A 30 ANNI DALLA GUERRA FREDDA: LA PERCEZIONE PUBBLICA DELLA NATO – DI ESTER SABATINO

A 30 ANNI DALLA GUERRA FREDDA: LA PERCEZIONE PUBBLICA DELLA NATO – di Ester Sabatino

ROMA\ aise\ - “L’ultimo summit Nato di Londra dello scorso dicembre 2019, a 30 anni dalla fine della guerra fredda, è stato un incontro al vertice che ha portato alla luce alcuni dei problemi interni all’Alleanza atlantica. Leggendo il testo della London Declaration si riscontrano, infatti delle costanti degli ultimi anni, prima tra tutte il mancato raggiungimento della soglia di spesa del 2% del PIL in difesa, come deciso ormai 6 anni fa. Russia, terrorismo, guerra asimmetrica, attacchi cyber e instabilità internazionale sono tra gli altri macro-topics ormai ricorrenti”. Inizia così l’analisi che Ester Sabatino, ricercatrice del programma Difesa dello IAI, firma per il magazine online dell’Istituto Affari Internazionali. Ne riportiamo di seguito il testo integrale.
“In risposta anche all’ultimo punto, la Nato ha messo nero su bianco l’approccio a 360 gradi che i 29 Stati membri intendono seguire per assicurare la sicurezza internazionale: aumento e rinnovamento delle capacità militari tenendo in considerazione gli avanzamenti tecnologici, strategia e pianificazione. Il tutto per rispondere in breve tempo e in maniera più efficace alle esigenze dell’Alleanza, grazie anche alla messa a disposizione delle forze rapidamente dispiegabili.
A differenza degli anni passati, nella Dichiarazione non si leggono aree di interesse come Mediterraneo, Nord Africa, o Medio Oriente, ma, per la prima volta c’è l’inclusione, non a sorpresa, della Cina come attore da “monitorare”.
Ciò non denota un mancato interesse nella stabilità di queste regioni – non a caso l’impegno del contrasto al terrorismo rimane tra le attività primarie dell’Alleanza – ma piuttosto un cambio di focus e una capacità dell’alleato americano di far valere le sue richieste. Alleato che ha più volte criticato i Membri europei della Nato per non spendere quanto accordato e che non ha esitato a prendere, in autonomia, decisioni rilevanti per la stabilità internazionale, causando la rinomata reazione del Presidente francese Emmanuel Macron, arrivato a definire la Nato come brain death.
IL PROCESSO DI RIFLESSIONE NATO E LA PERCEZIONE PUBBLICA
Il summit di Londra ha portato alla luce anche un altro importante aspetto.
A differenza di quanto fatto negli ultimi anni, gli Alleati hanno deciso di riunirsi nuovamente solo nel 2021, saltando quindi il Summit del 2020. Durante questo periodo è stato dato al Segretario Generale Stoltenberg il mandato di portare avanti un processo di riflessione forward-looking per rafforzare la dimensione politica della Nato, includendo in questo il processo di consultazione interalleata.
I capi di Stato e di governo sono quindi consapevoli che l’Alleanza è soggetta a spinte talvolta divergenti e che è necessario fare qualcosa per non trovarsi in una situazione di crisi interna severa.
La perdita di consensi sull’opportunità e convenienza di avere la Nato è stata riscontrata anche in un recente sondaggio del Pew Research Center. Secondo i risultati dell’indagine, sebbene l’opinione pubblica dei 16 paesi Nato intervistati sia generalmente favorevole alla Nato (53 per cento), ci sono Paesi come la Grecia e la Turchia che hanno storicamente un’opinione pubblica avversa all’Alleanza (rispettivamente il 51 e 55 per cento degli intervistati sono sfavorevoli).
Se ciò può confermare il trend storico di Atene e Ankara, il sentimento di disaffezione dei confronti della Nato è diventato rilevante se si considerano Paesi come la Francia o la Germania, dove negli ultimi dieci anni c’è stata una perdita percentuale di consensi che si aggira attorno al 20 per cento. Perdita di consensi che c’è stata anche sul territorio americano se si paragonano i risultati del sondaggio di quest’anno con quelli dell’anno precedente (rispettivamente 52 e 60 per cento di giudizi favorevoli), mentre sull’ultimo decennio la percezione è rimasta tendenzialmente invariata.
Piuttosto positiva è invece la considerazione della Nato tra i Paesi baltici e la Polonia, Paese, quest’ultimo, che registra la percentuale più alta di risposte favorevoli (82 per cento). In relazione a ciò, è bene ricordare che la Nato sta portando avanti dal 2016 l’enhanced Forward Presence sul loro territorio, completata dalla missione di Air Policing attiva dal 2004, a garanzia della sovranità statale di questi Paesi da un possibile attacco russo.
LA NATO NELL’IMMEDIATO
La percezione pubblica dell’Alleanza è un indicatore da tenere sotto osservazione e da dover correggere, con le opportune politiche, se si raggiungono livelli troppo bassi di consensi. In altre parole, si dovrebbero dare ai cittadini le opportune garanzie di protezione alleata, che possono arrivare solo se si agisce in concerto con i propri partner e per il bene comune della stabilità internazionale, pur sempre mantenendo quel grado di autonomia decisionale tipica della politica estera di uno Stato. Azione questa, che presuppone una convergenza delle volontà politiche sulle priorità della Nato.
Quanto successo negli ultimi mesi del 2019 e nei primi giorni del 2020 – non incluso nel sondaggio sulla percezione della Nato – ha avuto e può continuare ad avere delle ripercussioni sull’Alleanza, che deve essere in grado di prevedere e affrontare in modo congiunto. L’esercitazione Defender Europe 20 che si svolgerà in Europa nei prossimi mesi può essere un buon banco di prova per testare e dimostrare le capacità interalleate di difesa in risposta ad attacchi convenzionali.
Defender Europe 20 vedrà il più alto numero di soldati americani sul territorio europeo degli ultimi 25 anni e interesserà il transito di un totale di circa 35.000 soldati (Usa ed europei) dai Paesi Bassi, per il Belgio, attraverso Francia e Germania, in direzione Paesi Baltici e Polonia”. (aise) 

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