COVID-19 E TELEMATICA - DI FUCSIA NISSOLI

COVID-19 E TELEMATICA - di Fucsia Nissoli

NEW YORK\ aise\ - “Cari lettori, mercoledì scorso sarei dovuta andare a Roma per recarmi nell’Aula di Montecitorio dove era previsto un solo voto. Nella convocazione che ho ricevuto tramite messaggio sul cellulare c'era scritto così: “AULA - MERCOLEDI' 15/4 DL (Decreto Legge) MI/Cortina:
h 9 discussione generale;
h 12 dichiarazione di voto;
h 13.15 Voto Finale (appello nominale con modalità che comunicheremo)”.
Quel “comunicheremo” mi ha lasciato un po’ perplessa. Poi è arrivata la Santa Pasqua e non ci ho più pensato, fino a martedì quando ho letto un paio di comunicati del Presidente Fico che tuonavano più o meno così: “voto nominale, mercoledì sulle Olimpiadi 2016, non ci sarà un contingentamento dei parlamentari ma si farà il voto secondo appello nominale, non si può ancora dire quando la Camera dei Deputati potrà funzionare come prima". In seguito, la mattina dopo, un altro comunicato dove c'era scritto: "Deputati non contagiati possono venire alla Camera". A questo punto ho deciso di scrivergli una lettera che riporto in calce. Tuttavia, prima di parteciparvi la lettera voglio fare alcune considerazioni preliminari". Così scrive Fucsia Nissoli, deputata eletta in Centro e Nord America, su America Oggi, quotidiano diretto a New York da Andrea Mantineo.
"Sono state adottate misure di contenimento del virus, e sono consapevole che le misure restrittive devono essere valide per chiunque e, soprattutto, per chi deve dare l’esempio. Noi Deputati, tutti, dobbiamo continuare ad esercitare il nostro mandato ma nelle forme appropriate e con le tecnologie di cui oggi disponiamo. Dobbiamo tutelare gli altri colleghi, tutelandoci, proprio per garantire, in questo momento di emergenza, che le istituzioni possano operare pienamente in favore di quei cittadini che si trovano e si troveranno in difficoltà. Non mi piace la facile retorica che ci dipinge come fannulloni, non lo siamo, non lo sono e trovo inutilmente stupido, solo per garantire l’immagine di lavoratori indefessi, che si metta a rischio la nostra salute e quella dei concittadini con i quali entriamo in contatto laddove, per andare alla Camera o al Senato, dobbiamo, ad esempio, utilizzare mezzi pubblici dove potremmo contagiare o essere contagiati. Tutto per raggiungere un luogo fisico dove svolgere una attività realizzabile, con i medesimi risultati, anche per via telematica.
Noi, oltretutto, abbiamo una responsabilità verso gli elettori: legiferare, come istituzione, operando al 100%, soprattutto quando bisognerà far ripartire il Paese e non possono bastare i decreti ma serviranno leggi per affrontate questa emergenza planetaria. Lo dobbiamo fare senza finire in situazioni che non ci consentirebbero di operare appieno, laddove ciascuno di noi rappresenta migliaia di persone e nel momento in cui dovessimo essere impossibilitati ad esercitare le nostre funzioni, toglieremmo la voce a quelle migliaia di cittadini che rappresentiamo: allora sì che metteremmo a rischio il funzionamento delle strutture democratiche!
Questa e solo questa è la realtà. Ci sia consentito lavorare da casa, tutti i giorni, sabati e domeniche comprese. Ci sia consentito votare in via telematica, adottando le metodologie che adottano a Madrid e a Bruxelles al Parlamento Europeo, dove utilizzano le video conferenze ed il voto a distanza! Del resto già in Friuli la Regione svolge la sua attività istituzionale usando la videoconferenza ed il voto a distanza, come delineato il 23 marzo scorso nella Conferenza dei capigruppo, il Parlamento del Canada è chiuso fino alla fine di aprile e quello di Washington non aprirà fino al 5 maggio.
Questo vale ancora di più in situazioni di emergenza, dove il Parlamento non cessa mai la sua funzione e se necessario può lavorare anche da remoto, in maniera che i decreti, che durano 60 giorni, possano essere convertiti e avere gli effetti di legge necessari per il lungo termine delle azioni previste.
Non dobbiamo avere paura di innovare, come non dobbiamo avere paura di stare a casa per far finire prima l’epidemia! Di fronte a sfide nuove dobbiamo avere la capacità di innovare e in tal senso si può osservare l’obbligo costituzionale della presenza nell’Aula di Montecitorio ampliandone il significato per comprendere le forme di esercizio del voto a distanza.
Nella sventura abbiamo la possibilità di attivare procedimenti che, oltretutto, consentirebbero risparmi milionari, fra viaggi e trasferte, da destinare alla popolazione disagiata e tutto questo nel rispetto delle regole adottate per fermare la pandemia.
Non è agitando gli animi gli uni contro gli altri che risolveremo i problemi. Serve coesione, solidarietà, ma anche responsabilità e saggezza. Non propaganda, ma fatti concreti, utili a tutti noi, nell’interesse di ciascuno di noi perché, di fronte alla quotidianità ed a questo nemico invisibile, siamo tutti uguali.
Ecco la lettera che ho inviato al Presidente Fico:
“Egregio Presidente,
è un piacere salutarla e colgo l'occasione per esprimere la mia ansia di poter tornare ad operare, adempiere, così, ai miei obblighi, esercitando il mandato democraticamente ricevuto dai cittadini italiani residenti all'estero, che rappresento, soprattutto in un momento tanto complesso e delicato per il Paese.
Mi consenta, allo stesso tempo, di esporle il mio punto di vista rispetto al comunicato che ho appena letto: CORONAVIRUS: FICO "DEPUTATI NON CONTAGIATI POSSONO VENIRE ALLA CAMERA.
Ho letto diversi articoli sul Dr. Vittorio Colao, nominato dal Presidente Conte a capo della task force che dovrà adottare le opportune misure atte a riprendere, in tutto il Paese, “le normali attività” e che prevede, fra gli altri, adeguamenti circa le modalità di lavoro che potranno cambiare, radicalmente, le nostre consuetudini.
Questa emergenza sanitaria, infatti, ci ha costretti, nell'interesse comune, ad adeguarci a tanti cambiamenti in tutti i settori, siano essi produttivi che della vita sociale.
Persino l'attività di informazione, preziosa, puntuale e che vive una realtà basata sui secondi e sulla tempestività, contempla giornalisti che partecipano alle conferenze stampa in videoconferenza e che conducono il notiziario dal proprio salotto di casa. Tutto questo organizzato e realizzato a tempo di record e, voglio immaginare, per dare un esempio di coerenza alla cittadinanza.
Ed allora, Presidente, perché dovremmo attendere di riprendere una normale attività - da svolgersi secondo schemi pensati parecchi anni fa - quando, di normale, a detta degli esperti e per un lungo periodo, non ci sarà nulla?
Lavoriamo tutti, immediatamente e senza essere limitati dalle differenti normative restrittive, che valgono in Italia e nel mondo, per tutti i cittadini, noi compresi.
Consideri, e mi scusi se le pongo il mio caso quale esempio, la complicanza che genera essere in quarantena negli USA e dover venire a Roma per una votazione o partecipare ad una audizione – azioni che ritengo indispensabili - per poi affrontare procedure di quarantena per rientrare dalla mia famiglia.
Adottiamo, da subito, il voto telematico con appello nominale, gestiamo le commissioni e le audizioni in via telematica. Le tecnologie lo permettono. Lo stanno facendo altri parlamenti nazionali e lo sta già facendo, in Italia, il Consiglio regionale del Friuli.
Le propongo di cogliere questi momenti di difficoltà estrema come una opportunità, da un lato perché il Parlamento possa operare pienamente e, quindi, democraticamente, dall'altra perché, grazie al fatto che la nostra Costituzione non ci vieta di utilizzare l'innovazione tecnologica, prenda vita un processo, a cominciare proprio da noi, per innovare l'Italia. Se lo possono fare le imprese lo possiamo, probabilmente lo dobbiamo, fare anche noi.
Stiamo parlando di operare in sicurezza, evitare inutili contagi in Parlamento, non solo per i rappresentanti del popolo ma anche di tutto il personale, garantire la presenza di tutti i Deputati e, quindi, guardare al futuro per uscire dall'immobilismo immediatamente.
Confido vorrà prendere in considerazione questa proposta che prende atto delle necessità di essere operativi, prima che l'emergenza finisca, ma anche di adempiere, come tutti, agli obblighi di opportunità sanitaria che, soli, potranno arginare questo mostro.
Come sempre a sua disposizione nell'interesse del Paese le porgo i miei più cordiali saluti"”. (aise)

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