CULTURA ITALIANA AMBASCIATRICE NEL MONDO

CULTURA ITALIANA AMBASCIATRICE NEL MONDO

ROMA – focus/ aise - Raffaello Tour 2020: è un omaggio al 500° anniversario della morte di Raffaello Sanzio l'importante tour internazionale che il liutista Simone Vallerotonda realizzerà nel corso del 2020 con il recital "Punctum Contra Punctum. Simmetrie e visioni nel rinascimento italiano".
La prima esecuzione assoluta del progetto si è tenuta venerdì 14 febbraio, alle ore 20.00, ad Amsterdam presso la Keizersgrachtkerk, per iniziativa dell'Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam che l'ha organizzata in collaborazione con CIDIM - Comitato Nazionale Italiano Musica nell'ambito di Suono Italiano 2020.
L'omaggio al "Principe dei pittori" proseguirà con molte altre tappe in Europa, nelle Americhe e poi di nuovo in Europa. Vallerotonda sarà il 19 febbraio ad Amburgo e il 20 a Lubecca, in Germania; il 6 marzo l'artista si esibirà all'interno del Pantheon di Roma, dove tornerà in concerto anche il 19 aprile; il 7 marzo sarà a Marseille, il 6 aprile a Copenaghen, il 29 a Coimbra e il 30 a Lisbona; due i concerti a maggio, il 25 a Berlino e il 27 a San Francisco, negli Stati Uniti; nel mese di giugno, dopo una prima tappa il 4 a Stoccolma, Vallerotonda sarà in Brasile: il 9 giugno a San Paolo, il 10 a Recife e l'11 a Belo Orizonte. A luglio si torna in Italia, prima a L'Aquila, dove sarà in concerto il 9, e ad Avezzano, il 18, mentre il 25 luglio l'artista sarà a Biecz in Polonia. Il tour si chiuderà infine il 14 novembre a Tbilisi in Georgia.
Nel corso dei suoi concerti Simone Vallerotonda suonerà il suo liuto a 6 cori con cui interpreterà musiche di Joan Ambrosio Dalza, Francesco Spinacino, Vincenzo Capirola, Marco dall’Aquila, Anonimo, Alberto da Ripa, Hans Newsidler e Francesco da Milano. I concerti saranno inoltre arricchiti da video proiezioni di alcune immagini legate a Raffaello.
Il progetto "Punctum Contra Punctum" è stato seguito in modo particolare dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il quale lo ha promosso a livello internazionale con messaggio ufficiale nel luglio 2019.
Oltre agli Istituti Italiani di Cultura di Amsterdam, Amburgo, Marsiglia, Copenaghen, Lisbona, Berlino, San Francisco, Stoccolma, San Paolo del Brasile, Cracovia, all’Ambasciata di Tbilisi e ad alcune Università, sono coinvolti nel Raffaello Tour i seguenti Festival: Mars en Baroque Festival de Marseille, Renaissance Music Festival di Copenaghen, Stockolm Early Music Festival, Biecz Festival, Tbilisi Baroque Festival, Società dei Concerti "Barattelli" dell'Aquila e Festiv’Alba dell'Associazione Harmonia Novissima di Avezzano.
"Ogni liutista sa che il liuto rinascimentale è il "motore immobile" della famiglia dei liuti", afferma Vallerotonda. "Da esso tutto nasce, tutto si trasforma e si evolve in altre forme. È fondamentale partirvi per capire il "prima" e il "poi" di tutto il repertorio del Rinascimento fino ad arrivare al tardo Barocco. Sul liuto rinascimentale a sei cori spesso si mettono le mani all’inizio degli studi e spesso, purtroppo, lo si abbandona velocemente per passare al repertorio barocco, più immediato e luccicante. Io stesso, dopo aver iniziato gli studi su di esso, imparandovi la tecnica e il suo linguaggio, sono stato rapito da chitarre barocche, chitarroni e arciliuti, strumenti con più corde, più complessi nella loro forma e nella loro gestione. Solo ora, dopo anni, ho deciso di tornare alle origini: la musica italiana per liuto del primo Cinquecento. I ricercari, le fantasie, la musica vocale intavolata e le danze dei più grandi autori della storia di questo strumento, come Francesco da Milano, Albert de Rippe, Marco da L’Aquila, Capirola, Spinacino, Dalza, sono riaffiorati come ricordi lontani e hanno allo stesso tempo svelato la loro incredibile modernità. La sperimentazione contrappuntistica legata al linguaggio modale, messa a servizio delle possibilità espressive dello strumento, è la vera novità di questo repertorio, troppo spesso letto unicamente con un occhio “simmetrico”, che tuttavia è proprio del secolo in ogni sua forma d’arte. Ma oltre alla simmetria e alla ricerca del “rapporto perfetto” ispirato dal canone di Bellezza dell’antica Grecia, ci sono, più velati e meno appariscenti nella loro espressione, direi più eleganti, tanti piccoli tentativi di andare oltre la forma perfetta del cerchio. Il tutto abilmente attuato con tinte meno forti di quelle che saranno proprie del secolo successivo, il Barocco, ma non meno concrete e suggestive nella loro efficacia. Ecco così che la visionaria maestria di brani spesso brevi, essenziali nella ricerca dei suoni, tecnicamente tra le vette più alte e difficili della letteratura dello strumento, aprono squarci sul futuro, brillano come un diamante che riflette innumerevoli prospettive, ed hanno nella loro minimale completezza, tutta la profondità di quella ricerca della perfezione che mai chiude il cerchio".
Il sottosegretario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Anna Laura Orrico, è intervenuta il 13 febbraio al Rijksmuseum di Amsterdam alla cerimonia di inaugurazione della mostra “Caravaggio-Bernini. Baroque in Rome”.
La mostra, visitabile fino al 7 giugno, racconta la nascita dell’arte barocca a Roma, nella prima metà del XVII secolo, attraverso oltre settanta opere di pittura e di scultura in prestito da collezioni private e museali di tutto il mondo.
Importante il contributo italiano, con il prestito di diversi capolavori, tra cui il Narciso e il Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio, sculture del Bernini come Bacco e la Medusa, L’Allegoria del Sonno di Alessandro Algardi.
Tra le altre opere esposte anche lavori di Ludovico e Annibale Carracci, Guido Reni, Stefano Maderno, Artemisia Gentileschi, Bartolomeo Manfredi, Nicolas Poussin, Simon Vouet e François du Quesnoy.
Italiano il design della mostra, affidato a Simone Farresin e Andrea Trimarchi di Formafantasma.
In un teatro gremito, tante risate e molta commozione hanno accompagnato un’applauditissima proiezione del pluripremiato film-documentario “Sono Gassman! Vittorio re della commedia” presentato al Teatro des Variétés mercoledì 5 febbraio dalla Dante Monaco alla presenza dell’ambasciatore Cristiano Gallo, del Ministro degli Interni Patrice Cellario e del Consigliere Nazionale Karen Aliprendi-De Carvalho.
Un sentito e doveroso omaggio ad un attore che, scomparso nel giugno del 2000, ha lasciato un segno indelebile nel cinema e nel teatro italiano spaziando dal dramma alla commedia, da Shakespeare a Brancaleone, passando da film come Riso Amaro a La Famiglia.
Scritto e diretto dal giornalista e regista Fabrizio Corallo, il documentario racconta la nascita della carriera artistica di Gassman, come scelta impostagli dalla madre di iscriversi all’Accademia d' Arte Drammatica pensando che la recitazione lo avrebbe guarito dalla timidezza. Il docu-film ha poi il grande merito di evitare di girare una semplice biografia, per seguirne passo dopo passo la carriera concentrandosi soprattutto sul passaggio cruciale dal 1958 in poi, anno nel quale, grazie a “I soliti ignoti”, Monicelli è il primo regista che dal teatro serio, riesce a trascinarlo nella commedia, scoprendo come sotto l’apparente spavalderia, l’uomo Gassman nascondesse insicurezze e fragilità.
Inizia allora il suo felice percorso nel filone degli anni ‘60 del genere definito “commedia all’italiana”, valorizzando la vocazione brillante in cui esplode la sua straordinaria capacità di caratterizzare i personaggi. Dopo “I soliti ignoti” di Monicelli, “L’Audace colpo dei soliti ignoti” di Loy, “La grande guerra”, “L’Armata Brancaleone” sempre con Monicelli, “Il Sorpasso” e “I Mostri” di Dino Risi
Agli spezzoni dei film, nel documentario si alternano contributi di colleghi e amici quali Stefania Sandrelli, Gigi Proietti, Jean-Louis Trintignant, Giancarlo Giannini e tanti altri. Interviste da cui emerge l'ammirazione, nel ricordo di colui che, riconosciuto come il “Mattatore” per antonomasia, hanno tutte il comune denominatore di sottolineare soprattutto il concetto di irripetibilità di una figura così omnicomprensiva come la sua, in grado di spaziare dal teatro, al cinema, dalla televisione, alla scrittura e addirittura al doppiaggio.
Il documentario ha soprattutto il merito, grazie ad rapporto di amicizia personale di Corallo con Gassman, diventata con il tempo fiducia, di aver potuto fruire di materiali inediti di tutta la sua famiglia allargata. Una famiglia nei cui confronti, a causa di un lavoro e di una vita che lo portavano spesso in giro per il mondo, è stato all’inizio un padre piuttosto distratto: ma a cui è stato sempre molto legato. “Un padre grandissimo, un uomo affabile che voleva far felici gli altri cui tutti volevano bene” come nel documentario affermano a più riprese tutti e quattro i figli : Paola, Vittoria, Alessandro e Jacopo avuti da compagne diverse, considerando un figlio a tutti gli effetti anche Emanuele Salce, figlio della sua ultima moglie Diletta D’Andrea.
Corallo, procede “con ammirazione estrema, ma in punta di piedi” cercando di testimoniare la grandezza dell’attore, ma anche di rispettare quella grande fragilità che ne stava dietro, che lo ha condotto poi negli ultimi anni ad episodi di terribili depressioni che non hanno però mai offuscato la sua memoria prodigiosa.
A Corallo il merito ed il plauso di averci regalato un documentario delicato e profondo che ha saputo raccontare la storia di Gassman in forma poliedrica, descrivendo sia l'attore sia l’uomo, con una dolcezza speciale che ne esalta lo stile umano e professionale. (focus\ aise) 

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