L’ARTE PONTE TRA I POPOLI

L’ARTE PONTE TRA I POPOLI

ROMA – focus\aise – Dopo le tappe di Beirut e Tunisi la Collezione del MAXXI conclude il suo viaggio nel Mediterraneo a Rabat. È qui che sabato, 8 giugno, si è aperta la mostra "Classic Reloaded. Mediterranea" a cura di Bartolomeo Pietromarchi, direttore MAXXI Arte, con Eleonora Farina, che da un anno fa viaggiare nel Mediterraneo una selezione di opere di artisti italiani provenienti dalla Collezione del Museo. Opere che divengono messaggere di dialogo tra i popoli in questa mostra sul legame tra tradizione classica e ricerca artistica contemporanea.
La Collezione del MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, si è così trasformata in ambasciatrice di dialogo tra i popoli e strumento di diplomazia culturale, perché anche attraverso l’Arte si possono gettare dei ponti, contro ogni chiusura e nazionalismo.
La terza e ultima tappa della mostra itinerante si terrà sino al 30 ottobre negli spazi della Villa des Arts de Rabat, dopo essere stata ospitata a Villa Audi – Mosaic Museum di Beirut e al Museo Nazionale del Bardo a Tunisi.
Il progetto fa parte del programma culturale che il MAECI ha realizzato nel 2018 nei Paesi dell’area del Medio Oriente e del Nord Africa, Italia, Culture, Mediterraneo e, a Rabat, è in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Marocco e resa possibile grazie all’Istituto Italiano di Cultura di Rabat.
"Classic Reloaded" propone la rilettura e rivitalizzazione di un patrimonio identitario comune, una base culturale e artistica dalla quale è possibile ripartire per riprendere un dialogo, per facilitare quella comprensione tra i popoli oggi più che mai necessaria, vero antidoto a ogni fondamentalismo.
La mostra vuole rappresentare, attraverso 20 opere di 13 artisti italiani, parte della Collezione del Museo, la cultura del "mare che sta tra le terre", quell’autonomia culturale ma nello stesso tempo apertura all’altro, coesistenza tra popoli, rapporto tra locale e globale, che da sempre caratterizza le nazioni del Mediterraneo.
A Rabat le opere dialogano con i magnifici spazi della Villa des Arts, complesso di padiglioni art-déco costruito negli anni ‘30 da Mustapha Alaoui e recentemente trasformato in centro per l’arte contemporanea dalla Fondation ONA.
La relazione con la città di Rabat e con la cultura della capitale marocchina, rende ancora più forti la citazione della tradizione bizantina del fondo oro di Senza Titolo di Gino De Dominicis, o il riferimento ironico alla mitologia romana di Lapsus Lupus di Luigi Ontani.
L’installazione di Remo Salvadori La stanza dei verticali, con il sensuale utilizzo del rame e il riferimento ai concetti fondamentali della geometria, ci riporta all’architettura classica, mentre nelle sculture di Bruna Esposito, in marmo policromo e scope di bambù, si mescolano dimensione domestica e architettonica.
Con i suoi scatti Mimmo Jodice rilegge e fa riprendere vita a sculture, dipinti e mosaici di epoca classica, mentre Flavio Favelli con il collage di tappeti di diversa provenienza che compone Fiori Persiani, riproduce quella cultura di dialogo e d’incontro parte dell’identità mediterranea.
E ancora le ceramiche di Salvatore Arancio ci riportano a tradizioni popolari autoctone con richiami arcaici e mitologici, le opere di Sabrina Mezzaqui si riferiscono a una cultura millenaria di altissima qualità artigianale, la pratica del ricamo e del ritaglio, che dialoga perfettamente con le decorazioni moresche.
A un’estetica aniconica e ornamentale di matrice arabo-musulmana si rifà Icosaedro di Pietro Ruffo, mentre le composizioni di Luca Trevisani s’interrogano sulla presenza e sull’assenza, la fragilità e l’equilibrio, binomi sui quali si fonda la scultura classica.
A concludere il percorso un’opera di Liliana Moro: il suono del canto di un uccello fischiato dall’artista stessa, che fa da contraltare ai motivi ornamentali della Villa du Parc; accanto a questa due lavori che ci riportano al culto dei morti, alle sepolture, agli ipogei: Mother, il fachiro sottoterra di Maurizio Cattelan e Porta addormita di Enzo Cucchi, un quadro scultura con grappoli di teschi, opere capaci di catturare la nostra attenzione e condurci oltre la soglia.
A chiusura del progetto, nell’autunno 2019 è inoltre prevista la pubblicazione del catalogo della mostra, che raccoglierà le immagini di Agostino Osio (Alto Piano studio, Milano) delle opere allestite nei tre spazi espositivi di Villa Audi - Mosaic Museum di Beirut, Museo Nazionale del Bardo a Tunisi e Villa des Arts de Rabat. (aise) 

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