“LA NAVE DOLCE”: DEBUTTO A BARI PER LO SPETTACOLO SULL’ESODO ALBANESE DEL ‘91

“LA NAVE DOLCE”: DEBUTTO A BARI PER LO SPETTACOLO SULL’ESODO ALBANESE DEL ‘91

BARI\ aise\ - “La nave dolce”. Il testo teatrale scaturito dall’omonimo docufilm di Daniele Vicari che racconta dell’esodo albanese verso l’Italia sulla nave Vlora, andrà in scena per il suo debutto nazionale al Teatro Piccinni di Bari il prossimo 15 febbraio.
Il testo è scaturito da una lunga ricerca su documenti, giornali e filmati di quell’8 Agosto 1991, giornata durante la quale 20.000 albanesi sbarcarono a bordo della Vlora a Bari, e dalle testimonianze raccolte nel corso di due anni tra la comunità albanese di Bari e di Belluno e tra le figure istituzionali presenti all’epoca, un percorso di studio condiviso tra l’autrice, la regista e l’attore dello spettacolo composto anche di sopralluoghi nei luoghi della città in cui si è consumata la vicenda. La ricerca che ha presieduto alla stesura del testo ha reso palese quanto questa sia oggi una storia necessaria, la sua contemporaneità, e quanto la storia tristemente si ripeta. Che a narrarla sia un giovane attore barese, all’epoca non ancora nato, che abbia sentito forte il bisogno di testimoniarla, è qualcosa che invece induce a sperare, mentre dona alla scena quell’autenticità che scaturisce da una reale urgenza artistica.
Il lavoro evidenzia, tra gli altri aspetti, uno strappo istituzionale tra il governo di allora (Andreotti) e in particolare tra il Presidente della Repubblica Cossiga e l’Amministrazione Comunale di Bari. Nello spettacolo la vicenda è testimoniata da tre voci: quella di chi si mette in viaggio, quella di chi accoglie, quella di chi guarda. Tre voci e una storia. Tre lingue: un idioma italo-albanese, il viaggio, le attese, l’approdo, un idioma italo-pugliese, la coscienza critica, l’italiano, lo stupore. Tre punti di vista: un giovane albanese, un barese e un bambino. Tre voci che testimoniano l’importanza di un evento che ha mutato per sempre la storia dell’immigrazione.
8 agosto 1991. Il porto di Bari. La nave Vlora attracca carica di ventimila albanesi. 20.000 persone che arrivano in un sol colpo, sono un paese intero. E un paese intero non lo si può rispedire a casa come fosse un pacco mal recapitato. Da un lato le autorità governative che vogliono quei ventimila rinchiusi, tutti insieme, nello stadio cittadino trasformato da luogo di incontro in anfiteatro di una assurda lotta per la sopravvivenza, mentre gli elicotteri controllano dall’alto. Dall’altro la comunità di Bari che accoglie anche a suon di paste al forno e focacce raccolte tra le famiglie! Una vicenda esemplare che apre lo sguardo sul panorama politico europeo degli anni ‘90, e sulle sue ferite ancora aperte. Questa storia ritrova oggi piena attualità. È una storia che parla di mare e di una nave presa d’assalto. È una storia di fuga e sogni. È una storia di desideri e pulsioni di libertà. È una storia che vive ancora sulla pelle di chi l’ha vissuta. È una storia di integrazione e incontro. È una storia intessuta di storie. È una storia che non è finita. Una storia che vuole ancora essere raccontata.
Daniela Nicosia è una regista e una drammaturga, Premio Nazionale della Critica, laureata in Semiologia dello Spettacolo presso il D.A.M.S. dell’Università di Bologna, e formatasi artisticamente con Yoshi Oida - attore di Peter Brook presso il CIRT di Parigi - ha firmato regie per il Teatro Stabile dell’Aquila, gli Stabili di Innovazione di Bologna, di Verona e di Vicenza, Tib Teatro, Arca Azzurra Teatro, il Festival di Madrid, il Festival Internazionale della Biennale di Venezia, il Festival Conversazioni 2018 – Teatro Olimpico Vicenza - per il 71° Ciclo di Spettacoli Classici. La drammaturgia è il terreno prioritario della ricerca artistica di Daniela Nicosia quello che ne identifica il segno scenico: Passione dal romanzo Passio Laetitiae et Felicitatis di Giovanni Testori, La Paura dall’omonimo racconto di Federico De Roberto, Galileo - edito da Titivillus, Polvere ovvero la storia del Teatro, Elettra di Euripide con inserti dal sdisOrè di Giovanni Testori e da Fuochi di Marguerite Yourcenaur, La Nave Dolce. Una ricerca orientata ai territori della drammaturgia contemporanea, che non esclude scritture originali focalizzando la componente performativa in un lavoro di regia e sull’attore che conosce le dinamiche delle avanguardie pur essendo più vicino alle forme del teatro europeo di regia critica che pur nella cura della parola, del dettato del testo, e della ricerca interna ad esso, privilegia la dinamica della scena. (aise) 

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