CARLO, RICERCATORE ITALIANO PER LA METEOROLOGIA KENIANA - DI FREDDIE DEL CURATOLO

CARLO, RICERCATORE ITALIANO PER LA METEOROLOGIA KENIANA - di Freddie del Curatolo

MALINDI\ aise\ - “Che l’Italia sia un Paese di giovani “cervelli in fuga” è ormai un dato di fatto, ma che arrivino in Kenya (anche se per vie traverse) è un fatto insolito. Infatti Carlo Cafaro, trentenne ricercatore al Dipartimento di Meteorologia dell’Università di Reading, in Inghilterra, è l’unico connazionale tra una sessantina di colleghi che partecipano al progetto internazionale SWIFT (Science for Weather Information Forecast Techniques). SWIFT è un progetto internazionale finanziato dal Global Challenge and Research Fund (per saperne di più, visita il sito https://africanswift.org/)”. Ne scrive Freddie del Curatolo che a Malindi dirige il portale “malindikenya.net”, da lui fondato.
“Casertano, laureato in Matematica all’Università La Sapienza di Roma, si è poi trasferito in Inghilterra dove ha portato a termine un dottorato in Matematica applicata alla meteorologia. Il progetto SWIFT a cui partecipa da gennaio lo ha portato a vivere un’intensa settimana all’ufficio meteorologico nazionale del Kenya a Nairobi. È lui stesso a raccontare la sua esperienza a malindikenya.net.
“Il progetto SWIFT si propone di migliorare le tecniche di previsione del tempo e la loro comunicazione nei Paesi africani della fascia equatoriale – spiega Cafaro – lavoriamo con diversi partner africani, tra cui il Kenya, Paese influenzato da eventi particolari, come inondazioni e periodi di siccità. Così sono state fornite al centro di Nairobi tecniche di previsione più avanzate ed il mio compito, in questa settimana, è stato verificarne l’utilizzo e l’efficacia”.
Si tratta di metodi già in uso presso molti centri meteorologici del mondo ma è la prima volta che vengono usati in questa parte del continente africano. Quaranta, tra ricercatori e previsori del tempo, provenienti dall’Inghilterra e da diversi stati africani, hanno lavorato intensamente a turno per 24 ore al giorno per fornire previsioni in tempo reale per l’Africa orientale e occidentale, usando appunto queste metodologie all’avanguardia. Carlo è arrivato in Kenya proprio mentre il secondo ciclone tropicale, Kenneth, si abbatteva sul nord del Mozambico e in Tanzania lasciando una scia di devastazione.
“Chi vive in Kenya da questo punto di vista può stare tranquillo – ammette il ricercatore italiano - I cicloni tropicali sono fenomeni purtroppo frequenti in quella fascia geografica ma non possono verificarsi in prossimità dell’Equatore. Al massimo se ne possono sentire indirettamente gli effetti, come avvenuto in questa occasione sulla costa della Tanzania”.
Cafaro conferma che in tema di meteorologia il servizio keniano è ancora naturalmente indietro rispetto all’Europa, più come uffici e strumentazioni, che come entusiasmo e competenza. Ma se è vero che l’Africa è il futuro del Pianeta, non è detto che non lo possa essere anche per la meteorologia.
“È stata comunque un’esperienza interessante – conclude il giovane studioso italiano – in più sono riuscito anche a ritagliarmi una giornata al Nairobi National Park, per respirare un po’ dell’Africa sognata, quella vista in una fotografia che ritraeva una giraffa in primo piano e sullo sfondo la skyline con i grattacieli della metropoli: natura selvaggia e civiltà. Ora quell’immagine l’ho vissuta in prima persona””. (aise) 

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