GALLERIA CONTINUA FESTEGGIA 30 ANNI IN GRANDE: A ROMA ALL’INSEGNA DI INTERNAZIONALITÀ E AMICIZIA

GALLERIA CONTINUA FESTEGGIA 30 ANNI IN GRANDE: A ROMA ALL’INSEGNA DI INTERNAZIONALITÀ E AMICIZIA

ROMA\ aise\ - Varcando la soglia del St. Regis di Roma, si è accolti da un triceratopo e da un rinoceronte in vetroresina realistici e a dimensioni naturali. L’opera si chiama "I didn’t notice what I am doing" (2012) ed è realizzata dal duo di artisti cinesi Sun Yuan & Peng Yu. Le due figure di animali, che tra loro non hanno nessuna relazione né reale né scientifica, sostano vicino ad auto di lusso, accompagnano l’ingresso dei facoltosi clienti dell’albergo e stupiscono i semplici turisti di passaggio che non si lasciano sfuggire una foto con queste insolite sculture e le mettono automaticamente in relazione tra loro, cercandone le somiglianze che in realtà non esistono.
È su questo paradosso che verte anche tutta l’installazione che si apre nella maestosa lobby dell’hotel: varcando la classica porta girevole, la lobby, recentemente ristrutturata all’insegna dello sfarzo senza alcuna traccia di minimalismo, ospita altre due singolari installazioni artistiche firmate dal duo cinese reduce dalla Biennale di Venezia: "Teenager Teenager" (2011) e "If I died" (2013), per la prima volta allestite insieme.
L’effetto è surreale, straniante, ironico e concettuale allo stesso tempo. Le sculture invadono lo spazio. Sulle sedie e sulle sontuose poltrone sono accomodati dei manichini che riproducono persone ben vestite ma con un enorme macigno al posto della testa, rappresentando l’incomunicabilità e forse anche l’eccessiva mentalizzazione della società apparentemente connessa ma di fatto isolata; poi vediamo un pesce dalle sembianze di una razza gigantesca che galleggia sospeso sul pavimento mentre in aria si libra una vecchia signora che raffigura la madre di Peng Yu e che, l’aria sognante, è circondata da uccelli imbalsamati. L’effetto è barocco e straniante insieme. Il giudizio estetico si interrompe lasciando spazio all’osservazione dell’interazione delle persone con le opere in un effetto inconsueto di creazione di un’opera nell’opera.
E dalla Cina, addentrandosi verso la Sala Diocleziano nel cuore del St. Regis, ci si muove verso un’altra area geografica interessante, pulsante di arte e di energia: Cuba. Stavolta l’allestimento è su classiche pareti bianche e immacolate, il parquet dona calore e l’illuminazione è perfetta: siamo nella nuova sede romana della Galleria Continua, che ha aperto i suoi battenti all’interno dell’hotel The St. Regis ma in un’ala ristrutturata ad hoc, nell’ex appartamento di Agnelli e senza rinunciare al tipico spazio bianco di una galleria seppure all’interno di un contesto insolito.
Dopo il vecchio Cinema Teatro di San Gimignano, sede storica della galleria aperta nel 1990, il 798, l’ex fabbrica in stile Bauhaus a Pechino (2004), Les Moulins, i due antichi mulini nella campagna parigina (2007), e il cinema nel quartiere cinese de l’Avana (2015), ora è la volta della Città Eterna, in controtendenza rispetto a chi ritiene che siano le città più a nord i luoghi d’elezione dell’arte contemporanea in Italia rispetto alla classicità romana. Ma pare che Galleria Continua non segua le tendenze e le mode, piuttosto le anticipi, scommettendo su spazi e luoghi inusuali a partire dalla sede storica di San Gimignano, lontana dalle grandi città e con un legame internazionale, vantando una scuderia di grandi artisti di successo. "Non ci sono strategie", affermano i fondatori della Galleria, Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Regillo, "facciamo tutto mossi dall’amicizia e dal legame umano con le persone".
A Roma il bianco delle pareti della nuova sede della galleria fa risaltare la potenza del colore delle opere di José Yaqui (cubano, classe 1985), scelto tra i tanti nomi illustri per inaugurare il nuovo spazio. In conferenza stampa si apprende che l’artista, quando ha saputo di essere stato scelto per inaugurare il nuovo spazio e sugellare un ponte ideale tra Roma e Cuba, ha pianto di gioia. "Se mi avessero proposto di esporre in un albergo a Cuba non avrei mai accettato", racconta, "ma qui è diverso", afferma guardandosi intorno tra i cristalli dei lampadari e l’oro delle pareti.
Le opere di José Yaque sono di grandi dimensioni: dipinti ad acrilico e smalto su tela realizzati per terra con un grande impegno fisico: l’artista non ha usato altri materiali che le mani e una pellicola in plastica, facendo mischiare le raffinatissime tonalità che richiamano o gli ocra e i gialli della terra o gli azzurri e i blu del mare e dando un ritmo verticale e allo stesso tempo orizzontale ai dipinti. Abbiamo chiesto all’artista se i dipinti fossero realizzati nella musica, dato l’effetto armonico, melodico e ritmico. "Sì, la musica è la parte dove i colori si mischiano, la parte finale, dove tutto converge", ci ha detto José Yaque. La plastica che viene tolta dopo che il colore si è asciugato ha sulla tela la stessa funzione che hanno il vento e l’acqua sulla superficie terrestre: modellano gli elementi all’inizio separati e li mischiano con apparente casualità. Il risultato sono lavori solo apparentemente semplici, ma carichi di una grande ricerca ed energia. Presente in mostra è anche una installazione dell’artista: "Tumba abierta": un archivio in trasformazione composto da veri elementi naturali: una serie di innumerevoli bottiglie di vetro sigillate con la cera al cui interno sono conservate piante spontanee raccolte nella campagna nei dintorni di San Gimignano, ci racconta la responsabile della galleria romana. Le piante e il loro cambiamento nel tempo sono una riflessione sul cambiamento della materia e della sua trasformazione e bellezza in ogni sua fase, da qui nasce probabilmente il titolo della mostra "Maturation".
Ed è lo stesso artista cubano che riassume in una frase il senso artistico di tutta l’operazione coraggiosa della Galleria Continua: "è importante che l’arte contemporanea dialoghi con un luogo del genere che ha una forte personalità. Il futuro è imparare a far dialogare le diversità".
Roma non sarà l’ultima delle sorprendenti aperture: la prossima sede della Galleria Continua sarà in Brasile, allo stadio Pacaembu di San Paolo: una galleria che si muove in modo disinvolto dal lusso del St. Regis a un luogo di grande affluenza come uno stadio alla ricerca di giovani talenti da lanciare sul mercato internazionale dell’arte conferma nei fatti la sua aspirazione ad avere una parte nella scrittura della storia del presente, una storia sensibile alle pratiche creative contemporanee e che custodisce il legame tra passato e futuro e tra individui e geografie diverse e inusuali.
La sede romana della galleria non sarà infatti soltanto un luogo di esposizione, ma un centro pulsante dove saranno attivate residenze d’artista curate da un team composto dal direttore del St. Regis, della galleria, dal curatore Bartolomeo Pietromarchi e da un artista e dove saranno realizzati anche numerosi workshop per avvicinare i bambini - e cioè il futuro - al linguaggio dell’arte contemporanea.
Le mostre di Yaque e del duo Yuan-Yu saranno aperte al pubblico sino al 28 marzo. (giorgia catapano\aise)


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