LA NUOVA EMIGRAZIONE VENETA: LA RICERCA DELL’OSSERVATORIO VENETI NEL MONDO

LA NUOVA EMIGRAZIONE VENETA: LA RICERCA DELL’OSSERVATORIO VENETI NEL MONDO

VENEZIA\ aise\ - “Le recenti emigrazioni dei veneti all'estero: percorsi, percezioni e prospettive”. Questo il titolo del Report di Ricerca realizzato dal gruppo di ricerca Veneto Lavoro nell’ambito delle attività dall’Osservatorio Veneti Nel Mondo, costituito da Letizia Bertazzon, Rita Bellan e Francesca Nadalin, e condiviso in questi giorni sui propri profili social dall’Associazione Veneti nel Mondo.
La ricerca, coordinata dall’assessorato alla sanità, ai servizi sociali, e alla programmazione socio-sanitaria - Unità Organizzativa Flussi Migratori - della Regione Veneto, rappresenta un’approfondita analisi sui risultati di 19 questionari, eseguiti ad alcuni veneti nel mondo di 11 paesi diversi, atti ad indagare i motivi che li hanno spinti a migrare in altri paesi, con annesse dinamiche dei loro percorsi e delle reti migratorie create dagli stessi. Con l’obiettivo di esplorare e descrivere una piccola parte delle attuali migrazioni venete.
Approfonditi particolarmente sono diversi temi, tra cui le condizioni lavorative, sia nella regione italiana che quelle che si trovano fuori dal Belpaese, che vengono analizzate attraverso le caratteristiche delle mansioni, i canali di reclutamento, il giudizio sul lavoro svolto e il raffronto con la situazione veneta.
Ma la ricerca si sofferma anche sulle esperienze fatte da alcuni veneti che vivono e lavorano all’estero, con particolare focus sugli aspetti positivi e gli ostacoli nel vivere lontano dalla propria città e dall’importanza di mantenere vivo un legame con le radici veneto.
E, infine, conclude con la terza ed ultima parte con i percorsi di rientro di questi italiani nel mondo in Veneto.
Dalle 19 storie analizzate dal gruppo di ricerca, emerge un tipo di migrazione assai distinta rispetto a quelle precedenti. E che, dunque, non è attraverso salari migliori che si fermerà il flusso in uscita. Il che non significa che questo non rappresenti un requisito importante per la decisione di lasciare la regione. Inoltre, secondo le ricercatrice, quella di questo periodo non si può definire una fuga dei cervelli, in quanto i migranti veneti non sono uniformi nell’istruzione. Risulta ancora un forte affetto che lega i veneti nel mondo alla propria regione, ma questo non toglie un’immagine di paese bloccato e poco meritocratico. La loro, in ultima analisi secondo i ricercatori, è dunque una scelta naturale, anche alla luce della facilità di spostamento e di comunicazione contemporanea. (aise) 

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