L’AICS IN PRIMA LINEA

L’AICS IN PRIMA LINEA

ROMA – focus/ aise - Si è conclusa nei giorni scorsi la missione a Roma che rappresentanti dello staff del Palestinian Central Bureau of Statistics hanno svolto nel quadro del progetto "Miglioramento del Business Environment per le Micro, Piccole e Medie Imprese Palestinesi". Finanziato dall’Agenzia Italiana per la cooperazione allo Sviluppo il progetto mira alla realizzazione di un Registro Statistico dell’Imprese Attive per la Palestina con il supporto tecnico-metodologico di Istat.
Il confronto serrato ed articolato in incontri, presentazioni, discussioni, laboratori e approfondimenti procedurali ha permesso ai delegati palestinesi di conoscere in dettaglio l’esperienza italiana, capace di far confluire in una sintesi significativa i dati relativi alla produzione industriale nazionale, con contributi di carattere amministrativo, fiscale e finanziario.
L’elaborazione di dati statistici strutturati consentirà anche al Centro Studio palestinese, sulla scorta dell’esperienza italiana, di costruire uno strumento che permetterà di far comunicare le diverse fonti di dati e le diverse istituzioni (Ministero dell’Economia, Ministero delle Finanze, Camere di Commercio, municipalità), al fine di renderne più efficaci e puntuali gli interventi in materia di sviluppo del settore privato. Niña Morena, della "Comunità 14 luglio", della regione di Usulután, fa parte di un gruppo di produttori che si occupa di agricoltura biologica: dai fertilizzanti ai prodotti edibili. La sfida più grande, al termine del progetto, è rappresentata dalla capacità di quest’ultimo di continuare a incidere positivamente nella vita delle persone coinvolte. Proprio questo intento ha mosso il direttore dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo della sede di San Salvador, Riccardo Morpurgo, a recarsi di persona da alcuni produttori delle regioni di Usulután e Morazan che hanno preso parte al progetto "Associatività, Resilienza, Mercati". Il monitoraggio degli interventi e delle attività è infatti un utile strumento per verificare l’avvenimento del cambiamento auspicato all’interno di una comunità.
Le problematiche della zona, legate alla produzione agricola, sono relative agli alti livelli di inquinamento della terra e alla scarsità delle risorse idriche, che costringe ad una coltivazione idroponica.
Attraverso il progetto però si sono intraprese azioni mirate a mitigare l’insicurezza alimentare della comunità e a promuovere l’attività imprenditoriale e di commercializzazione dei prodotti. Nello specifico si è provveduto alla costruzione di una serra per le coltivazioni e all’installazione di pannelli solari per l’irrigazione della stessa. Inoltre la comunità è stata dotata di un’incubatrice per le uova e ad ogni famiglia sono state donate sette galline.
Don Cristino, produttore agricolo di 64 anni, racconta soddisfatto il cambiamento che ha potuto vedere con i suoi occhi: "Prima seminavamo mais, fagioli e maicillo solo a maggio e ultimamente, a causa della mancanza di pioggia, abbiamo iniziato a seminare a giugno e abbiamo raccolto il primo taglio a ottobre e il secondo a novembre. L’idea di continuare a lavorare è per il bene di noi stessi e delle nostre famiglie, perché prima non avevamo queste opportunità e benefici".
La siccità di quest’anno ha messo a dura prova le coltivazioni, per cui per sopravvivere durante la stagione secca, hanno iniziato a coltivare ortaggi, a partire dal peperone verde.
Oggi, dopo alcuni mesi dalla fine delle iniziative, la situazione appare molto migliorata: i produttori, diversificando le coltivazioni, hanno cominciato a diminuire l’insicurezza alimentare e hanno stabilito contatti di vendita con il mercato locale e con alcuni supermercati, acquisendo competenze tecniche, sia agricole che commerciali.
Doña Dinora, invece, fa parte dell’associazione Mujeres con Esperanza (ACREMUES): "siamo una cooperativa di 23 donne, ci occupiamo della produzione di amache, della gestione del centro di incubazione delle uova di gallina e del negozio comunitario".
Dopo i corsi di formazione queste donne hanno acquisito le competenze per valorizzare il proprio lavoro, hanno compreso l’importanza del saper vendere il proprio prodotto e finalmente vengono pagate un prezzo giusto. La formazione, anche in questo caso ha rivestito un ruolo fondamentale, sia dal punto di vista tecnico che commerciale. Infatti, oltre a standardizzare la produzione di amache, queste donne hanno appreso l’importanza di promuovere il loro prodotto: "Ora siamo in grado di prevedere la materia prima di cui abbiamo bisogno, abbiamo iniziato a curare il packaging e ci siamo aperti al mercato on-line, anche attraverso l’uso dei social".
Inoltre il piccolo negozio gestito dalle donne in questione ha molte ripercussioni positive all’interno della comunità: innanzitutto, oltre ad essere uno spazio di vendita per i prodotti artigianali, permette l’accesso ai prodotti di prima necessità, inoltre, trasformandosi in una pupuseria, il fine settimana assume il ruolo di uno spazio di condivisione.
Nonostante le difficoltà che questi gruppi di produttori hanno dovuto affrontare, oggi, terminata da pochi mesi la seconda fase del progetto, è possibile riscontrare un cambiamento all’interno delle comunità di riferimento. Attraverso la formazione si è lavorato sull’acquisizione delle competenze tecniche che ora i produttori impiegano nel loro lavoro. L’aspetto più importante riguarda proprio la capacità dei produttori di far fronte autonomamente alle sfide che ogni giorno possono presentarsi, in primis le condizioni climatiche avverse.
Tutto ciò con l’obiettivo di garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale in forma sostenibile delle famiglie dei piccoli produttori vulnerabili e assicurare l’autonomia economica della comunità.
Consolidare un approccio rivolto alla sostenibilità ambientale nel campo della cooperazione internazionale, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e del nuovo corso "ambientalista" tracciato dalla presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen. Parte con questo obiettivo il primo atto esecutivo della collaborazione siglata nelle scorse settimane tra l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e Sogesid SpA, società "in house" dei Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture.
L’Agenzia che, come negli altri partner europei, opera dal 2016 con una struttura professionale e innovativa, proponendosi come hub governativo per i progetti di sviluppo internazionale, si avvarrà dell’esperienza maturata da Sogesid in tutti i settori della tutela ambientale per rafforzare un orientamento, anche culturale, verso la sostenibilità nei diversi contesti e settori della sua azione. Si tratta di un passo importante nell’ottica di una maggiore efficacia e coerenza delle politiche governative di cooperazione internazionale, affidate dalla legge all’AICS come soggetto cardine del Sistema italiano.
L’atto, firmato dal direttore dell’AICS Luca Maestripieri e dal presidente e amministratore delegato di Sogesid Enrico Biscaglia, prevede che nei prossimi dodici mesi un gruppo di lavoro congiunto realizzi insieme una serie di attività: strumenti metodologici per valutare e monitorare la sostenibilità ambientale nelle diverse iniziative di finanziamento sostenute dall’Agenzia, un archivio dinamico di buone pratiche già realizzate partendo da quelle nel settore idrico, "concept note" su specifiche tematiche quali la migrazione da cambiamenti climatici, la riforestazione e il recupero di plastica nel Mediterraneo. La collaborazione riguarderà anche la partecipazione congiunta a seminari, convegni, workshop e riunioni internazionali.
"La collaborazione con Sogesid", afferma il direttore dell’AICS Maestripieri, "rientra nella sfida che l’Agenzia sta affrontando per promuovere la sostenibilità ambientale quale grammatica trasversale della cooperazione allo sviluppo. L’Italia ha istituzioni, eccellenze, know how che messi a lavorare insieme possono fornire un contributo importante e apprezzato a livello internazionale nell’affrontare le sfide globali dei nostri tempi. Sostenibilità ambientale, affermazione di un’economia circolare, contrasto agli effetti del cambio climatico sono tra le nostre priorità".
"L’intesa con l’AICS", spiega il presidente Biscaglia, "consente di valorizzare le ampie competenze che Sogesid ha maturato nel tempo non solo in Italia, ma nei più autorevoli consessi internazionali. Siamo lieti di fornire il nostro contributo, nel quadro del forte impegno del Governo dimostrato nel negoziato globale, alla prospettiva di una cooperazione che unisca i popoli e riduca gli squilibri sociali puntando sull’impegno incessante per garantire in tutto il Pianeta una crescita sostenibile".
Responsabili delle attività sono il vicedirettore tecnico dell’AICS Leonardo Carmenati e per Sogesid il direttore operativo Giorgia Scopece. (focus\ aise) 

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