DALLO SPAZIALISMO A FLUXUS: L'ARTE ITALIANA FA SCUOLA NEL MONDO

DALLO SPAZIALISMO A FLUXUS: L

ROMA – focus\aise\ - Lo Spazialismo nel dopoguerra e il movimento Fluxus negli anni Sessanta hanno profondamente segnato l'arte della seconda metà del secolo scorso, portando nel panorama artistico internazionale una forte impronta italiana.
Fu Lucio Fontana a fondare nel 1946 lo Spazialismo che collegò virtualmente l'Argentina, dove l'artista nacque da genitori italiani, e l'Italia, attraverso il legame di Fontana con le gallerie Il Cavallino di Venezia e Apollinaire di Milano. Al movimento e alla sua eredità Londra dedica un'importante mostra che sarà allestita dal 17 al 29 maggio presso la Opera Gallery.
Spaziale! Italian Spatialism and its legacy” è il titolo della mostra, organizzata in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia di Londra, che ospiterà un vernissage ufficiale giovedì 16 maggio, con un intervento dell’ambasciatore Raffaele Trombetta e una selezione di opere spazialiste esposte in Ambasciata per l’occasione.
La Opera Gallery esporrà circa 40 opere di alcuni dei più celebri artisti italiani del secolo scorso aderenti allo Spazialismo. Tra gli artisti in mostra spiccano il celebre Lucio Fontana, padre dello Spazialismo, attualmente protagonista di un’importante retrospettiva al Metropolitan Museum di New York, che si sposterà al Guggenhaim di Bilbao in maggio; Enrico Castellani, le cui opere fanno parte delle collezioni permamenti del MoMA, Solomon Guggenheim Museum, Centre Pompidou, Stedelijk Museum e la Fondazione Prada a Milano; Agostino Bonalumi, membro del movimento ZERO che ricevette il prestigioso premio del Presidente della Repubblica nel 2001; e Pino Manos, uno degli ultimi eredi viventi dello Spazialismo.
Dai famosi tagli e concetti spaziali di Fontana alle suggestive estroflessioni di Bonalumi, le opere d’arte in mostra a Opera Gallery fonderanno arte, spazio, scultura e architettura. Le tele, in prevalenza monocromatiche, trascendono i confini della pittura, superando la tradizionale bidimensionalità della superficie pittorica. La mostra si ripropone di celebrare lo Spazialismo in quanto movimento artistico tutto italiano, oltre che i suoi esponenti principali e la sua eredità nel contesto della storia dell’arte contemporanea.
Alla costola italiana del movimento internazionale Fluxus guarda la Slovacchia, dove il 16 maggio alla Galleria d'Arte della Città di Žilina si inaugura la prima mostra dell’artista Giuseppe Chiari, tra i massimi esponenti italiani di Fluxus.
La mostra è organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava e dell’Archivio Carlo Palli di Prato, con la collaborazione dell’Ambasciata d’Italia in Slovacchia, della Galleria di Žilina e dell'Archivio Chiari Firenze.
Giuseppe Chiari (Firenze 1926-2007) è stato un compositore, performer e artista concettuale, accanto agli studi universitari in matematica e ingegneria, iniziò a dedicarsi alla musica, studiando pianoforte e composizione, con una forte attrazione verso il jazz. Fondamentali per la sua formazione furono i confronti con le ricerche del Gruppo 70 e con il movimento internazionale Fluxus, al quale l’artista aderì partecipando, nel 1962, al Fluxus internationale Festspiele neuester Musik di Wiesbaden.
Durante tutta la sua vita sostenne la necessità di scambio tra musica, linguaggio, azione e immagine e fu protagonista di un’espressione creativa, con molte sfaccettature che si intreccia con quella di vari intellettuali, tra cui John Cage, compositorestatunitense che già negli anni Cinquanta teorizzò la musica sperimentale. Nel percorso di Chiari, fatto di improvvisazione, gestualità ed happening, ritroviamo anche musicisti come Sylvano Bussotti, Giancarlo Cardini, Steve Lacy, Frederic Rzewski e altri.
Questa meraviglioso modo di creare lo ha portato a presentare le proprie idee e lavori nell’ambito delle più significative rassegne internazionali, dalla Biennale di Venezia (1972, 1976, 1978, 1984) a quella di Sydney (1990). I più autorevoli critici italiani ed internazionali si sono occupati di lui, fra questi Gillo Dorfles, che ha sempre dimostrato grande stima verso l’artista. Le sue opere sono conservate anche al MoMA di New York e al Museo Cantonale d’Arte di Lugano.
Alcune delle 45 opere esposte, prima di Žilina, sono già state visibili in sedi importanti, tra cui il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, il Museo del Novecento di Firenze, il Museo de Arte Moderno di Buenos Aires, il Milwaukee Art Museum ed il Kaohsiung Museum of Fine Arts di Taiwan, in occasione della grande mostra svoltasi per il 50° anniversario della nascita del movimento Fluxus.
Tra i materiali fotografici che saranno presentati in Slovacchia ci sono anche una curiosa immagine che ritrae Chiari mentre gioca a biliardo con un Jannis Kounellis, uno dei massimi esponenti dell’Arte povera, ed in altre mentre interagisce con Nam June Paik, pioniere della video arte.
La mostra curata da Laura Monaldi e Milan Mazur, con il patrocinio del presidente della Regione di Žilina, Erika Jurinová, rimarrà aperta al pubblico fino al 30 giugno e si svolgerà nell’ambito del 12° festival italiano in Slovacchia “Dolce Vitaj”. (focus\aise) 

Newsletter
Archivi