ministero degli Esteri a quello per gli Affari Europei. L'Italia è un Paese importante: quando si fa sentire, ottiene ascolto. Occorre, però, agire sempre nell'interesse nazionale, delle proprie imprese, dei propri cittadini. Solo in questa maniera gli Italiani che, a vario titolo, si confrontano con le Istituzioni Europee possono far contare il nostro Paese. Per la mia esperienza, i governi che hanno preceduto quello attuale, non hanno svolto appieno questo compito. Solo con l'attuale compagine governativa si sta assistendo a un deciso cambio di marcia.
D. Quale è stato il suo contributo all’Europa e all’Italia in questi anni?
R. Con il mio ruolo di Vice Segretario Generale del Gruppo ENF in questi anni ho sempre cercato di creare sinergie tra i Parlamentari Europei della Lega ed i nostri eletti in Italia. Ogni lista di voto che è stata sottoposta ai Parlamentari Europei della Lega in questi ultimi 10 anni è stata elaborata solo con la collaborazione di staff Italiani e nell'esclusivo interesse Nazionale, dei nostri lavoratori e del nostro sistema produttivo. Lo stesso non si può certo dire per gli altri partiti politici Italiani. Per giungere all'obiettivo di una Lega autonoma nel suo processo decisionale a Bruxelles, ho dovuto selezionare, in questi anni, uno staff di persone estremamente preparate, che sapranno sicuramente supplire in maniera egregia alla mia assenza in caso di mia elezione a Parlamentare Europeo. Credo che l'elevato grado di preparazione degli staff di Gruppo e degli assistenti parlamentari leghisti a Bruxelles sia rinomato e per noi motivo di grande orgoglio. Lo facciamo per senso del dovere, ma anche per difendere meglio l'Italia a Bruxelles.
D. Il Parlamento ha votato la riforma del Trattato di Dublino, che affronta il problema dei migranti, ma questa riforma non è operativa. Come giudica la riforma, e come mai c'è questa impasse?
R. Matteo Salvini ha dimostrato a tutti in maniera plastica come il tema della riforma di Dublino fosse anche alimentato da interessi politici di parte. L'attività di Matteo Salvini, che vede ormai, negli ultimi mesi, sempre meno ingressi di clandestini e molti più rimpatri, ha fatto capire che i Governi di sinistra avevano coscientemente scelto di favorire l'ingresso di clandestini in Italia. Nessuna riforma di Dublino ha mai considerato il tema del rimpatrio dei clandestini, la proposta di direttiva sui rimpatri presentata dalla Commissione Europea era un progetto interessante, ma è stata affossata da un PPE diviso che ha in parte sostenuto le tesi delle sinistre estreme. Criteri di redistribuzione automatica non risolveranno mai il problema, perché servirebbero solo ad attirare altri barconi e a favorire il business di chi lucra su persone che rischiano la morte. Solo con i respingimenti si è potuto davvero ridurre le morti e gli arrivi di persone che, nella stragrande maggioranza dei casi, non potrebbero neppure godere della protezione internazionale. Qualcuno a sinistra confonde ancora i migranti economici con le persone meritevoli di asilo politico. Salvini ha squarciato questo velo d'ipocrisia. (alessandro butticé\aise) 

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