8 MARZO: GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

8 MARZO: GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

ROMA\ aise\ - Notoriamente chiamata “Festa delle Donna”, quella che ricorre oggi, 8 marzo 2020, è più correttamente definibile con “Giornata Internazionale della Donna”. Un invito alla riflessione, dunque, e non esattmente una festività. Ma riflessione su cosa? Se nell’Occidente che conosciamo il ruolo della donna ha raggiunto (purtroppo con ancora troppe eccezioni) la parità con quello maschile, a fronte di dure lotte per i propri diritti, in molti Paesi del mondo, anche geograficamente molto vicini a noi, questa conquista fondamentale è ancora molto lontana dall’attuarsi. Sostanzialmente questo, dunque, il motivo di una doverosa riflessione, che nella data simbolica dell’8 marzo trova la sua giustificazione istituzionale, pur mantenendosi come obiettivo da perseguire 365 giorni l’anno.
Da dove trae origine questa “festa” e perché proprio l’8 marzo?
Innanzi tutto bisogna ricordare che questa celebrazione nasce nel 1909 negli Stati Uniti. Alcuni Paesi europei l’adottano nel 1911 e l’Italia nel 1922 su iniziativa del Partito comunista. La data dell’8 marzo trae invece origine da un fatto storico: l’8 marzo 1917 a San Pietroburgo (il 23 febbraio secondo il calendario giuliano in vigore a quel tempo in Russia), le donne guidarono una grande manifestazione per pretendete la fine della guerra che stava distruggendo non solo il Paese, ma unintera generazione di uomini. La reazione dei cosacchi inviati dallo Zar per reprimere la protesta fu così fiacca da incoraggiare successive manifestazioni che, in una reazione a catena presto incontrollabile, portò al crollo dello zarismo. Dunque l’8 marzo 1917 indica storicamente anche l’inizio della Rivoluzione russa. Per questo motivo, il 14 giugno 1921m la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, che si tenne a Mosca, fissò nell’8 marzo la “Giornata internazionale dell’operaia”. Ovviamente questa connotazione si è andata affievolendosi negli anni, fin quasi a scomparire.
E con la scomparsa della connotazione politica, sono cominciate a circolare versioni dell’origine di questa “festa” spesso al limite tra realtà e finzione.
La versione certamente più tristemente celebre è quella che riconduce questa ricorrenza a una tragedia del lavoro avvenuta nel 1908 a New York in una fabbrica – in realtà mai esistita – dove sarebbero morte bruciate centinaia di donne. Anche le leggende, si sa, poggiano su un fondo di verità, e questa versione dei fatti prende sicuramente spunto da un fatto di cronaca avvenuto il 25 marzo 1911, sempre a New York, nella fabbrica Triangle, dove si verificò quello che viene definito uno dei peggiori disastri industriali della storia. In un incendio, infatti, morirono 123 donne e 23 uomini. Gran parte delle vittime erano immigrate italiane o di origine ebraica.
La vera svolta, o meglio, l’ufficializzazione che fornisce alla “festa” il volto che ha oggi, avviene nel 1975, quando l’ONU proclama l’Anno Internazionale delle Donne.
Per quanto riguarda il simbolo della mimosa, la sua prima apparizione risale all’8 marzo del 1946 in relazione alla “Festa” per un’idea di Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei, che in questo fiore individuarono il simbolo ideale, per la sua essenza delicata, a indentificare quella che oggi è una delle ricorrenze indubbiamente più celebri nella nostra società. Una ricorrenza che, al di là dei significati profondi e di quelle che sono le proprie origini, smuove anche il mercato. Anche se quest’anno, in piena emergenza da Coronavirus, le previsioni sono certamente ridimensionate rispetto agli altri anni. Un’occasione buona, forse, per far tornare questa ricorrenza un’occasione per riflettere e non una mera opportunità commerciale. (aise) 

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