DAZI E TUTELA DEL MADE IN ITALY: DE BONIS (MISTO) INTERROGA CENTINAIO

DAZI E TUTELA DEL MADE IN ITALY: DE BONIS (MISTO) INTERROGA CENTINAIO

ROMA\ aise\ - “Alla luce del dilagare del grave fenomeno della falsificazione e contraffazione dei prodotti made in Italy, e dell'incalzare della polemica sui dazi”, il Ministero per le politiche agricole dovrebbe “modificare la normativa vigente in materia di contraffazione dei prodotti agroalimentari, affinché siano maggiormente tutelati i marchi DOP ed il vero made in Italy”. Ne è convinto il senatore Saverio De Bonis (Misto) che ha interrogato in merito il Ministro Centinio.
“I prodotti contraffatti, che presentato il marchio made in Italy, pregiudicano gravemente il commercio italiano e, nonostante si cerchi di contrastarne il fenomeno, tale piaga pare non fermarsi”, scrive il senatore nella premessa. “Secondo alcune stime, il valore delle contraffazioni si aggira intorno ai 100 miliardi di euro, dati resi noti in occasione dell'apertura di "TuttoFood", presso la Fiera di Milano, agli inizi di maggio 2019; dagli spaghetti coreani al prosciutto San Daniele prodotto in Canada, fino al "Parmesan" confezionato un po' ovunque nel mondo, la pirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che riconducono all'Italia è in continua crescita”.
“Solo nell'ultimo decennio – aggiunge De Bonis – il commercio degli alimenti "taroccati", che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale, è aumentato del 70 per cento. Il fenomeno rischia addirittura di moltiplicarsi, con le nuove guerre commerciali, a partire dai dazi Usa nei confronti dell'Unione europea con l'avvio, proprio in occasione dell'apertura di "TuttoFood", dell'indagine del Dipartimento statunitense del commercio, che prevede l'audizione pubblica delle parti interessate e il successivo invio di considerazioni scritte sulle misure proposte dall'amministrazione Trump entro la fine del mese”.
“Nonostante il record delle esportazioni agroalimentari made in Italy, che nel 2018 hanno raggiunto il valore di 41,8 miliardi, oggi – stigmatizza De Bonis – più di due prodotti su tre di tipo italiano, venduti nel mondo, sono falsi e il fenomeno del cosiddetto Italian sounding colpisce in misura diversa tutti i prodotti. In testa alla classifica dei prodotti più taroccati ci sono i formaggi, a partire dal Parmigiano reggiano e dal Grana padano; 90 miliardi di euro, con una crescita del 70 per cento negli ultimi dieci anni: è questo il volume globale del giro d'affari raggiunto dal fenomeno dell'Italian sounding, un triste primato che corre ancora più veloce dell'export agroalimentare made in Italy autentico, pure in crescita”.
“In alcune realtà e per certi prodotti, - annota il senatore – la scelta dell'Italian sounding rispetto all'originale italiano non è legata a questioni di costo, ma piuttosto a due fattori: la difficoltà di reperimento del prodotto autentico e la scarsa conoscenza da parte del consumatore straniero delle caratteristiche e della qualità del vero made in Italy, come ha affermato il presidente di Assocamerestero; dall'indagine condotta dall'associazione, emerge che la categoria più colpita dall'Italian sounding, per le due aree interessate, è il confectionery: il 42 per cento dei prodotti imitati sono piatti pronti e surgelati, conserve e condimenti. Seguono i latticini (25,1 per cento), la pasta (16,1 per cento), i prodotti a base di carne (13,2 per cento) e i prodotti da forno (3,6 per cento); per valutare gli impatti economici del fenomeno, invece, è stato elaborato un indice dei costi, che misura quanto i prezzi dei prodotti Italian sounding si discostino da quelli corrispondenti del made in Italy autentico: gli abbattimenti di costo più consistenti si registrano nel Regno Unito (69 per cento in meno) e in Germania (68,5 per cento in meno), seguiti dal Belgio (64,9 per cento in meno) e dall'Olanda (64,3 per cento in meno); ci si muove su tassi di risparmio più contenuti in Svizzera (33,9 per cento in meno) e in Lussemburgo (25 per cento in meno)”.
“Desta preoccupazione l'emergere di misure protezionistiche e la chiusura delle frontiere, a partire dalla minaccia di Trump, che intende mettere i dazi sui prodotti europei, con la pubblicazione di una black list dei prodotti europei da colpire, per un importo complessivo di 11 miliardi di dollari, che comprende anche importanti prodotti agroalimentari di interesse nazionale, come i vini, i formaggi ma anche l'olio di oliva, gli agrumi, l'uva, le marmellate, i succhi di frutta, eccetera”, aggiunge il senatore, secondo cui “con i dazi aumenterebbero i prezzi dei prodotti italiani sul mercato americano e sarebbero più competitive le falsificazioni ottenute sul territorio statunitense e quelle provenienti da Paesi non colpiti dalle misure di Trump. Basta pensare che il 90 per cento dei formaggi di tipo italiano in Usa sono in realtà realizzati in Wisconsin, California e New York, dal Parmesan al pecorino romano senza latte di pecora, dall'Asiago al gorgonzola fino al "Fontiago", un improbabile mix tra Asiago e fontina”.
“Il problema, quindi, riguarda un po' tutte le categorie merceologiche, come l'olio Pompeian made in Usa, i salumi più prestigiosi, senza dimenticare i pomodori, come il San Marzano, che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti”, osserva De Bonis che “alla luce del dilagare del grave fenomeno della falsificazione e contraffazione dei prodotti made in Italy, e dell'incalzare della polemica sui dazi” chiede al Ministro Centinaio “se e quali modifiche intenda apportare alla normativa vigente in materia di contraffazione dei prodotti agroalimentari, affinché siano maggiormente tutelati i marchi DOP ed il vero made in Italy”. (aise) 

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