IL COVID COLPISCE LA RISTORAZIONE IN SLOVACCHIA: I COMMENTI DEI RISTORATORI ITALIANI ALLE DOMANDE DELLA CCI

IL COVID COLPISCE LA RISTORAZIONE IN SLOVACCHIA: I COMMENTI DEI RISTORATORI ITALIANI ALLE DOMANDE DELLA CCI

BRATISLAVA\ aise\ - “Nuove misure più rigorose minacciano di nuovo il settore della ristorazione. I proprietari di diversi locali dovranno chiudere e quindi rimanere senza reddito. A causa del crescente numero di infezioni da coronavirus, da giovedì 15 ottobre ristoranti e bar potranno servire solo cibo confezionato take-away o far consumare il cibo all'aperto”. Siamo in Slovacchia dove la Camera di Commercio Italiana ha sondato quale sia la situazione tra gli imprenditori italiani del settore presenti nel Paese.
Il primo interpellato dalla CCI è stato Oreste Calzolari, presidente della Federazione Italiana Cuochi e dell'Associazione Ristoratori Italiani in Slovacchia, nonchè titolare del ristorante Boccaccio di Nitra. “La situazione è dura per tutti”, ha detto. “Noi abbiamo comprato delle lampade ad infrarossi per restare aperti in terrazza anche in questo periodo. Purtroppo se ci sono delle pandemie bisogna adeguarsi, io quello che provo a fare è ridurre i danni adattandomi alla situazione”.
Andrea Ena, chef e proprietario del ristorante U Taliana a Bratislava, riferisce alla CCI che “giovedì ho convocato una riunione di camerieri, baristi e chef. Da giovedì inizieremo subito la consegna del cibo e i nostri camerieri, come nella prima ondata, si siederanno di nuovo al volante e faranno le consegne. Terremo aperta la terrazza, ma solo fino a quando il tempo lo permette, ma le persone possono ancora venire a prendere cibo confezionato presso il ristorante", ha detto Ena, aggiungendo che far funzionare la terrazza in inverno sarebbe troppo costoso, poiché il riscaldamento costerebbe più del guadagno.
Sollecitato dalla CCI su cosa rischierebbero di perdere gli imprenditori se le misure perdurassero, Andrea Ena ha una risposta chiara: “Sappiamo già per esperienza che le vendite saranno inferiori dell'80%”.
Dei 40 dipendenti del ristorante, solo la metà verrà utilizzata per la consegna, “ma faremo tutto il possibile per garantire che il resto del personale sia in qualche modo al sicuro e sopravviva a questi tempi difficili”, ha aggiunto Ena, che, tiene a precisarela CCI, non ha licenziato nessuno nella prima ondata.
“Siamo disposti a chiudere e proteggere le persone in modo da poter uscire da questa emergenza il prima possibile, ma lo Stato dovrebbe inviare ad ogni dipendente almeno 500 € per pagare l'affitto della casa”, ha aggiuntoil ristoratore, preoccupato per i suoi colleghi.
Altri due imprenditori italiani attivi nel settore della ristorazione hanno risposto alle domande della CCI, chiedendo però di non venire citati per nome. “Durante il primo lockdown si è lavorato molto con l’asporto. Speriamo questo si ripeta, così da parare il colpo”, ha commentato il primo. “Non voglio commentare, alla fine noi italiani in Slovacchia siamo ospiti di questo Paese. Lasciamo che si esprimano i colleghi slovacchi”, ha detto il secondo. (aise)


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