"IL DISEGNATORE È LIBERO": LE OPERE DI IVAN GRAZIANI AL MUSEO DELLA MUSICA DI BOLOGNA

"IL DISEGNATORE È LIBERO": LE OPERE DI IVAN GRAZIANI AL MUSEO DELLA MUSICA DI BOLOGNA

BOLOGNA\ aise\ - Il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna ospita per un mese, sino al 23 giugno, un’esposizione antologica del lavoro grafico e pittorico di Ivan Graziani dal titolo “Il disegnatore è libero” le opere di Ivan Graziani in mostra, curata da Olivia Spatola e Manuela Valentini in collaborazione con Francesco Colafella. Continua così il ciclo delle personali dedicate agli artisti che hanno messo al centro il dialogo tra arte e musica, avviato con ALIAS capitolo secondo di Giorgio Faletti e con la personale di Francesco Tricarico Quando la musica si mostra. Una nota al museo.
Ivan Graziani (Teramo, 1945 – Novafeltria, 1997), artista dal talento indiscusso e personaggio atipico decisamente "avanti" rispetto ai suoi contemporanei, rientra nell’olimpo dei cantautori italiani per la peculiarità di avere creato un raccordo tra la canzone d’autore e il rock, percorrendo una strada già ricca di capiscuola – Lucio Battisti, Eugenio Finardi, Edoardo Bennato, Lucio Dalla per citarne solo alcuni - ma implementandola della sua particolare visione. Tutto senza complessi di inferiorità verso i modelli anglosassoni e con l'orgoglio della tradizione (e della provincia) italiana.
Pochi però sono a conoscenza del suo percorso nelle arti visive. Un personaggio dalla personalità così spiccata ed un talento così versatile non poteva esaurire la sua creatività in un’unica disciplina: infatti, insieme alla musica sua grande passione, sviluppò parallelamente quello che fu definito il suo “lato B” ovvero il percorso dell’Ivan Graziani disegnatore.
Le sue speciali attitudini artistiche emergono ben prima dell'adolescenza, allorché riceve in dono una batteria che diventa il suo passatempo preferito, assieme al disegno. Tutto questo fino a che il fratello maggiore non lascia nell'angolo della stanza una chitarra. Ad Ivan si apre un mondo, e alle matite colorate affianca il nuovo giocattolo, strimpellato così assiduamente da costringere i familiari e relegarlo in cortile.
Da quel momento musica e disegno convivono strettamente: Ivan frequenta l’Istituto d’arte e trascorre le sue giornate tra la scuola e la stanza di un suo coetaneo che studia pianoforte, Gianni Dale figlio dell'orchestrale Nino, cantante e sassofonista molto noto in Abruzzo e nel cui gruppo - i Modernists - farà il suo ingresso poco più che diciottenne debuttando discograficamente anche come cantante.
Il resto è storia della musica italiana: arriva il successo ma il suo sogno segreto rimane legato all’arte, si diploma pittore e studia scultura, ma la musica è per lui un’esigenza fondamentale e la sua carriera di fumettista viene messa da parte, senza, però, che la passione per carta e china vada perduta. In realtà, i due filoni artistici hanno sempre convissuto, procedendo in parallelo e, a volte, sovrapponendosi. Molti dei suoi schizzi si riferiscono proprio ad alcuni dei suoi più grandi successi come “Firenze” o “Maledette malelingue”, presentata a Sanremo nel 1994.
Scrive Vincenzo Mollica a proposito dei disegni di Graziani: “I suoi disegni vivevano con le sue canzoni come vasi comunicanti, si alimentavano della stessa fonte di emozioni”.
Il mestiere di disegnatore lo attraeva perché "il disegnatore è libero di fare quello che vuole", a differenza del cantante che "è sempre nelle mani di troppa gente".
Graziani infatti era un uomo libero che amava la libertà: non amava “scendere a patti” con le ingerenze dei discografici, categoria, da lui raffigurata graficamente da esseri mostruosi, che mal si conciliava con il suo carattere ribelle.
Proprio in onore della sua libertà nasce questa mostra, che, come altre operazioni precedenti, tra cui la pubblicazione del catalogo Il disegnatore libero, vuole fare luce su un aspetto meno noto ma non minore di questo artista eclettico e fantasioso.
La sua ironia sfrontata nello scagliarsi contro le ingiustizie e i luoghi comuni, la sua vivacità creativa ben sottolineata dall’approccio istrionico per cui le sue liriche divennero così note, si armonizzano perfettamente negli schizzi, nei bozzetti, nelle strisce estratte dai blocchi e dai fogli volanti riempiti continuamente nel corso della vita, anche in occasione di viaggi e tournée musicali.
Delle oltre trenta opere presentate in mostra – disegni, incisioni e grafiche provenienti dall’archivio della famiglia Graziani - molte sono inedite, tratte da quaderni di schizzi e appunti che l’artista aggiornava con regolarità. Una galleria di personaggi dal taglio cinematografico, impegnati in situazioni di vita quotidiana. Il tratto a china, a volte più rotondo e acquerellato con l’alcool, a volte più stilizzato e spigoloso, ha la costante di una visione grottesca e satirica.
Disegni - definiti dal giornalista Andrea Scanzi - atipici e geniali e quindi somiglianti a Ivan: “un pioniere ed un rivoluzionario dell’arte”. Ed è per questo che in un’opera si può riconoscere la sua “Signora Bionda dei Ciliegi” o nell’uomo che piange si può riscontrare quella che avrebbe dovuto essere la copertina di uno dei suoi primi album Desperation, pubblicato nel 1973 dall'etichetta Freedom Records.
Un lungo percorso anticonformista e bizzarro quello di Ivan Graziani, vero specchio della sua grande personalità. La mostra, allestita nella Sala mostre temporanee al piano terra di Palazzo Sanguinetti, si completa con l’esposizione di alcuni oggetti personali appartenuti allo scomparso artista abruzzese, che entrano in dialogo con la collezione permanente del museo nelle sale al primo piano: un autoritratto, alcuni quaderni con schizzi e una chitarra elettrica KRAMER Neptune NJ, decorata dallo stesso Graziani agli inizi degli anni ‘80 con un’immagine della moglie e dei figli piccoli sul corpo dello strumento, che è stata una delle più usate nei suoi live.
Ivan Graziani nasce il 6 ottobre 1945 a Teramo. Fin da bambino mostra una predisposizione per l’arte: tra un disegno e l’altro, dopo qualche tentativo dietro ai tamburi, strimpella la chitarra di suo fratello maggiore Sergio, ascoltando le canzoni alla radio.
Da oltre oceano sta arrivando la musica che rivoluzionerà tutto: il rock’n’roll, e il rock’n’roll con cosa si suona? Con la chitarra. Ivan vince tutte le gare di quartiere, a chi suona meglio e più forte le canzoni di Elvis, Chuck Berry, poi la folgorazione: i Beatles. L’Italia si riempie di complessi beat, e Ivan, che intanto studia ad Ascoli, passa i pomeriggi suonando con un compagno di scuola, Gianni D’Alessandro, pianista in erba figlio di una piccola celebrità abruzzese: Nino Dale, che con i suoi Modernists fa ballare in tutti i locali della zona.
A un concorso scolastico viene notato proprio dal famoso capo orchestra, che lo ingaggia ancora minorenne nel suo gruppo, portandolo addirittura fino in Tunisia a suonare nei villaggi vacanze. Questa esperienza sarà una scuola importantissima per Ivan chitarrista autodidatta.
Ma l’amore per l’arte è importante almeno quanto quello per la musica, così decide di iscriversi all’istituto d’arte di Urbino, dove conoscerà la sua compagna per la vita, Anna. È il 1966 e Ivan forma il suo primo complesso con un esordiente Velio Gualazzi (papà del celebre Raphael) che dapprima è un duo batteria chitarra e voce dal nome Ivan e i Saggi, poi sfocia in un classico trio con l’aggiunta di Walter Monacchi al basso, così nasce L’Anonima Sound.
Con il suo complesso Ivan suona in tutti i locali, registra quattro 45 giri e partecipa per due volte al famoso Cantagiro. All’alba degli anni settanta arriva la chiamata per il famigerato servizio militare: durante una lunga permanenza all’ospedale militare di Chieti scrive una sorta di diario che, parecchi anni dopo, diventerà un libro: Arcipelago Chieti. È il 1972, e Ivan si trasferisce con Anna a Milano, per cercare di entrare nel circuito discografico e proporre le sue canzoni. Sono anni di gavetta e felice povertà, in cui Ivan registra un 45 in inglese con il nome di Rockleberry Roll, poi un altro singolo a nome Ivan & Transport, fino al primo 33 giri: Desperation, sempre con lo pseudonimo Rockleberry Roll.
Nel 1973 Ivan pubblica un primo LP in italiano, che porta il suo nome: La città che io vorrei. Sempre del 1973 è un curioso album strumentale di cover, TatoTomasoGuitar’s, inciso per festeggiare la nascita del figlio Tomaso. In questi anni Ivan frequenta gli studi della celebre etichetta Numero Uno (quella di Battisti e Mogol) dapprima come centralinista, poi come turnista di studio. Partecipa con la sua chitarra a molte incisioni degli artisti in scuderia, fino ad essere casualmente notato da Lucio Battisti, il quale lo arruola per le incisioni del suo celebre La chitarra, il contrabbasso, etc. Le note che aprono il disco, quelle di Ancora tu, le suona Ivan.
È il 1976, ed esce Ballata per quattro stagioni, il primo “vero” album di Ivan, che passa ancora praticamente inosservato, ma rivela agli addetti ai lavori un nuovo personaggio, abile chitarrista, con una voce inarrivabile e un talento da coltivare. Nel disco due gemme, la title track Ballata per quattro stagioni e la dolcissima E sei così bella. Ci siamo quasi: complice anche la collaborazione nel disco Ullalla, Antonello Venditti suona e aiuta negli arrangiamenti per il nuovo album di Ivan, I Lupi.
Nel disco c’è finalmente il primo grande vero successo della sua già lunga carriera: Lugano addio. È il 1977 e un ispiratissimo Ivan sfornerà un album all’anno fino al 1981, incidendo la maggior parte dei suoi più grandi successi: Pigro (1978), che contiene canzoni come Monnalisa, Paolina e appunto Pigro; Agnese dolce Agnese (1979), che contiene Agnese, Fuoco sulla collina, Taglia la testa al gallo; Viaggi e intemperie (1980), che contiene Firenze, Dada, Tutto questo cosa c’entra con il r’n’r?; Seni e coseni (1981), che contiene Pasqua, Cleo e Signorina.
Del 1982 è il live Parla tu, mentre per un nuovo album bisogna attendere il 1983 con Ivan Graziani, che contiene Signora bionda dei ciliegi e Il chitarrista.
Del 1984 è Nove, che contiene Limiti e Minù Minù. Ivan partecipa al Festival di Sanremo 1985 portando la dolce e sottovalutata Franca ti amo, e l’anno dopo pubblica l’ultimo album per la RCA: Piknic.
Occorrono due anni per un nuovo punto di partenza: il primo disco per l’etichetta Carosello è il grintoso Ivangarage, registrato nello studio casalingo di Ivan, che contiene Noi non moriremo mai, Prudenza mai, Un uomo. Del 1991 è l’album Cicli e tricicli, e tre anni dopo esce con Malelingue, album ispirato che riporterà in luce Ivan, anche grazie alla fortunata partecipazione al Festival di Sanremo 1994 col brano Maledette malelingue. L’anno successivo vede la luce un secondo album dal vivo, contenente anche alcuni brani inediti e intitolato Fragili fiori…Livan, che si pregia della collaborazione dell’amico Renato Zero.
Purtroppo Ivan non farà in tempo a pubblicare le nuove canzoni a cui stava lavorando, venendo a mancare il 1° gennaio 1997.
Alcuni brani rimasti inediti usciranno negli anni successivi e, ad oggi, non si contano le raccolte antologiche e le versioni delle sue canzoni cantate da moltissimi artisti, che continuano ad omaggiare la “chitarra rock della musica italiana d’autore”. (aise)


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