BELLUNESI NEL MONDO: LA STORIA DI CINZIA DAL ZOTTO

BELLUNESI NEL MONDO: LA STORIA DI CINZIA DAL ZOTTO

BELLUNO\ aise\ - Sono oltre mille gli iscritti alla community di Bellunoradici.net, il socialnetwork dell’Associazione dei bellunesi nel mondo dedicato ai bellunesi residenti al di fuori della provincia di Belluno. Tra questi anche Cinzia Dal Zotto, che questa settimana racconta all’associazione la sua storia.
“Mi chiamo Cinzia Dal Zotto sono originaria di Santa Giustina e oggi vivo in Svizzera, dove sono professore associato alla facoltà di economia e business dell’Università di Neuchâtel.
D. Perché hai deciso di emigrare in Svizzera?
R. Sono arrivata in Svizzera dopo un lungo percorso che è iniziato con uno stage di sei mesi in Inghilterra, dopo la laurea in economia e commercio. Finito lo stage mi è stato offerto un dottorato all’Università di Regensburg, in Germania, cosa che in Italia non ho avuto l’opportunità di fare. Lì ho poi continuato con un post-dottorato finanziato dal Ministero della pubblica istruzione tedesca, che mi ha permesso anche di trascorrere un semestre come visiting scholar all’Università di Berkeley negli Stati Uniti. Grazie a queste prime esperienze mi sono poi spostata in Svezia, dove mi hanno scelto per dirigere la ricerca di un nuovo centro studi sulla gestione dei mass media all’Università di Jönköping. La specializzazione nel campo dei mass media mi ha poi permesso di avere un posto da professore all’università di Neuchâtel. È così che sono arrivata in Svizzera nel 2008. Non è stata dunque una decisione precisa. Se avessi potuto restare in Italia, e avere le stesse opportunità, lo avrei certamente fatto.
D. Perché hai deciso di rimanerci?
R. Ho deciso di rimanere in Svizzera perché è qui che ho il mio lavoro e mi trovo bene. Vivo tra Neuchâtel e Zurigo, due città molto diverse, ma entrambe molto belle.
D. Un giorno tornerai a Belluno?
R. Non lo so se tornerò. Mi piacerebbe, ma dipenderà se ne avrò l’opportunità o meno. Certo trovare un lavoro nel mio territorio in campo universitario sarà difficile, ma non si sa mai che non decida di impegnarmi per sviluppare un polo universitario a Belluno, magari specializzato nelle nuove tecnologie.
D. Ci sono bellunesi nella tua zona?
R. A Neuchâtel non ho conosciuto altri bellunesi, a parte una ragazza di Feltre che è venuta a fare il dottorato qui da me. Ci sono molti leccesi, qualche bresciano e bergamasco e anche dei toscani. Mentre a Zurigo sì, ci sono molti italiani di origine bellunese.
D. Come può supportarti l’Associazione Bellunesi nel Mondo?
R. Credo che l’associazione Bellunesi nel Mondo stia già facendo un ottimo lavoro monitorando tutti i Bellunesi espatriati e tenendoli in contatto non solo attraverso il suo giornale, la radio ma anche con la sua piattaforma online. Anche dare l’opportunità a chi è emigrato di esprimersi sul vostro giornale è comunque un supporto.
D. Cosa deve fare l’Italia, e nel nostro caso Belluno, affinché diventi attrattivo per i “nostri” ragazzi che sono emigrati in questi ultimi anni?
R. Purtroppo è vero, l’emigrazione è aumentata raggiungendo i livelli degli anni '50, ovvero del dopoguerra. Ad andarsene sono principalmente i giovani fra i 18 e i 44 anni. Inoltre sono laureati e se ne vanno soprattutto dal Nord. Il Bellunese negli ultimi otto anni ha perso più di 1000 giovani, una cifra elevata per il nostro territorio e una perdita enorme se pensiamo all’investimento che il nostro Paese fa nella formazione universitaria. Il problema è che questi giovani, una volta formati, spesso non trovano lavoro o non hanno opportunità di crescere. Molti di loro hanno idee innovative e vorrebbero poter mettere in piedi una loro impresa, ma trovare dei finanziatori da noi è molto difficile. Il Governo ha già messo in atto alcune misure per arginare il problema della “fuga di cervelli”, un esempio è il fondo nazionale per l’innovazione, che mette a disposizione un miliardo di euro l’anno per il venture capital. Inoltre ci sono delle agevolazioni di cui possono usufruire i lavoratori che sono stati all’estero per almeno due anni: rientrando hanno l’opportunità di pagare le tasse solo sul 30% del reddito. Poi si può fare leva su almeno due programmi europei: il programma Orizzonte, che mette a disposizione 100 miliardi di euro per ricerca e innovazione, e il programma InvestEU che con prestiti e fondi venture capital sostiene settori orientati al futuro come infrastrutture, digitalizzazione, sanità, piccole e media imprese. Certo, a questo deve affiancarsi un miglioramento della viabilità, dunque lo sviluppo delle infrastrutture sia stradali che digitali, per esempio estendendo la banda larga a tutto il territorio bellunese. La sfida è quella di dar voce al nostro territorio e fare in modo che parte dei fondi Europei possano confluire qui da noi. Il bellunese potrebbe essere trasformato in un laboratorio di ricerca e innovazione e, grazie anche al suo territorio meraviglioso e l’alta qualità di vita che si può avere da noi, attirare i talenti. Certo la sfida è elevata, ma ci si può riuscire: bisogna esserne convinti e impegnarsi.
D. Cosa ti manca di Belluno?
R. Tante cose… Mi mancano l’allegria, il calore della gente e la creatività che caratterizzano la nostra cultura, le battute e gli scherzi che in una lingua straniera non vengono mai allo stesso modo. Mi manca il cappuccino italiano, che non ha eguali. Mi manca non avere delle vere radici.
D. E cosa non ti manca di Belluno?
R. Non mi manca il traffico che ormai c’è ovunque sulle nostre strade, che non sono state adeguate alle necessità del forte sviluppo economico che il Bellunese ha vissuto negli ultimi cinquant'anni. Per questo credo che se vogliamo che il nostro territorio continui a crescere e ad essere attrattivo, anche in termini turistici, colmare il gap infrastrutturale è una questione prioritaria. Abbiamo turisti da tutto il mondo che vengono a visitare le nostre Dolomiti, patrimonio dell’Unesco. Credo che se migliorassimo la nostra viabilità potrebbero dunque beneficiarne non solo i cittadini, ma anche il turismo e tutte le altre attività economiche del nostro territorio”. (aise) 

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