APPELLO DEL PAPA PER IL “CESSATE IL FUOCO TOTALE”

APPELLO DEL PAPA PER IL “CESSATE IL FUOCO TOTALE”

ROMA\ aise\ - Nel corso dell'Angelus che ha recitato ieri, domenica 29 marzo, ancora a porte chiuse nella Biblioteca del Palazzo Apostolico del Vaticano, Papa Francesco ha fatto proprio l'appello lanciato nei giorni scorsi dal segretario generale delle Nazioni Unite per un “cessate il fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo”. Nell’attuale emergenza causata dal Coronavirus, “che non conosce frontiere”, anche il Pontefice ha rivolto il suo “appello al cessate il fuoco totale”. Il Santo Padre ha invitato a fermare “ogni forma di ostilità bellica, favorendo la creazione di corridoi per l’aiuto umanitario, l’apertura alla diplomazia, l’attenzione a chi si trova in situazione di più grande vulnerabilità”.
Bergoglio si è augurato che “l’impegno congiunto contro la pandemia possa portare tutti a riconoscere il nostro bisogno di rafforzare i legami fraterni come membri di un’unica famiglia. In particolare”, ha spiegato, “susciti nei responsabili delle Nazioni e nelle altre parti in causa un rinnovato impegno al superamento delle rivalità. I conflitti non si risolvono attraverso la guerra! È necessario superare gli antagonismi e i contrasti, mediante il dialogo e una costruttiva ricerca della pace”.
La recita dell'Angelus nella quinta domenica di Quaresima si era aperta con la lettura del Vangelo e in particolare della risurrezione di Lazzaro (cfr Gv 11,1-45). “Lazzaro era fratello di Marta e Maria; erano molto amici di Gesù. Quando Lui arriva a Betania, Lazzaro è morto già da quattro giorni; Marta corre incontro al Maestro e gli dice: “Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!” (v. 21). Gesù le risponde: “Tuo fratello risorgerà” (v. 23); e aggiunge: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore vivrà” (v. 25). Gesù si fa vedere come il Signore della vita, Colui che è capace di dare la vita anche ai morti. Poi arrivano Maria e altre persone, tutti in lacrime, e allora Gesù – dice il Vangelo - “si commosse profondamente e […] scoppiò in pianto” (vv. 33.35). Con questo turbamento nel cuore, va alla tomba, ringrazia il Padre che sempre lo ascolta, fa aprire il sepolcro e grida forte: “Lazzaro, vieni fuori!” (v. 43). E Lazzaro esce con “i piedi e le mani legati con bende e il viso avvolto da un sudario” (v. 44)”.
“Qui tocchiamo con mano che Dio è vita e dona vita, ma si fa carico del dramma della morte”, ha continuato Papa Francesco. “Gesù avrebbe potuto evitare la morte dell’amico Lazzaro, ma ha voluto fare suo il nostro dolore per la morte delle persone care e soprattutto ha voluto mostrare il dominio di Dio sulla morte. In questo passo del Vangelo vediamo che la fede dell’uomo e l’onnipotenza di Dio, dell’amore di Dio si cercano e infine si incontrano. È come una doppia strada: la fede dell’uomo e l’onnipotenza dell’amore di Dio che si cercano e alla fine si incontrano. Lo vediamo nel grido di Marta e Maria e di tutti noi con loro: “Se tu fossi stato qui!...”. E la risposta di Dio non è un discorso, no, la risposta di Dio al problema della morte è Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita… Abbiate fede! In mezzo al pianto continuate ad avere fede, anche se la morte sembra aver vinto. Togliete la pietra dal vostro cuore! Lasciate che la Parola di Dio riporti la vita dove c’è morte”. Anche oggi Gesù ci ripete: “Togliete la pietra”. Dio non ci ha creati per la tomba, ci ha creati per la vita, bella, buona, gioiosa. Ma “la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo” (Sap 2,24), dice il Libro della Sapienza, e Gesù Cristo è venuto a liberarci dai suoi lacci”.
“Dunque”, ha spiegato il Santo Padre, “siamo chiamati a togliere le pietre di tutto ciò che sa di morte: ad esempio, l’ipocrisia con cui si vive la fede è morte; la critica distruttiva verso gli altri è morte; l’offesa, la calunnia è morte; l’emarginazione del povero è morte. Il Signore ci chiede di togliere queste pietre dal cuore e la vita allora fiorirà ancora intorno a noi. Cristo vive e chi lo accoglie e aderisce a Lui entra in contatto con la vita. Senza Cristo, o al di fuori di Cristo, non solo non è presente la vita, ma si ricade nella morte”.
“La risurrezione di Lazzaro”, ha aggiunto il Papa, “è segno anche della rigenerazione che si attua nel credente mediante il Battesimo, con il pieno inserimento nel Mistero Pasquale di Cristo. Per l’azione e la forza dello Spirito Santo, il cristiano è una persona che cammina nella vita come una nuova creatura: una creatura per la vita e che va verso la vita”.
“La Vergine Maria ci aiuti ad essere compassionevoli come il suo Figlio Gesù, che ha fatto suo il nostro dolore”, la preghiera del Papa. “Ognuno di noi sia vicino a quanti sono nella prova, diventando per essi un riflesso dell’amore e della tenerezza di Dio, che libera dalla morte e fa vincere la vita”.
Al termine dell'Angelus, Bergoglio ha rivolto anche un pensiero “speciale a tutte le persone che patiscono la vulnerabilità di essere costretti a vivere in gruppo: case di riposo, caserme… In modo particolare vorrei menzionare le persone nelle carceri. Ho letto un appunto ufficiale delle Commissione dei Diritti Umani che parla del problema delle carceri sovraffollate, che potrebbero diventare una tragedia. Chiedo alle autorità di essere sensibili a questo grave problema e di prendere le misure necessarie per evitare tragedie future”, ha concluso. (aise)


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