“ART GAP”: DIBATTITO SULLE DISCRIMINAZIONI DI GENERE CON IL MUSEO MARINI DI FIRENZE

“Art Gap”: dibattito sulle discriminazioni di genere con il Museo Marini di Firenze

FIRENZE\ aise\ - Si intitola “Art Gap. Museums and the gender equality global trend” l’incontro internazionale online che il Museo Marino Marini di Firenze ha organizzato per domani, 18 dicembre, dalle ore 15.30 alle ore 17.00, al fine di stimolare il dialogo e il dibattito su un tema ormai ineludibile: le discriminazioni di genere nel mondo dell’arte.
Sarà dunque un confronto a più voci sulla situazione attuale, una riflessione su un nuovo e attivo ruolo dei musei in questo ambito, su strategie e problemi, su prospettive e visioni. A portare avanti il dibattito ci sarà la Presidente del Museo fiorentino, Patrizia Asproni, assieme a Fatma Naït Yghil, Direttrice del Museo Nazionale il Bardo di Tunisi e Visiting Director del Museo Marino Marini per l’anno 2020, e poi ci saranno in collegamento Dimitri Ozerkov, Responsabile del Dipartimento di Arte Contemporanea Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, Mariella Mengozzi Direttrice del Museo dell'Automobile di Torino, Christopher Bedford Dorothy Wagner Wallis, Director del Baltimore Museum of Art e Danilo Eccher, Critico d’Arte e Curatore.
A moderare l’incontro, che si terrà in modalità webinar ad accesso libero
sul canale Youtube in italiano youtu.be/nWC51Xom8lU e in inglese youtu.be/0d4M8Rg2Xl8, e sul profilo Facebook del Museo fiorentino.
Molti musei in tempi recenti sono impegnati nel sensibilizzare l'opinione pubblica sulla disuguaglianza di genere nel settore dell’arte e della cultura, rispondendo anche all’appello dell’agenda Unesco 2030 che mette fra i suoi obiettivi principali proprio il gender balance.
In particolare lo spazio dedicato all’arte al femminile nelle collezioni museali ed espositive registra ancora un divario ben lontano dall’essere superato e certamente non perché le artiste donne siano in numero minore.
E se è vero che sempre più donne ricoprono posizione apicali nel settore museale e dei Beni Culturali, è altrettanto vero che le opere d'arte delle donne - come dimostra lo studio Gender Bias in Art intitolato "Il genere è negli occhi di chi guarda?" pubblicato dall'Università di Oxford - vendono il 47,6% in meno rispetto a quelle degli uomini.
La presa di coscienza di questa diseguaglianza ha portato alcune organizzazioni a modificare il loro approccio per cambiare il futuro dell’arte e dei musei e renderlo un settore maggiormente inclusivo. Molti musei hanno infatti pubblicamente dichiarato che aumenteranno il numero di opere femminili nella loro collezione e tanti stanno iniziando a dedicare uno spazio paritario alle artiste nelle mostre temporanee, rimediando così alla damnatio memoriae che ha colpito molti talenti creativi. È questa la strada giusta? O si rischia di creare una ulteriore forma di ghettizzazione?
E in quest’epoca di ridefinizione, in cui il ruolo giocato dallo sviluppo tecnologico abbatte le barriere, la smaterializzazione dei contenuti nel mondo dell’arte e della cultura può favorire l’inclusività?
“In un mondo che cambia così repentinamente – ribadisce Patrizia Asproni Presidente del Museo Marino Marini - le scelte dei musei assumono non solo valore estetico ma anche politico e devono saper indicare la strada per un modello di società più egualitaria, adottando un nuovo approccio anche nel modo in cui le opere e i contenuti culturali vengono raccontati e “mostrati”. (aise)

Newsletter
Archivi