La bufala dei trenta milioni di vaccini acquistati dalla Germania fuori dal Piano UE può far male all’Italia – di Alessandro Butticé

BRUXELLES\ aise\ – Chi semina vento raccoglie tempesta, dice un proverbio. C’è quindi da augurarsi che i tanti urlatori e agitatori nostrani, anche tra i media, in questo inizio 2021 non continuino a seminarne abbastanza da provocare pericolose tempeste, che potrebbero diventare non solo verbali, sul nostro paese. E che verrebbero raccolte, più che da chi le ha provocate, dal solito Pantalone nazionale.
Per chi scrive constatare che l’opinione pubblica italiana sta cavalcando un atavico problema psicologico con la Germania, dal quale sembra non riuscire a liberarsi, è preoccupante. Non solo perché rischia di nutrire i non pochi sovranisti tedeschi che assediano Angela Merkel, considerandosi vittime della generosità Ue verso le stereotipate “cicale corrotte e mafiose” del Sud, con conseguenti possibili ritorsioni a danno dei nostri interessi economici nazionali. Ma anche perché, ed è ancora più grave, è un problema che si nutre troppo spesso di vere e proprie fake news. Che per essere linguisticamente sovranisti dovremmo definire come “bufale”.
L’ultimo esempio viene dalla campagna anti-tedesca a proposito degli acquisti di dosi supplementari di vaccino BioNTech da parte della Germania. Alimentata da parte della stampa italiana, con il sostegno indiretto di alcuni esponenti delle opposizioni e del governo.
Ne ho voluto parlare con chi la Germania la conosce bene, ma conosce ancora meglio le regole europee. Fabio Colasanti, romano doc, economista laureato alla Sapienza e sposato da anni con una cittadina tedesca. Che è stato anche stretto collaboratore di Romano Prodi quando era Presidente della Commissione Europea, ove a sua volta ha ricoperto l’incarico di Direttore Generale dell’Industria e delle Imprese, prima, e della società dell’informazione fino al 2010.
D. Alcuni hanno accusato la Germania di essersi comportata alla Marchese del Grillo maniera, violando gli accordi europei in materia di approvvigionamento dei vaccini anti-covid. Cosa può dirci in proposito?
R. Che la polemica è senza fondamento. La Commissione europea ha proposto agli stati membri di negoziare assieme l'acquisto nelle necessarie dosi di vaccino anti-Covid da varie ditte. Come parte dell'accordo raggiunto tra i paesi membri, i quali si sono impegnati a non negoziare acquisti bilaterali con le singole ditte fornitrici. Cosa più che logica.
D. E allora perché la Germania ha comprato direttamente svariati milioni di dosi in bilaterale?
R. Perché i negoziati condotti dalla Commissione hanno portato a pre-ordini da varie ditte per un totale di 1,4 miliardi di dosi, con la possibilità di arrivare quasi a due miliardi se necessario. Le forniture dei vaccini sono ripartite tra gli stati membri in funzione della loro popolazione. I negoziati con le ditte fornitrici sono quindi conclusi da parecchio tempo e la proibizione di accordi bilaterali non ha più alcun senso. Le 100 milioni di dosi supplementari della BioNTech di cui si è parlato recentemente erano già previsti nell'accordo iniziale e sarebbero dipese dalle capacità di produzione della Pfizer/BioNTech.
D. Può spiegare meglio?
R. All'interno di questi accordi, gli stati membri hanno potuto esprimere delle preferenze. La Germania ha investito molto sul vaccino Pfizer-BioNTech, mentre il nostro paese ha ordinato una quantità di vaccini Astra Zeneca doppia di quella degli ordini di vaccini BioNTech. Probabilmente perché il vaccino Astra Zeneca è sviluppato insieme alla IRBM di Pomezia. In un primo tempo il ministro tedesco Jens Spahn è stato criticato per aver comprato troppe poche dosi di vaccino, mentre la stampa ha parlato molto bene della BioNTech.
D. Forse con l’intento di favorire la BioNTech perché tedesca?
R. Oggettivamente BioNTech ha una bella storia. È stata fondata da una coppia di ricercatori turchi (marito e moglie, Uğur Şahin e Özlem Türeci) che vivono in Germania da molti anni. La moglie, Özlem Türeci, è nata in Germania da genitori entrambi turchi, mentre il marito è arrivato in Germania da bambino. La ricercatrice che più ha contribuito alla creazione del vaccino è ungherese, Katalin Karikó. I due fondatori avevano già creato un'altra società biotech che hanno venduto alcuni anni fa, guadagnandoci molti soldi. Hanno poi creato una nuova società, la BioNTech nel 2008, soprattutto per il piacere di continuare a fare ricerca (non avevano più molto bisogno di guadagnare altri soldi per vivere bene). Quando hanno avuto le prime notizie sul Sars-CoV-2 hanno deciso di sospendere tutti i progetti di ricerca che avevano in corso e di concentrarsi unicamente sulla ricerca di un vaccino anti Covid. Una scelta che un'impresa quotata in borsa e con un azionariato diffuso avrebbe difficilmente potuto fare.
D. Come hanno fatto allora a sviluppare le ricerche sul vaccino?
R. A settembre 2019, la fondazione Belinda e Bill Gates ha investito 55 milioni di dollari nella BioNTech. A dicembre 2019 la BioNTech ha ricevuto anche un finanziamento di 50 milioni di euro della Banca Europea per gli Investimenti nel quadro del programma della Commissione europea "Invest for Europe". Mentre a giugno 2020 ha ricevuto un altro investimento di 250 milioni di dollari dalla Temasek di Singapore e un prestito della Banca Europea per gli Investimenti pari a 100 milioni di euro.
D. E la collaborazione con la Pfizer?
R. Nello sviluppo del vaccino, la BioNtech si è alleata alla Pfizer, il cui CEO è un greco, per sfruttare le possibilità organizzative e finanziarie della multinazionale per l'enorme lavoro di testing del vaccino e per la sua produzione. La BioNTech ha firmato contratti per fornire 300 milioni di dosi all'Unione europea (200 + 100), 120 milioni di dosi al Giappone, 100 milioni di dosi agli Stati Uniti e 40 milioni di dosi al Regno Unito. A settembre la BioNTech ha acquistato dalla Novartis una fabbrica a Marburg nell'Assia, in Germania, riprendendo i suoi 300 dipendenti, e la sta trasformando in un'unità per la produzione del vaccino anti-Covid che dovrebbe iniziare tra un paio di mesi. Il gruppo BioNTech-Pfizer ha annunciato di poter produrre circa un miliardo e trecento milioni di dosi nel corso del 2021, secondo il Vaccine Tracker del Financial Times e comunicati della Commissione europea.
D. Perché allora si parla di vendita diretta alla Germania, fuori degli accordi europei, di trenta milioni di vaccini?
R. Il due dicembre, il ministro Jens Spahn – rispondendo alle critiche di aver acquistato un numero insufficiente di dosi – ha dichiarato a Bloomberg di voler esaminare la possibilità di acquistare altre dosi di vaccino dalla BioNTech e dalla CureVac, a condizione che questi acquisti non interferissero con gli accordi già firmati a livello europeo. La Germania (il 19 dicembre, secondo fonti stampa) ha poi consultato su questa questione gli stati membri. Nessuno avrebbe avuto nulla da ridire essendo il periodo di negoziazione con le ditte chiuso da tempo. Dopo questa informazione il ministro Spahn, in maniera un po' azzardata, ha annunciato alla stampa di aver concluso l'acquisto di altre 30 milioni di dosi dalla BioNTech. Dosi da consegnare dopo le circa 70 milioni di dosi previste con gli accordi europei, da consegnare quindi a fine 2021. Cosa molto importante è che il 30 dicembre la BioNTech ha però affermato di non aver ancora sottoscritto alcun accordo con il governo tedesco. Evidentemente la BioNTech sa di poter sottoscrivere un accordo di questo tipo solo dopo aver rispettato gli accordi sottoscritti con la Commissione europea, attraverso la consegna effettiva delle dosi previste.
D. Un errore del ministro tedesco allora nell’annunciare l’acquisto fuori sacco?
R. Il pubblico annuncio del ministro Spahn, che è uno dei candidati alla successione della signora Merkel, è stato sicuramente un po’ affrettato. Comunque non ha e non può avere alcun effetto negativo sugli accordi e le forniture negoziati a livello europeo.
D. Perché allora tanto clamore in Italia quando sarebbe bastato poco per comprendere la situazione?
R. Perché le reazioni di alcuni media italiani dimostrano che dobbiamo ancora maturare parecchio. Ci sarebbero invece molte cose più importanti da dire sugli acquisti di vaccini. Ad esempio che lo sviluppo in tempi così rapidi di vaccini anti-Covid è un risultato storico per l’umanità. Ma anche che ci sono stati molti finanziamenti di stati europei e della stessa Unione europea, seppure il contributo più forte sia venuto dagli Stati Uniti con lo stanziamento di 10 miliardi di dollari effettuato con l'operazione Warp Speed. Ma si dovrebbe anche dire che, al 15 dicembre, il 51 per cento degli accordi commerciali conclusi riguarda forniture a paesi ad alto reddito che hanno il 14 per cento della popolazione mondiale. Ciò significa che un quarto della popolazione mondiale probabilmente non riceverà alcuna dose dei vaccini prima del 2022. (alessandro butticé\aise)