IL DIRETTORE AICS MAESTRIPIERI IN GIORDANIA

IL DIRETTORE AICS MAESTRIPIERI IN GIORDANIA

AMMAN\ aise\ - Il direttore dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Luca Maestripieri, è in visita in Giordania dal 1° ottobre scorso e sino a sabato 5 per partecipare ai diversi incontri istituzionali previsti in queste giornate.
La visita si è aperta con la partecipazione di Maestripieri all'inaugurazione del nuovo Mercato pubblico del villaggio di al Dhleil, nel governatorato di Zarqa, una delle zone della Giordania più colpite dalle ripercussioni della crisi in Siria. Presenti anche l'ambasciatore Fabio Cassese e il direttore della sede AICS di Amman Mochele Morana.
L’opera è stata realizzata con fondi della Cooperazione italiana nel quadro della seconda fase del Programma di supporto alle municipalità giordane interessate dal flusso di rifugiati siriani, per il quale sono stati complessivamente stanziati 3,4 milioni di euro. Il nuovo Mercato pubblico di al Dhleil, i cui lavori di costruzione sono iniziati poco più di un anno fa, si compone di 14 spazi commerciali di circa 40 metri quadri l’uno, provvisti di servizi sanitari interni e collegati alla rete di distribuzione elettrica e alla rete fognaria municipale. Sul tetto del padiglione sono state installate cisterne per l’acqua.
L’obiettivo delle autorità locali è di rendere Mercato pubblico un luogo di incontro e di aggregazione di quotidiana frequentazione tra la comunità autoctona e i rifugiati. Oltre a migliorare la vita dei residenti di al Dhleil, l’intervento dovrebbe fornire opportunità di lavoro e di sviluppo. La Municipalità ha già aggiudicato tramite bando pubblico undici dei 14 spazi a disposizione, con a breve la firma dei relativi contratti; i restanti tre spazi commerciali saranno invece riservati a persone particolarmente vulnerabili, alle quali sarà chiesto un affitto fortemente agevolato. L’intervento è costato in totale circa 217 mila euro. La Cooperazione italiana ha contribuito con uno stanziamento di 193 mila, mentre 24 mila euro sono stati stanziati dalla Municipalità di Dhleil.
Giunta al suo nono anno, la crisi in Siria continua a far sentire il proprio peso sui paesi circostanti, spesso alle prese con forti pressioni socio-economiche acuite dalla necessità di accogliere centinaia di migliaia di rifugiati. Tra questi vi è la Giordania, che secondo i dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ospita attualmente, su una popolazione di meno di dieci milioni di persone, oltre 665 mila profughi siriani. Di questi, l’84 per cento vive in aree rubane e il 16 per cento in campi di accoglienza.
In risposta alla crisi l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo ha attivato, a partire dal gennaio del 2016, la sua nuova sede di Amman. Questa contribuisce alla crescente domanda di assistenza umanitaria in Giordania attraverso progetti fondati sulla riabilitazione di servizi pubblici di base e sulla mitigazione della crisi legata all'afflusso di rifugiati. Nel marzo del 2017 il governo italiano ha sottoscritto con il regno giordano un Memorandum d’intesa con il quale si è impegnato a concedere fondi a dono per 19 milioni di euro per il triennio 2017-2019, oltre a fondi a credito di aiuti per altri 143,8 milioni di euro. In totale, dal 2012 ad oggi, l’Italia ha stanziato 37 milioni di euro per aiutare la Giordania a fronteggiare le ripercussioni oltre-confine della guerra in Siria.
L’indomani, 2 ottobre, ha preso il via la due-giorni della conferenza "Rafforzare i servizi e i sistemi di cura della salute mentale di bambini e adolescenti – una prospettiva regionale", promossa dall’AICS con il patrocinio della principessa Muna al Hussein.
I lavori sono stati aperti dagli interventi dell’ambasciatore Cassese, del direttore Maestripieri, di Marta Grande, presidente della commissione Affari esteri della Camera, Maria Cristina Profili, rappresentante dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in Giordania, e Saad Jaber, ministro della Sanità del governo giordano.
L’obiettivo della conferenza, che si è chiusa oggi, è stato quello di riunire leader politici, scienziati, ricercatori e addetti ai lavori per confrontarsi ostacoli e opportunità e condividere soluzioni per migliorare i servizi di cura in Giordania, in Palestina, in Libano e in Iraq.
L’evento è stato articolato in diverse sessioni che si sono concentrate sullo studio del modello italiano, sulle riforme dei sistemi mentali nella regione, sull’importanza degli "interventi precoci" e sugli effetti dei traumi sulla salute mentale. La parte finale ha visto una tavola rotonda per gli esperti della regione del Mediterraneo orientale, chiamati a confrontarsi sul rafforzamento dei servizi e sui sistemi di salute mentale a livello regionale.
Si è trattato, secondo Maestripieri, di "un'occasione per valutare i passi necessari a promuovere la salute mentale nella regione". Il direttore dell'AICS ha sottolineato come i disordini della salute mentale siano anche un fardello economico. "Come Aics, siamo impegnati a rafforzare i servizi di cura della sanità mentale nelle comunità, dove possono essere ridotti stigma e discriminazioni", ha detto ancora Maestripieri nel suo intervento in apertura dei lavori.
Un "sincero ringraziamento" all'AICS è arrivato dal ministro giordano Saad Jaber, che ha ricordato il "continuo sostegno" garantito dall'agenzia alla Giordania nel settore sanitario in questi anni.
La salute mentale riveste un ruolo fondamentale per il benessere degli individui e per la vita delle comunità in tutto il mondo. Il tema si sta imponendo sempre più come priorità a livello globale, con particolare riferimento ai giovani nelle regioni del mondo in cui i sistemi sanitari sono meno sviluppati. I problemi legati alla salute mentale, infatti, riguardano il 10-20 per cento dei bambini e degli adolescenti nel mondo e sono spesso trascurati nei paesi a basso e medio reddito. L’Italia, primo paese al mondo ad abolire i manicomi, è considerata un modello in materia. La cosiddetta Legge Basaglia del 1978 ha cambiato il paradigma di cura della salute mentale fino ad allora vigente, ponendo l’accento sulla prevenzione dei disturbi, sull'organizzazione di servizi territoriali e sul coinvolgimento di reti familiari e sociali. L’esempio italiano è guardato con attenzione e interesse soprattutto in Medio Oriente, regione nella quale i servizi di salute mentale sono chiamati a intervenire anche su casi di emergenza che riguardano le famiglie di rifugiati e sfollati.
Sempre ieri, accompagnato da Marta Grande e dall'ambasciatore Cassese, ha fatto visita al campo rifugiati palestinese di Hitteen, in Giordania, dove l’Italia sta contribuendo alla ristrutturazione di circa 100 unità abitative. La delegazione è stata ricevuta dal direttore generale del Dipartimento degli affari palestinesi del governo giordano, Rafiq Kherfan.
Il progetto in corso, ha spiegato nell'occasione Maestripieri, è un "esempio virtuoso della Cooperazione italiana verso il benessere dei più vulnerabili". L’iniziativa prevede la riabilitazione di 100 unità abitative a beneficio di oltre 500 rifugiati palestinesi. I lavori relativi al primo lotto di 25 unità abitative sono al momento in corso, mentre le altre attività inizieranno entro la fine di quest’anno, ha promesso il direttore di AICS. Il progetto è stato lanciato nel marzo del 2019 don un contributo italiano di 1,8 milioni di euro e, oltre alle condizioni di vita dei residenti, punta a migliorare la situazione sanitaria al'interno del campo e a creare nuove opportunità di lavoro, con tanti rifugiati di Hitteen che parteciperanno al processo di costruzione.
"Questo impegno e i nostri sforzi non termineranno qui: faremo del nostro meglio per continuare a mobilitare risorse, per garantire la nostra esperienza, per rafforzare i partenariati e per sostenere la Giordania nell'obiettivo di fornire la migliore assistenza possibile a chiunque ne abbia bisogno", ha concluso Maestripieri.
Noto anche come Marka, il campo di Hitteen si trova a nord-est di Amman ed è stato realizzato nel 1968. Ospita circa 53 mila rifugiati palestinesi provenienti dalla Striscia di Gaza e consiste, nel complesso, in circa 2.800 unità abitative. Il progetto è stato realizzato in partenariato con l’Ufficio delle Nazioni Unite per i progetti e i servizi (UNOPS), responsabile della realizzazione dei lavori, e con il Dipartimento degli affari palestinesi del governo giordano, che ha coinvolto la comunità locale e selezionato i beneficiari. L’ufficio di AICS ad Amman si è occupato invece del coordinamento dei partner, dell’assistenza tecnica e del monitoraggio del progetto.
"Con questo progetto, l’Italia continua a sostenere la popolazione la popolazione rifugiata palestinese in Giordania, in continuità con i precedenti interventi attuati in altri campi palestinesi", ha osservato da parte sua Marta Grande. Secondo la presidente della commissione Affari esteri della Camera, "il progetto è un esempio concreto dei benefici che un partenariato tra il governo locale, i donatori internazionali e le organizzazioni internazionali possono portare alle popolazioni più vulnerabili".
Nell'occasione è intervenuto anche Bana Kaloti, direttore regionale di UNOPS per il Medio Oriente. "Siamo felici di poter mettere le nostre strutture e la nostra esperienza in materia di gestione dei progetti a disposizione di questa iniziativa. Speriamo", ha affermato Kaloti, "che il progetto serva come esempio di iniziativa in grado di produrre risultati concreti, coinvolgendo nel contempo la comunità beneficiaria".
Oggi, l'incontro con il ministro della Pianificazione e della Cooperazione Internazionale in occasione della firma dell'Accordo Tecnico e della Convenzione finanziaria del programma "Sector Budget Support". (aise)


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