LIGURIA: SEDUTA SOLENNE DEL CONSIGLIO REGIONALE PER IL GIORNO DEL RICORDO

LIGURIA: SEDUTA SOLENNE DEL CONSIGLIO REGIONALE PER IL GIORNO DEL RICORDO

GENOVA\ aise\ - Questa mattina nel Complesso monumentale di Sant’Ignazio dell’Archivio di Stato a Genova si è svolta la Seduta solenne del Consiglio regionale della Liguria, dedicata al Giorno del Ricordo. La cerimonia è stata organizzata a ridosso del 10 febbraio, per celebrare le vittime della persecuzione degli italiani, che vivevano nella Venezia Giulia, Istria e Dalmazia, dall’armistizio fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale: migliaia di uomini e donne vennero torturati, uccisi e gettati nelle foibe dalle formazioni partigiane del maresciallo Tito, tantissime famiglie furono costrette alla fuga provocando il drammatico spopolamento delle città lungo la costa.
Ha aperto la seduta il presidente del Consiglio regionale Alessandro Piana, mentre l’orazione ufficiale è stata tenuta da Piero Tarticchio, giornalista e presidente del Centro di cultura Giuliano-Dalmata.
Hanno partecipato alla cerimonia consiglieri, assessori e le massime autorità civili, militari e religiose.
Prima dell’indirizzo di saluto, il Consiglio ha osservato un minuto di silenzio in omaggio alle vittime e agli esuli.
“Passati direttamente dall’oppressione del Terzo Reich all’occupazione delle formazioni partigiane di Tito, gli italiani della Venezia Giulia, e più in generale tutti gli italiani residenti nei territori ad est di Trieste patirono l’ostracismo di una politica panslavista perseguita con ferocia e determinazione”, ha esordito Piana. “Fu una strategia pianificata per cancellare la presenza italiana. In tale contesto – ha aggiunto - voler preservare la propria lingua, la propria religione, le proprie tradizioni, presenti da sempre su quel lembo di Adriatico, divenne in breve tempo motivo di persecuzione”.
“Fu una diaspora internazionale che segnò la fine di intere comunità”, ha ricordato Piana. “Un esodo carico di dolore, di lutti, di privazioni, di sofferenze. E per quanti scelsero l’Italia come “naturale” rifugio, alle difficoltà oggettive di un’assistenza in larga misura carente si sommò il peso della sospetta complicità con il passato regime fascista, alimentata da una propaganda comprensibile solo nel quadro internazionale della guerra fredda”.
Nella sua orazione, Piero Tarticchio ha illustrato le diverse fasi della persecuzione da parte delle formazioni partigiane di Tito, iniziata dopo l’armistizio e, dopo una pausa di due anni durante l’occupazione tedesca, ripresa alla fine della guerra, soffermandosi, fra le altre cose, sulla spietata esecuzione del sacerdote Angelo Tarticchio, cugino di suo padre. Tarticchio ha ricordato la “balcanizzazione”, cioè “la guerra di conquista di Tito per controllare Trieste, Fiume e la Dalmazia eliminando gli italiani che abitavano quelle terre da generazioni. Tito doveva fare in modo che gli italiani se ne andassero a ogni costo e non si accontentò di creare una sorta di psicosi e terrore”.
Con commozione lo scrittore ha rievocato i particolari dell’assassinio del padre, prelevato nel maggio 1945 e poi giustiziato e “infoibato”, insieme ad altri 23 italiani che vivevano nel piccolo paese di Gallesano, la fuga precipitosa insieme alla madre a Pola e, dopo la strage di Vergarolla, la nuova fuga e la sua condizione di giovanissimo esule.
“La nostra amarezza – ha aggiunto - è nel fatto che l’Italia non ha mai ricordato i martiri di quella tragedia”. Tarticchio ha rievocato l’ostilità incontrata in Italia dagli esuli: “Per l’Italia eravamo jugoslavi, per la Jugoslavia eravamo italiani, in realtà non eravamo niente. Solo un popolo in fuga – ha sottolineato - senza casa, senza patria, senza identità”.
Tarticchio ha concluso puntando il dito contro il lungo silenzio di quella persecuzione superato, in Italia, solo grazie alla legge 92 del 2004: “Relegati nell’oblio e nell’indifferenza, abbiamo aspettato 57 anni prima che fosse concesso il diritto di commemorare i nostri morti e che la verità vincesse sull’ingiustizia, ma i fatti non cessano di esistere solo perché sono stati ignorati o, ancora peggio, taciuti”.
Nella seconda parte della seduta si è svolta la premiazione degli studenti che hanno vinto la diciannovesima edizione del concorso del Consiglio regionale “Il sacrificio degli italiani della Venezia Giulia e Dalmazia: mantenere la memoria, rispettare la verità, impegnarsi per garantire i diritti dei popoli”, indirizzato agli studenti degli istituti superiori della Liguria. Il concorso rientra fra le iniziative promosse dalla legge regionale 24 dicembre 2004 numero 29 “Attività della Regione Liguria per l’affermazione dei valori della Memoria del Martirio e dell’Esodo dei Giuliano Dalmati”.
Gli studenti parteciperanno, fra il 22 e il 28 marzo prossimo, al consueto viaggio in Venezia Giulia, Istria e Dalmazia per conoscere i luoghi e le città che furono teatro della persecuzione.
Quella di oggi è stata "una giornata importante” per il presidente della Liguria, Giovanni Toti. “Per troppo tempo in questo paese quegli eventi, le tragiche giornate delle foibe, l'occupazione di Trieste, l'esodo dall'Istria e dalla Dalmazia sono stati dimenticati, e quei martiri considerati di seconda classe: un'ingiustizia di cui questo paese porterà addosso il peso per molto tempo, così come una certa ideologia. Conoscere la nostra storia, le nostre sofferenze ma anche gli episodi di resistenza, di resilienza, di capacità di adattamento è una parte della costruzione del futuro: dimenticarsi la storia non va mai bene per chi vuole guardare avanti". (aise) 

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