IL CINEMA DI ALBA E ALICE ROHRWACHER AL MOMA DI NEW YORK: LA MERAVIGLIA CONTINUA - DI STEFANO VACCARA

IL CINEMA DI ALBA E ALICE ROHRWACHER AL MOMA DI NEW YORK: LA MERAVIGLIA CONTINUA - di Stefano Vaccara

NEW YORK\ aise\ - "Ci siamo molto ispirate a vicenda e forse il fatto che per tutte e due fosse una cosa così imprevedibile... l’ha fatto ancora più autentico quello che è successo, nel senso che era dettato da delle motivazioni molto segrete, profonde, come una sorta di acqua e una caverna che all’improvviso sgorga e viene da lontano anche se il suo sgorgare è improvviso". Così le sorelle Alba e Alice Rohrwacher protagoniste di una rassegna al Museum of Modern Arts di New York e che Stefano Vaccara, che proprio nella città americana dirige il giornale on line La Voce di New York, ha intervistato.
"Oggi (ieri, 4 dicembre, per chi legge - ndr) al MoMA si inaugura la rassegna cinematografica "The Wonders: Alice and Alba Rohrwacher", alla presenza di entrambe le sorelle. La prima regista e sceneggiatrice, la seconda attrice, Alice e Alba rappresentano la nuova generazione del cinema italiano che vince premi in giro per il mondo con film non certo prevedibili ma con una particolarità che si ripete: la bellezza artistica sprizza in ogni immagine. La rassegna, che debutta oggi (ieri - ndr) alle 4 pm con il film "Magari" (If Only) della regista esordiente Ginevra Elkann (in cui Alba Rohrwacher recita), durerà fino al 23 dicembre.
Alice Rohrwacher ha realizzato finora tre film, da impatto subito forte. Dopo l’esordio con "Corpo Celeste", ha vinto a Cannes nel 2014 con "Le meraviglie" (The Wonders) il premio speciale della giuria. L’anno scorso, con "Lazzaro Felice", non solo ha vinto di nuovo a Cannes il premio per la miglior sceneggiatura, ma ha reso così felice anche il pubblico dei festival e dei cinema dove è stato proiettato, che Netfix lo ha scelto per il suo circuito streaming.
Alba, che ha anche recitato nei due ultimi film della sorella, ha una carriera affermata con ruoli di spessore, con la sua bravura messa in risalto da registi dal calibro di Pupi Avati (con cui ha vinto nel 2008 il David Di Donatello per il film "Il papà di Giovanna"), Luca Guadagnino ("Io sono l’Amore"), Saverio Costanzo ("La solitudine dei numeri primi" e "Hungry Hearts", con cui vince la coppa Volpi a Venezia), Marco Bellocchio ("Bella addormentata" e "Sangue del mio Sangue") e anche la giovane e subito anche lei meraviglia del cinema italiano Laura Bispuri ("Vergine giurata" e "Figlia mia").
Abbiamo incontrato le due sorelle al MoMA alla vigilia di questa rassegna che le celebra. Ci sono apparse un po’ stanche, erano entrambe affamate, avevano già avuto tante interviste senza neanche il tempo per un break. Così ci hanno chiesto con gentilezza se potevano rispondere alle domande de La Voce di New York mentre magari mangiavano del cibo ancora caldo appena portato dagli efficaci pr dell’agenzia Sally Fischer. Vederle condividere quel pasto è diventata un’occasione per comprendere un elemento in più di come nasce la loro arte: mentre si alternavano sincronizzate alla perfezione, una addentava un boccone mentre l’altra restava pronta a rispondere e viceversa, senza che l’intervista rimanesse in alcun modo penalizzata nella loro attenzione rimasta sempre vivace. E poi, nell’ascoltarle, abbiamo ulteriormente capito la scelta del MoMA con l’Istituto Luce Cinecittà e di come si vinca una scommessa dedicando una rassegna alle sorelle Rohrwacher. Perché se è vero che nel cinema Alba e Alice ricoprono ruoli diversi, sembra come se in loro emerga l’anima di un artista unico, che vive contemporaneamente in due persone: quest’artista "unica e doppia", che ha fatto già vedere quanto sia capace di meravigliare, pensiamo che nei prossimi anni renderà ancora tanto felice il pubblico appassionato di cinema.
D. Di solito quando si fanno le rassegne si pensa ad attori o registi con alle spalle una carriera di almeno 30 anni. Invece arrivate qui al MoMA che avete sì già una bella carriera, però siete della nuova generazione. Ecco, ve l’aspettavate così presto di essere riconosciute con una rassegna al MoMA? Come lo considerate questo premio?
ALBA. Era qualche anno che Camilla Cormanni dell’Istituto Luce Cinecittà mi parlava di questa idea meravigliosa e quindi una collaborazione con il MoMa per questo omaggio. Già nei suoi racconti mi sembrava una possibilità molto bella. Sapevo dei precedenti e quindi sicuramente era un evento unico perché noi siamo di una generazione… mai il MoMa aveva fatto una cosa del genere. Quindi già nella proposta ero molto emozionata e onorata e ora che questa cosa si è avverata lo sono ulteriormente. È meraviglioso che questo omaggio lo viviamo insieme e questa rassegna ci ha dato anche la possibilità di guardarci indietro e di vedere quello che abbiamo fatto insieme in questi anni: non solo Alice nel suo percorso ed io nel mio percorso. E oggi, proprio parlando di questo MoMA che si rinnova, ci hanno detto "Il MoMa rinnovato questo esordio lo fa con voi". Quindi il fatto che noi apparteniamo ad una generazione comunque diversa a quelle a cui sono state dedicate degli omaggi è come un atto significativo bellissimo ed un po’ rivoluzionario.
D. Due sorelle che fanno cinema ormai da degli anni e che hanno iniziato quasi contemporaneamente. Lo avete già detto tante volte come avete iniziato la vostra carriera, però ecco per i lettori della Voce di New York: voi non è che avete un percorso di vita che sembrava che fosse assolutamente diretto verso il cinema. Come capita che due sorelle, una come regista e l’altra come attrice, riescano insieme a sfondare nel cinema? Cosa è successo? È proprio un caso della vita, o il destino, come lo interpretate che tutte e due contemporaneamente…
ALICE. Penso che ci siamo molto ispirate a vicenda. E forse il fatto che per tutte e due fosse, diciamo, una cosa così imprevedibile, l’una nella vita dell’altra perché se adesso questa intervista fosse fatta a noi due bambine ancora scuola: "Alba farà l’attrice?", No. "Alice farà la regista?", No. Quindi l’ha reso ancora più autentico quello che è successo, nel senso che era dettato da motivazioni molto segrete, profonde, come una sorta di acqua e una caverna che all’improvviso sgorga e viene da lontano. Ci siamo influenzate a vicenda, da una parte, e, dall’altra parte, per tutte e due forse i nostri genitori ci hanno dato il coraggio, la forza di poter fare un viaggio così imprevisto; ci hanno dato questa fiducia di provare a fare delle cose veramente imprevedibili. Non credo che io da sola, se Alba non ci fosse stata, a parte che io sono la secondogenita quindi non sarebbe potuto esistere il mondo per me, ma non so se avrei fatto lo stesso percorso, credo proprio di no.
D. Quindi vi siete ispirate a vicenda, vi aiutate a vicenda.
ALBA. Ci siamo sostenute. Io ho due anni in più di lei e sono entrata prima al centro sperimentale di cinematografia. Poi lei, dopo essersi laureata a Torino in filosofia, si iscriveva in questa scuola di scrittura creativa… Ecco diciamo le nostre strade all’inizio sono state simili ma anche separate…
ALICE. Io lavoravo in radio, poi ho desiderato lavorare ad un documentario, ma non per motivi di passione cinematografica, cioè non conoscevo ancora questo amore poi diventato incredibile per il cinema.
D. Nei vostri film, come "The Wonders", c’è molta autobiografia: ecco, voi avete anche già detto in passato che non è che trascorrevate l’infanzia al cinema, a guardare film, anche perché vicino casa vostra, in aperta campagna, non c’era la possibilità. Il mezzo cinematografico è diventato qualcosa che ha liberato la vostra arte in un certo senso. Ma questa arte, nella vostra vita, in cui siete cresciute lontano dalla città, come è nata? Voi siete convinte che la vostra vita, come avete vissuto la vostra infanzia, è stato, diciamo, il vostro master cinematografico?
ALBA. Questo non lo so. Non so se avessimo avuto un’altra infanzia… di sicuro guardare a questo mondo come a qualcosa di lontanissimo ed avere il coraggio di partire per una avventura che ci portava sulla luna senza nessuna sicurezza, questo coraggio, questa spericolatezza, questa capacità di osare veniva da un’infanzia in cui c’è stata data questa possibilità. Quindi in cui nessuno mai ci ha imposto niente, la nostra libertà di sogno era guardata sempre con rispetto. Non era ostacolata ma non era neanche alimentata, però era guardata con rispetto e quindi secondo me oggi posso dire che sicuramente questo azzardo siamo state in grado di compierlo proprio grazie a questa infanzia. Dove e quando poi l’arte è entrata o non è entrata nelle nostre vite non so. Di sicuro abbiamo vissuto un’infanzia in campagna, quindi legata al mondo anche contadino, ma dove poi c’era anche una certa stravaganza. Nel senso: nostro padre è un apicoltore ma anche un musicista, viene da una famiglia di musicisti, quindi la musica è sempre stata molto presente nella nostra vita. Nostra madre è un insegnante di lettere ma è anche una grandissima conoscitrice della letteratura.
D. Quindi i vostri genitori sono stati determinanti.
ALBA. Da una parte la musica da una parte la letteratura, possiamo dire che sono stati poi degli ingredienti…
ALICE. Sì, forse la cosa più importante che hai detto tu è che rispetto alla contemporaneità loro non hanno né bloccato né spinto. Come la vite nel dado: se è troppo stretta non ha vita, se è troppo larga balla. Penso alle poesie recitate di fronte ad un pubblico, quello non è mai capitato grazie a Dio.
ALBA. Sai quando durante l’infanzia devi essere mostrato come un trofeo? Ecco, questo non succedeva mai. E quindi forse questo ha reso possibile che quei desideri e quei sogni fossero coltivati in una maniera molto libera, autentica: al di fuori di giudizi o imposizioni.
D. Qui vengono presentati anche dei film dove le sorelle regista e attrice si incontrano: nella vostra esperienza (Alice ha diretto altri attori ovviamente e Alba ha fatto film con altri registi), ecco, nel vostro rapporto di lavoro e non di sorelle, Alice ti aspettavi Alba come è stata o hai dovuto "aggiustarla" da qualche parte e viceversa? Tu Alba ti aspettavi che Alice fosse proprio la regista che poi si è rivelata nei tuoi confronti?
ALBA. Allora, per me non c’è mai stata nessuna aspettativa, nel senso che la cosa un po’ assurda e forse miracolosa che è successa nel nostro incontro artistico (che è avvenuto proprio con il ruolo di attrice quando sono entrata ne "Le Meraviglie", dove interpreto la mamma) è stata che nel lavoro c’è una combinazione tale, umana di intenti artistici molto ben bilanciata, qualcosa di unico. Per cui è naturalmente facile lavorare insieme e non ci diciamo quasi niente, perché è come se io aderisca al suo immaginario e lei mi metta dentro una visione che io comprendo profondamente, perché da qualche parte risuona in me.
D. Siete proprio sintonizzate.
ALICE. Ancora di più secondo me sul lavoro, perché comunque siamo cresciute in un luogo di lavoro. La nostra casa era il luogo del lavoro, siamo abituate al lavoro e secondo me anche questo conta.
ALBA. Però oltre ad essere abituate al lavoro, ovvero avere dei ritmi di lavoro, bisogna vedere che tipo di lavoro. "Mi aspettavo che Alice…" non me lo sono neanche detta, non c’era una aspettativa, almeno per me. Avveniva per esempio sul set de "Le Meraviglie" che io potevo andare da Alice e dirle "penso che queste tazze e questo piatto siano fuori luogo" e lei mi diceva "sono fuori luogo". Oppure lei veniva da me e mi diceva…
ALICE. "Togli la parrucca".
ALBA. Ecco era come se fossimo d’accordo in un modo molto onesto, perché poi uno è d’accordo anche nel dirsi le critiche o nell’ammettere i propri limiti e quindi anche questo è un valore.
D. C’è qualche film che Alice ha girato in cui tu Alba avresti voluto esserci in maniera diversa?
ALICE. Ne ho fatto solo uno senza di lei.
D. Spiego meglio: magari ti ha scelto per fare una parte e ne volevi fare un’altra. Oppure, viceversa, se c’è stato qualche film che Alba ha fatto e tu Alice hai detto "mannaggia avrei volute farlo io questo film": cioè finora questa vostra intesa è stata continua, senza rimorsi, senza "ah potevamo fare quella cosa insieme" o "non abbiamo fatto quell’altra…"?
ALICE. No, abbiamo già fatto due film e un cortometraggio insieme e continueremo forse. Diciamo che non ci sono delle aspettative, viviamo con naturalezza e gioia quello che verrà, nel senso che a me piacerebbe sicuramente lavorare con Alba però dipende sempre tutto dai progetti che uno incontra, no?
D. Quanto sono "internazionali" i vostri film? Alba ha recitato con l’attore Adam Driver in "Hungry Hearts", che sembra quasi una anticipazione del film "Marriage Story" che sta andando molto forte adesso… Ecco, la vostra arte, sia da attrice SIA da regista, come pensate che fuori dall’Italia, dall’Europa se vogliamo, venga compresa? Vi sentite capite al volo o ci sono delle difficoltà?
ALBA. Dipende da progetto a progetto: ci sono quelli che vengono capiti immediatamente, a volte devo dire meglio all’estero che in Italia. Altri che non arrivano nemmeno, quindi non posso generalizzare. Di sicuro devo dire che quando "Lazzaro Felice" è stato presentato al New York Film Festival ho assistito a quella proiezione e la reazione del pubblico americano sembrava una reazione… che credo ogni regista desideri! Cioè la reazione di questo pubblico è stata di una tale adesione al film, una accoglienza proprio come se rispondesse ad ogni appuntamento che il film costruiva: me la ricordo quella proiezione come una delle accoglienze più calorose che un film a cui ho partecipato abbia mai avuto.
D. Per Alice è stato lo stesso?
ALICE. Sì, è stato così. È stato scritto a New York "Lazzaro Felice", quindi è stato anche il luogo dove il film è nato nella mia immaginazione. Un film che racconta la fine della mezzadria in Italia però in realtà è stato scritto a New York: in questo luogo così lontano, come se fosse una specie di prospettiva perfetta per guardare anche al passato.
D. Concludo sulla parte che forse un po’ c’entra meno col vostro cinema. Voi vi ispirate alla vostra vita, anche a un’Italia diversa, almeno come regia, l’Italia delle campagne. Ecco, l’Italia di oggi, con le difficoltà che ci sono su tante questioni, una per esempio quella dell’accoglienza, del razzismo. Non vorrei farvi parlare di politica, però…
ALICE. Come no, parliamo pure di politica…
D. Come artiste siete influenzate da quello che avviene oggi in Italia, o che è avvenuto negli ultimi anni? Vi disturbano certi avvenimenti? Pensate che possano essere anche causa di imbarazzo per la vostra arte? Oppure invece queste difficoltà nel Paese, possono essere fonte di ispirazione per la vostra vena artistica?
ALBA. Questo tipo di difficoltà ispirano, sì certo, come appunto la guerra. Il dopoguerra ha dato vita ad un interessante movimento cinematografico, però è chiaro che questa è una difficoltà che uno preferirebbe non avere. Posso dire, rispetto per esempio a "Lazzaro Felice", che il personaggio di Lazzaro è proprio… la risposta alla domanda è presente proprio in quel film. A come tutto ciò che è diverso, non conforme, straniero, viene giudicato, pensiamo alla conclusione di quel film, dalla società come sospetto e che viene ucciso.
ALICE. Drammaticamente ammazzato di botte e quindi il film è nato proprio partendo dal presente – ma in realtà tutti e tre i miei film sono nati partendo dal presente e per tornare al presente –, anche se parla della mezzadria. Proprio Lazzaro credo che sia il film più contemporaneo, c’era proprio una esigenza, una risposta di raccontare qualcosa di contemporaneo. Nella prima immagine del film, io lo dico sempre, non c’è Lazzaro, forse è una delle poche volte immagini senza Lazzaro ed è l’immagine dei contadini che migrano e che aspettano da un lato del fiume con tutte le loro cose e guardano l’altro lato del fiume e hanno paura, devono attraversare, viene loro promessa una accoglienza che poi non avranno perché finiscono in una cisterna a vivere. E io ho pensato proprio se raccontare la storia di un "diverso", di una migrazione ma domestica: ecco forse aiuta anche il mio Paese a guardare all’altro e alla migrazione non domestica con gli occhi più puliti e quindi a capire che nella diversità c’è tanta identità. L’altro può venire anche da un piccolo borgo perduto all’interno dell’Italia o dalla grande città, il viaggio è lo stesso. Quindi c’era una missione politica molto forte.
D. Quindi per concludere possiamo dire che il vostro cinema, nel caso di Alba nei ruoli che reciterai e nel caso di Alice del cinema che continuerai a scrivere e a dirigere, è un cinema impegnato?
Qui le sorelle si sovrappongono, parla Alice ma Alba l’accompagna:
ALICE E ALBA. È un cinema politico. Sempre politico, come politica, diceva Pasolini, è la poesia. Cioè con quella forza e quella determinazione che ha una poesia, che parte dal presente e torna al presente. (aise)


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