LA COMUNITÀ ITALIANA DI BRUXELLES DIVISA SULLA QUESTIONE SEA WATCH E L’ARRESTO ANNULLATO DELLA COMANDANTE CAROLA RACKETE

LA COMUNITÀ ITALIANA DI BRUXELLES DIVISA SULLA QUESTIONE SEA WATCH E L’ARRESTO ANNULLATO DELLA COMANDANTE CAROLA RACKETE

BRUXELLES\aise\ - L’annullamento da parte del GIP di Agrigento, dell’arresto in flagranza della comandante della Sea Watch 3, la tedesca Carola Rackete, da parte della Guardia di Finanza italiana, è oggetto di accesa discussione anche Bruxelles, all’interno della comunità italiana e internazionale.
Le discussioni, ispirate da quelle italiane sui media e i social, restano piuttosto polarizzate.
Da una parte i partigiani del governo italiano, ed in particolare del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, dall’altro i suoi strenui oppositori.
Ma vi è anche una terza parte, che rifugge le posizioni da tifo da stadio, e che non vuole prendere posizioni di carattere politico, ma che manifesta tuttavia sorpresa e sconcerto per una decisione giudiziaria che, seppure relativa alle sole indagini preliminari - e che non influirà più di tanto la giurisprudenza che, si immagina, sarà alla fine della corte di Cassazione - in una vicenda che si presume lunga e controversa, è di difficile comprensione per chi mastica la materia.
Tra questi, molti dei diversi finanzieri in congedo che, dall’ottobre del 1990, prestano servizio presso le Istituzioni dell’Unione Europea, e che hanno costituito, nel 2014, la Sezione di Bruxelles-Unione Europea dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia (ANFI).
Nel loro account Twitter si definiscono “Patrioti italiani e europei”, per sottolineare la loro fedeltà al giuramento prestato alla Repubblica Italiana ed all’osservanza della Costituzione e delle leggi, che comprendono, anche se alcuni a volte non lo sanno o fanno finta di non saperlo, i Trattati europei ed i regolamenti comunitari (che hanno forza di legge in tutti gli stati membri).
Abbiamo voluto quindi intervistare in proposito il loro presidente di sezione, il generale Alessandro Butticé. Oltre ad essere anche il Delegato per il Belgio, l’UE e la NATO dell’Associazione Nazionale degli insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Butticé è anche giornalista, condirettore e capo della redazione di Bruxelles del quindicinale europeista Più Europei, da lui co-fondato, e collaboratore di aise.
D. Come ha accolto la notizia della mancata convalida dell’arresto della Comandante della Sea Watch 3 effettuato dalla Guardia di Finanza?
R. Con il rispetto che si deve a tutte le decisioni giudiziarie. Che devono essere eseguite, ma possono essere commentate, mai con toni da tifoserie da stadio, e anche contestate nelle aule dei tribunali. Ma anche con sorpresa. Innanzitutto perché è cosa nota che le imbarcazioni del naviglio della Guardia di Finanza sono “navi da guerra”. Lo dice la giurisprudenza costante della Corte di Cassazione, non di un giudice delle indagini preliminari. E la presenza di un ufficiale a bordo mi risulta essere stata superata dalla Convenzione di Montego Bay del 1982, e dalla sua ratifica italiana con legge n. 689 del 1994. In secondo luogo perché questa sentenza, anche se è solo la sentenza di un giudice delle indagini preliminari, rischia di creare un pericoloso precedente. Quello di fare credere che vi sia la possibilità, impunita, di speronare imbarcazioni militari e di polizia, ma forse anche automezzi, a chiunque ritenga di adempiere un diritto o essere in stato di necessità, o forse di dover disobbedire a una legge che ritiene ingiusta. Anche se non mi pare che a bordo della nave ci fosse qualcuno in imminente pericolo di vita, da oggi le autoambulanze potranno forzare i posti di blocco?
D. L’Italia sembra però isolata in Europa su questa vicenda.
R. Non direi. Frequento da quasi trent’anni e conosco abbastanza bene un po’ tutti i Paesi dell’Unione Europea e organismi giudiziari e di polizia. A parte posizioni e dichiarazioni di carattere politico e personali, la mia personale esperienza è che in situazioni analoghe, in tutti gli altri Stati Membri dell’Unione Europea, compresa Germania e Olanda, il comportamento della Comandante della Sea Watch non avrebbe avuto diversa reazione da parte della autorità militari o di polizia. Non parliamo di alcuni Paesi extraeuropei dove avrebbe avuto ben altro tipo di reazione. Tengo comunque a precisare che l’Unione Europea ha ben poco da fare con questa vicenda. È la legge italiana che deve essere applicata, con i suoi strumenti giuridici e legali. Non serve a nulla scaricare sull’Unione Europea.
D. La stampa di oggi ha riportato alcune reazioni di sconcerto da parte dei finanzieri di Lampedusa. Cosa ne pensa?
R. Penso che sia normale essere sconcertati per chi, a rischio della propria vita, ha cercato di applicare la legge, e difendere le frontiere nazionali - ed europee, non dimentichiamolo – da un atto che personalmente considero arbitrario, e forse anche provocatorio. Ma i finanzieri di Lampedusa, che hanno la nostra più incondizionata solidarietà, possono stare tranquilli. Ho grandissima fiducia nel Comandante Generale della Guardia di Finanza, il Generale Zafarana, che è giustamente corso immediatamente a trovarli e ad esprimere loro tutto il sostegno suo e del Corpo. Non saranno certamente soli. Ho saputo che la Comandante dispone di un agguerrito e costoso collegio di difesa, e che è già stata lanciata una raccolta di fondi per finanziare le spese legali. Credo che non sarà necessario per i finanzieri. Ma se lo fosse, la sezione di finanzieri in congedo che ho l’onore di presiedere non starà con le mani in mano. Se necessario, non esisteremo a lanciare analoga iniziativa. Come abbiamo fatto per le vittime del terremoto lo faremo per i nostri colleghi di Lampedusa. E per i terremotati dell’Umbria siamo stati la sezione che ha raccolto più fondi in assoluto questa grande gara di solidarietà. (aise)

Newsletter
Archivi