ASSOCIAZIONI IN PRIMA FILA

ASSOCIAZIONI IN PRIMA FILA

ROMA – focus/ aise - Il primo marzo è considerato, nella storia della Repubblica Veneta, il capodanno veneto. A ricordarne la ricorrenza e a festeggiare questa tradizione regionale, che appare nei documenti e nei libri di storia, è in un comunicato Ettore Beggiato, presidente dell’Associazione Veneti nel Mondo.
Il capodanno veneto originariamente era stato fissato al 25 marzo, giorno della fondazione di Venezia (421), per i credenti giorno dell’annunciazione del Signore, e, secondo una leggenda greca, giorno della creazione del mondo; in un secondo tempo fu anticipato al primo marzo per comodità di calcolo.
Emblematico quanto successe il 9 marzo 1510 nel luogo ove adesso sorge il Santuario della Madonna dei Miracoli a Motta di Livenza (Tv), la Madonna apparve a un contadino del posto e gli disse “Bon dì e bon ano!”.
Per la verità nelle tradizioni delle comunità venete un ricordo del capodanno veneto ha continuato, magari inconsciamente, ad essere presente: pensiamo al “bati marso”, al “brusar marso”, ai botti prodotti spontaneamente con il carburo…
Un altro tassello della storia e dell’identità veneta, che secondo l’Associazione va valorizzato, anche per onorare il Serenissimo Bepin Segato che più di ogni altro si era impegnato per riproporre questa festa.
“Recentemente - scrive Beggiato -, è stato festeggiato in diverse città venete il capodanno cinese (è l’anno della Topo); qualche giorno fa gli amici tibetani hanno festeggiato il loro capodanno (Losar) e per tutti noi è stato un momento per ribadire la nostra solidarietà alla nazione del Tibet; il 21 marzo i curdi festeggeranno il loro capodanno (Newroz) e sarà l’occasione per tutti coloro che credono nel diritto dell’autodeterminazione per tutti i popoli per stringersi attorno al popolo curdo, non parliamo poi delle ricorrenze e delle celebrazioni di altri popoli, di altre religioni (si pensi solo al Ramadan): ma - conclude il presidente dei veneti nel mondo - nel Veneto del futuro ci sarà spazio anche per i Veneti?”.
Voglia di fare squadra, voglia di fare impresa. Lo scorso mercoledì, 26 febbraio, si è tenuto un incontro a Confindustria Belluno Dolomiti tra la presidente Lorainne Berton e il presidente dell’associazione “Amici di Rio Jordao”, Renzo Scussel. L’obiettivo era quello di siglare un accordo che permetta l’arrivo, in provincia di Belluno, di giovani brasiliani, discendenti bellunesi, per un’esperienza di stage in alcune aziende bellunesi.
A supportare l’iniziativa l’Associazione Bellunesi nel Mondo e, a tal proposito, all’incontro era presente anche il presidente Oscar De Bona. “Iniziative come queste - ha detto De Bona - non solo devono essere sostenute, ma devono anche aumentare. Ringrazio la presidente Berton per credere in questi progetti, che di certo porteranno benefici all’intera comunità bellunese”.
“Per iniziare prevediamo la partecipazione di una decina di ragazzi - ha sottolineato Scussel - con diversi profili professionali e che rimarranno nel bellunese da uno a due mesi”.
Alla riunione erano presenti anche il direttore di Confindustria Belluno Dolomiti, Andrea Ferrazzi, il direttore Abm, Marco Crepaz, e il vice presidente degli “Amici di Rio Jordao”, Arcangelo Panciera.
Con una nota inviata al Ministro degli affari Esteri e della Cooperazione internazionale in questi giorni, il presidente dell’Associazione Nazionale Italiani nel Mondo, Antonio Peragine, ha chiesto al Ministro Di Maio di valutare la possibilità di aprire l’Ambasciata Italiana nella Repubblica della Somalia e di un Consolato Generale a Mogadiscio.
Antonio Peragine, che scrive anche in qualità di rappresentante per l’Italia e per l’Europa dell’Unione delle Cooperative della Somalia, ha come intento quello di contribuire allo sviluppo dell’Italia in Somalia e viceversa. È a tal ragione che ha scritto al numero uno della Farnesina, spiegando come nel Paese dell’Africa Orientale, di rapporti con l’Italia ce ne siano già molti e che può rappresentare ancora di più un’opportunità per l’economia tricolore. Cooperazione, partenariato, gemellaggi, assistenza, consulenza e collaborazione tra amministrazioni: questo è quello che servirebbe per promuovere una ripresa dei rapporti tra i due paesi, alimentando anche attività di organizzazioni industriali, imprenditori, artigiani, commercianti di ogni settore.
Uno dei maggiori problemi, secondo quanto si legge nella richiesta di Peragine, è il visto. I visti per la Somalia sono di competenza dell’Ambasciata italiana a Nairobi, in Kenya. Il presidente Anim espone un esempio di queste problematiche per l’ingresso in Italia di somali: uno degli ultimi impegni dell’Anim è stato l’invito nel 2018, di concerto con TECNOPOLIS -Istituto Parco Tecnologico della Puglia, ad una delegazione di sei imprenditori somali dell’Unione delle Cooperative Somale, una sorta di Confindustria italiana, con a capo Aded Osman Shurie, per incontrare importanti imprenditori della Puglia, interessati a incontrare la delegazione della Somalia per avviare rapporti commerciali, industriali, accademici. Questa delegazione ha atteso circa un mese a Nairobi, sostenendo una spesa di circa 10.000 euro solo per tornare poi a Mogadiscio senza il visto d’ingresso per l’Italia.
Peragine spiega dunque che tutti gli sforzi, però, sono risultati vani e inutili, considerato che il mancato rilascio dei visti dall’Ambasciata italiana a Nairobi, competente per la Somalia, ha impedito l’incontro. Non si riesce a capire questo atteggiamento della nostra ambasciata nel negare i visti richiesti da una istituzione pubblica come Tecnopolis.
L’istituzione di un’Ambasciata effettiva e funzionante a Mogadiscio e di un Consolato Generale a Mogadiscio, secondo il presidente dell’Anim è fondamentale per la Somalia per una ripresa dei rapporti economici, turistici, accademici e formativi con l’Italia, per avviare quelle iniziative tanto necessarie alla Somalia, nonché per promuovere la nostra Italia in Somalia.
L’attuale ufficio della pseudo Ambasciata italiana a Mogadiscio conta un solo impiegato senza precisi compiti. Insomma una caricatura di Ambasciata.
Peragine ribadisce che ha sempre cercato di aiutare la Somalia sin dal 2002, per farla uscire dall’isolamento e creare nuovi sbocchi verso l’Italia, visto che si tratta di un paese che era la nostra principale colonia e dove ancora oggi il loro Codice di Procedura Penale del 1963 è scritto in italiano, tanto che il Generale Liban Ali Yarow - Presidente della Corte di Giustizia Militare somala -, ha affidato l’incarico di procedere ad una sua revisione al professor Antonio Uricchio, già Rettore dell’Università di Bari.
Peragine aggiunge infine che l’Italia è stata capace di perdere per l’incuria politica e governativa uno sbocco per le imprese italiane e non, ma sottolinea quanto ad oggi lo Stivale sarebbe capace di creare nuove opportunità in un paese che vuole riprendere la propria vita economica, politica, sociale, accademica e oltre.
“La Somalia - scrive Peragine -, un paese dove prima la seconda lingua era l’italiano, oggi le nuove generazioni somale imparano come seconda lingua il turco, una terra che riceve aiuti dalla Turchia in assenza dell’Italia, un paese che si avvia ad avere una organizzazione democratica con le prossime libere elezioni parlamentari. Un paese dove la guerra è finita. E noi non siamo in grado di valutare la possibilità di essere presente, siamo presenti con le nostre forze armate, ma non basta: è necessario riprendere i rapporti come sopra indicati”.
Il presidente dell’Anim, anche a nome dell’Unione della Cooperative somale, ha invitato dunque il Ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, a credere nei futuri rapporti con la Somalia e a valutare la possibilità di avviare e promuovere rapporti diplomatici e della cooperazione internazionale con la Somalia con l’istituzione di una Ambasciata e di un Consolato Generale a Mogadiscio. (focus\ aise) 

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