CREATURE REALI E FANTASTICHE: ROTAZIONE DI DIPINTI GIAPPONESI SU ROTOLO VERTICALE AL MAO DI TORINO

CREATURE REALI E FANTASTICHE: ROTAZIONE DI DIPINTI GIAPPONESI SU ROTOLO VERTICALE AL MAO DI TORINO

TORINO\ aise\ - A partire da oggi, martedì 18 giugno, si rinnova al MAO Museo d’Arte Orientale di Torino l’esposizione dei kakemono, classici dipinti giapponesi su rotolo verticale. La necessità di mettere a riposo periodicamente le opere più delicate - come quelle in carta o seta - offre l’occasione per rendere visibile al pubblico, a rotazione, tutta la collezione di opere del Museo.
Già dal XII secolo gli artisti giapponesi hanno dato prova di una straordinaria abilità nel rendere l’aspetto, le espressioni e i comportamenti degli animali, reali e fantastici, che fin dai tempi antichi popolano l’arcipelago e i suoi racconti tradizionali.
La nuova rotazione di kakemono, i dipinti su rotolo verticale, trae spunto da questa ricca produzione presentando una selezione di creature della terra, dell’acqua e dell’aria in grado di evocare precisi significati, simboli e leggende.
Nel dittico di scuola Kano esposto, il drago, protettore dell’Est e della primavera, dialoga con la tigre, emblema dell’Ovest e dell’autunno: l’abile gioco di pennellate a inchiostro concretizza l’abbinamento propizio di tali forze complementari, dominatrici di cielo e terra.
A volgere lo sguardo al cielo è la coppia di conigli protagonista del dipinto di Maruyama Oshin (1791-1839): sono i conigli lunari, associati alla festa di metà autunno, quando, secondo la leggenda, è possibile scorgere sulla faccia della luna la forma di un coniglio intento a preparare il dolce tradizionale mochi. L’associazione del coniglio con la luna rinvia anche alla figura della principessa lunare, da cui la trasposizione moderna Sailor Moon, protagonista di un cartone animato popolare in Italia.
La coppia di carpe del celebre Maruyama Okyo (1733-1795) pare prendere vita, tanto è dettagliata la resa delle squame. Non è solo una questione di stile: la carpa, in giapponese koi, rinvia alla parola omofona che significa “amore”, e l’associazione simbolica è rafforzata dalla scelta di presentare l’animale in coppia.
Altrettanto fine è il dettaglio delle zampe della coppia di gru di Kawamura Bunpo (1779-1821), artista della scuola naturalista Shijo, nelle cui opere la tradizione tematica giapponese si coniuga con la ricerca di effetti realistici ispirati all’Occidente. L’augurio di longevità convogliato tradizionalmente da questa creatura si unisce all’auspicio di pace e speranza, di cui la gru è divenuta simbolo dopo la seconda guerra mondiale.
Nel corridoio che ospita le stampe policrome sarà presentata una selezione di ukiyo-e, il cui nucleo centrale è costituito da ritratti di famosi attori di teatro kabuki ad opera di Utagawa Kunisada (Toyokuni III, 1786-1864).
Con oltre 2200 opere provenienti da diversi Paesi dell’Asia, dal IV millennio a.C. fino al XX d.C., il Museo d’Arte Orientale racconta cinque diversi percorsi per cinque diverse aree culturali: Asia meridionale, Cina, Giappone, Regione Himalayana, Paesi Islamici dell’Asia. Culture millenarie distanti e poco conosciute si avvicinano al pubblico. Il MAO, invita ad un viaggio affascinante di scambio, scoperta e conoscenza. (aise)


Newsletter
Archivi