"CAMPO 360 NDARUGU": LUCE SUI PRIGIONIERI ITALIANI IN KENYA - DI FREDDIE DEL CURATOLO

"CAMPO 360 NDARUGU": LUCE SUI PRIGIONIERI ITALIANI IN KENYA - di Freddie del Curatolo

MALINDI\ aise\ - “Ci sono libri interessanti e libri necessari. “Campo 360 Ndarugu” di Aldo Manos appartiene ad entrambe le categorie. Classe 1931, ex diplomatico delle Nazioni Unite, tra i primi ad inaugurare gli uffici di Nairobi nel 1963, Manos ha ricostruito la storia di un campo di prigionia degli italiani in Kenya dimenticato dalla storia, e lo ha fatto in un’epoca in cui gran parte della storia viene cancellata senza alcuna remora”. A scriverne è Freddie del Curatolo su “MalindiKenya.net”, portale che dirige a Malindi.
“Da una chiesetta alla periferia di Nairobi, in una campagna minacciata da capannoni industriali dove un tempo sorgevano le piantagioni di caffè, Manos attraverso questo libro-documento riporta alla luce stele, frammenti di monumenti che riaprono ricordi vivi come ferite mai rimarginate.
Nel tentativo di preservare queste preziose testimonianze di quel che accadde in territorio keniano dal 1941 al 1947, l’autore ha ricostruito la storia del Campo 360, dove erano detenuti circa diecimila connazionali. Con rigore e passione, ricostruendo la storia di Ndarugu e degli altri campi, Manos è venuto in contatto con figli e nipoti di ex-prigionieri italiani in Kenya e pubblica lettere, mail ed altre preziose testimonianze, oltre ad un elenco di nomi e riferimenti che fanno luce finalmente su un popolo di muti eroi dimenticati che, pur in condizioni estreme tra denutrizione, malaria e mancanza d’igiene, misero in campo (è proprio il caso di dirlo) la loro abnegazione, laboriosità e competenza costruendo luoghi di culto, strade e ad altre opere di cui ancora oggi si possono vedere i frutti, come ribadisce il Professor Federico Battera, docente di Storia ed Istituzioni dell’Africa all’Università di Trieste, nella prefazione: “Il libro ci rammenta dello sforzo individuale tipico del genio italiano, ma anche dello sforzo collettivo da sud a nord, di un popolo che dà il meglio di sé nei momenti di difficoltà. Della laboriosità e generosità di questo popolo e delle sue testimonianze nel mondo. È soprattutto nella manifattura e nell’artigianato che l’Italia lascia una traccia nel mondo. Nel piccolo, lo fa anche in un luogo di sofferenza”.
Non c’è una pagina da saltare, in questo prezioso documento, tra le rievocazioni delle celebri fughe (non solo quella con ritorno di Benuzzi, Balletto e Barsotti), le sistemazioni nei dodici campi keniani, la sorte di missionari e ufficiali (tra tutti ovviamente Amedeo d’Aosta) e molto altro.
Oltre ad essere di piacevole lettura, il volume di Aldo Manos è una di quelle stazioni di partenza da cui incominciare un percorso a ritroso nel tempo che, nel raccontarci un periodo storico ed i suoi retroscena africani, appassiona e arricchisce. Così come continuerà a fare l’autore tramite il sito internet che ha aperto www.prigionierinkenya.org, pronto a raccogliere altre importanti memorie, testimonianze, ricerche, scoperte.
Il libro (Licosia Edizioni, 148 pagg. € 20) è ordinabile in Italia.
Per chi si trova a Nairobi, l’autore sarà presente con alcune copie da venerdì 17 a domenica 20 maggio all’Italian Expo del Village Market”. (aise) 

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