CONSOLATO D'ITALIA E DOTTORE LONDON LANCIANO UN'INIZIATIVA PER FORNIRE CURE MEDICHE GRATUITE AGLI ITALIANI DI LONDRA – DI ENRICO FRANCESCHINI

CONSOLATO D

LONDRA\ aise\ - “Nell’incertezza creata dalla Brexit, un ambulatorio composto esclusivamente da medici italiani lancia un’iniziativa insieme al Consolato d’Italia per prestare assistenza sanitaria gratuita ai nostri connazionali. Fondato cinque anni fa a Londra come start-up, Dottore London annovera attualmente una trentina di medici del nostro paese, con quasi ogni tipo di specializzazione. Quasi tutti lavorano anche nelle strutture pubbliche del National Health Service (Nhs). Ora, insieme ai circa 200 medici iscritti all’Imsogb (Italian Medical Society of Great Britain, associazione che rappresenta i medici italiani in Gran Bretagna), forniranno volontariamente cure e consulenze ai cittadini italiani che si rivolgono all’Ufficio di Assistenza Sociale del Consolato”. A scriverne è Enrico Franceschini per il quotidiano “la Repubblica”, che ha lanciato nei mesi scorsi una pagina online dedicata alle notizie di maggior interesse per la comunità italiana a Londra.
“L’iniziativa è stata annunciata ieri (l’8 maggio - ndr) durante un incontro pubblico al Consolato di Farringdon Street tra il Console Generale Marco Villani e i rappresentanti della associazioni coinvolte, tra cui Giorgia Bacco, fondatrice di Dottore London, il dottor Martino Pengo, direttore di Dottore London, il dottor Francesco Lo Giudice, cardiologo di Dottore London, il dottor Giuseppe Kito Fusai, presidente di Imsogb, e Ivana Bartoletti, ex-funzionario della Nhs e co-fondatrice di Women Leading in AI Network.
Ne è scaturita una discussione sull’esercizio della professione medica nel Regno Unito, l’accesso ai servizi sanitari per i cittadini italiani che vi risiedono e le ripercussioni della Brexit sulla comunità italiana. L’accordo con Dottore London, ha precisato il Console Generale Villani, non mira ovviamente a sostituire il servizio pubblico del Nhs. “Ma ci sono connazionali che si rivolgono all’Ufficio di Assistenza Sociale del Consolato per problemi sanitari”, ha affermato il Console. “In genere si tratta di cittadini qui residenti, o che si trovano qui per un breve periodo per turismo o altre ragioni, che per motivi di indigenza o difficoltà con la lingua inglese o per cause differenti hanno bisogno di ricevere cure o almeno consigli in ambito sanitario. Con Dottore London e l’associazione dei medici italiani in Gran Bretagna vogliamo perciò avviare una sorta di esperimento per verificare quanto e come seguirli in modo che possa essere utile alla nostra comunità”.
Il dottor Pengo, direttore sanitario di Dottore London, ha spiegato le possibili modalità del progetto: “Offriremo una visita medica gratuita negli spazi messi a disposizione dal nostro ambulatorio. Oppure potremo suggerire il modo per svolgere esami o interventi più approfonditi presso l’Nhs”. Si tratterebbe comunque di un primo passo e di un servizio in più a disposizione della comunità italiana, che come ha ricordato Villani ha fatto di Londra il Consolato italiano con il maggior numero di iscritti Aire (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) al mondo, circa 350 mila, a cui aggiungerne almeno altrettanti, secondo una stima consolare, che non si sono ancora iscritti, per un totale di 700 mila italiani. E a questi vanno aggiunti 1 milione di italiani che visitano ogni anno la Gran Bretagna per vacanza o affari.
In generale, hanno fatto notare sia il Console che il direttore di Dottore London, ci sono italiani che, pur vivendo a Londra, e pur essendo registrati con il Nhs, “per ragioni linguistiche e psicologiche preferiscono avere a che fare se possibile con medici italiani”. Questo è stato il motivo alla base della creazione di un’azienda medica costituita soltanto da medici del nostro paese, che infatti ha riscontrato un crescente successo.
Il Consolato si propone altri due obiettivi sulla questione sanitaria. Il primo è naturalmente il monitoraggio continuo dei negoziati sulla Brexit: “Contiamo sulle assicurazioni del negoziatore europeo Michel Barnier, secondo cui il diritto all’assistenza medica pubblica, dunque gratuita, verrà mantenuto per tutti i cittadini europei qui residenti anche dopo l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue”, ha osservato il Console Generale. “E anche nel caso di un no deal, cioè di un’uscita dalla Ue senza accordi, il governo italiano ha varato piani con quello britannico per garantire un’intesa bilaterale reciproca per mantenere tale diritto agli italiani che vivono in Gran Bretagna così come ai britannici che vivono in Italia”. Ma la situazione politica è incertissima, ogni opzione rimane aperta, incluso un cambio di premier e di governo, per cui la Brexit genera “comprensibilmente preoccupazione” fra gli italiani del Regno Unito, come ha sottolineato in un intervento nel dibattito anche l’avvocato Rocco Franco dello studio londinese PiniFranco.
L’altro obiettivo è una sorta di censimento dei medici italiani in Gran Bretagna, per capire quanti siano. “Noi ne rappresentiamo 200, ma secondo una nostra stima potrebbero essere 3500”, ha indicato il dottor Kito Fusai, presidente dell’Associazione Medici Italiani in Gran Bretagna. Il Console Generale Villani ha ricordato che un censimento analogo, svolto dal Consolato e dall’Ambasciata tra docenti e ricercatori, ha fatto emergere che ci sono almeno 5000 accademici italiani nelle università britanniche e non è escluso che i medici del nostro paese siano altrettanti o addirittura di più. Il problema è che ora, a causa della Brexit, l’afflusso di personale sanitario dai paesi della Ue verso la Gran Bretagna sta precipitando, come indica un dato citato dal dottor Kito Fusai: “Prima del referendum, qui arrivavano 1400 infermieri ogni anno dal resto della Ue. Nel primo anno dopo il referendum ne sono arrivati soltanto 40””. (aise) 

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