"LA ROSA DI GOETHE": ARCELLA CONTINANZA E LO STRAORDINARIO POTERE DELLA POESIA - DI VALERIA MARZOLI

"LA ROSA DI GOETHE": ARCELLA CONTINANZA E LO STRAORDINARIO POTERE DELLA POESIA - di Valeria Marzoli

ROMA\ aise\ - Silloge di poesie avvolgente, potente è quella che la sensibile penna di Marcella Continanza con "La rosa di Goethe" (2018, edizioni petite plaisance, pp.80, euro 10), con la prefazione di Dacia Maraini continua a proporci con ogni suo nuovo lavoro. Libro di qualità assoluta.
L’autrice rappresenta una delle voci poetiche più interessanti del panorama culturale internazionale che riesce a tradurre tutta la sua tensione emotiva in versi. È animata da un profondo legame con la memoria storica del passato dando vita a un mirabile flusso di immagini. Acuta e attenta osservatrice della realtà che la circonda. Poeta, giornalista, scrittrice.
Nelle poesie che compongono la sua nuova raccolta "La rosa di Goethe", intense e coinvolgenti, Continanza sembra avere la consapevolezza dello straordinario potere dei suoi versi che stringono il lettore in un vibrante abbraccio. Il volume contiene dapprima i taccuini che riguardano il trasferimento della poetessa a Francoforte sul Meno e la seconda parte raccoglie invece tutta una serie di poesie legate alla sua terra d’origine, il suo sguardo più intimo.
L’autrice, con versi brevi e nervosi, fa percepire tutta la nostalgia di sentirsi in una terra straniera, di essere un’anima divisa tra due Paesi: anni di viaggio con nostalgia di andare/ anni aperti al vento/ alla dogana/ per passare il confine/ ho lasciato l’azzurro e la foto di me bambina.
Continanza comprende che solo attraverso la fatica di ricostruirsi una nuova vita, dei nuovi sogni, stando bene attenta però a non perdere la propria identità, e la propria capacità di trasformare la malinconia, la tristezza, l’inquietudine in poesia, per lei potranno aprirsi nuovi orizzonti perché il destino sta per darle un’altra opportunità: apro la chiave del mattino/ perché i pensieri sono latte materno/ come un altare s’annunciano i grattacieli/ cammino con mento rialzato/ tra le cinta delle antiche mura/ tra le pietre del Remer dove il tempo diventa storia.
Però, mano a mano, l’autrice si rende conto che la realtà evolve e cambia: la nostalgia non è caduta all’arrivo/ è come nel gioco degli scacchi/ passaggi/ inizio/ torri pedine re regine/ ogni istante cambia un altro istante/ e un altro ancora.
Il mondo poetico della Continanza rende partecipi dei suoi ricordi legati alla sua infanzia, alla sua Basilicata, a sua madre. La sua poetica non può prescindere dal patrimonio culturale che le sembra cucito addosso come una seconda pelle. La poetessa fruga nella sua memoria fino a riuscire a cristallizzare dei momenti che per lei, rivestono un valore fondamentale: quel giorno di giugno festa degli Apostoli Santi/ l’infanzia chiuse la porta/ vietato aprire/ ché il dolore si trasforma in orco.
La poetessaci invita ad entrare nel suo mondo interiore. Senza riserve. Senza paure. Nella sua penna la realtà si trasforma in versi riuscendo in tal modo a creare una vibrante esplosione di emozioni: …come se fosse ieri. Quel/ mattino caldo d’estate libera/ aperta chiara si è incastrato nella mente e sale il ricordo:/ la bellezza antica di un gioiello/ trovato a Ponte Vecchio, un anello di giada ed è rimasto con me.
Ecco perché possiamo definire questa raccolta lo sguardo dell’autrice sulla vita, che permette anche al lettore di essere travolto dalla bellezza di questi versi che si accendono di luce propria. Dalla poesia della Continanza emergono, dirompenti, le immagini delle mani tra vecchi tronchi d’alberi, le immagini dei capelli nel brusio del vento, degli appuntamenti con i riflessi di sole, dei cristalli rosati al tramonto, delle maree di luna, dei fiori in fiamme, dei giardini e dei roseti ma soprattutto emerge l’immagine del supremo simbolo poetico: la rosa di Goethe. (valeria marzoli\aise)


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