LIMITIAMO I RISCHI: DIPENDE ANCHE DA NOI – DI DARIO NELLI

LIMITIAMO I RISCHI: DIPENDE ANCHE DA NOI – di Dario Nelli

CANBERRA\ aise\ - “Da oggi - e non è molto chiaro il posticipo dato che la riunione dei capi di governo federale, statali e dei territori e degli esperti della Sanità si è tenuta venerdì scorso - non sono permessi (e diventerà legge) eventi che vedono la partecipazione di più di 500 persone, ma per tutto il weekend “ordinaria amministrazione” con partite di rugby e calcio e concerti aperti al pubblico”. Uno sguardo sulla situazione in Australia, dove aumenta l'allerta da Coronavirus, arriva da Dario Nelli e da un suo editoriale pubblicato oggi sulla versione on line de La Fiamma, storico giornale bilingue della comunità italiana downunder.
“Troppo complicato e soprattutto costoso il divieto immediato. Da mezzanotte di ieri è anche entrata in vigore la positiva novità, in stile Nuova Zelanda, della quarantena imposta a tutti i passeggeri che arrivano in Australia con voli provenienti da ogni parte del mondo. Bloccate anche tutte le navi da crociera.
Nessuna possibilità, ovviamente, di controllare il rispetto delle nuove disposizioni per ciò che riguarda i quattordici giorni di isolamento autoimposto per chi rientra o arriva dall’estero, ma ci si augura che il senso di responsabilità individuale permetta di evitare nuovi contagi. Respinta invece la richiesta, pre-vertice del nuovo “Gabinetto di guerra” - annunciato venerdì scorso da Morrison, che comprende i leader di governo di tutti gli Stati e Territori e le massime autorità sanitarie -, del premier del Victoria Daniel Andrews, di bloccare i voli dagli Stati Uniti, dati i numerosi casi di coronovirus “importati” proprio dagli Usa, non ultimo quello che ha visto la positività del ministro dell’Interno Peter Dutton, da venerdì ricoverato in un ospedale del Queensland. E, nonostante il contatto con altri ministri nella giornata di martedì, è stata esclusa dalle autorità sanitarie la necessità di test per i politici interessati (Morrison compreso) per una questione dei tempi di possibile contagio prima del manifestarsi dei sintomi del virus.
Continuano intanto ad aumentare i casi accertati di coronavirus che ieri a mezzogiorno hanno raggiunto quota 256 (112 nel NSW, 57 nel Victoria, 46 in Qld, 19 nel SA, 14 nel WA, 6 in Tasmania, un solo caso sia nell’ACT che nel NT – numeri che potrebbero essere aumentati dal momento di andare in stampa -, mentre è stato registrato il quinto decesso).
Siamo ben organizzati e stiamo cercando di trovare i giusti equilibri d’azione, hanno detto praticamente all’unisono il ministro della Sanità Greg Hunt e il capo della Salute pubblica Brendan Murphy, ieri, in un’intervista televisiva sulla rete nazionale Abc. Un’intervista per niente rassicurante in fatto di chiarezza d’intenti e “trasparenza” in relazione ai rischi della diffusione del Covid-19.
Si può andare al cinema, si possono usare senza particolari restrizioni i trasporti pubblici e, ieri, nella seconda riunione del “Gabinetto di guerra”, Morrison ha ribadito che si continuerà (e non si capisce bene perché, nonostante i consigli degli esperti, se non per interessi strettamente economici), per ora, ad andare a scuola, ma la situazione è costantemente monitorata, hanno assicurato un po’ tutti (con Andrews che ha dichiarato che la chiusura è solo una questione di tempo) e non si escludono future molto più severe restrizioni, compreso un possibile completo lockdown di una città o di una parte di una città, ha detto Murphy con toni e certezze tutt’altro che incoraggianti.
Poche rassicurazioni anche sui tempi di pre-manifestazione dei sintomi e possibilità comunque di contagio (24 ore secondo il capo della Salute pubblica, 48 a detta dell’Organizzazione mondiale della sanità) e sull’opportunità di fare o non fare un piccola riserva in casa (per un paio di settimane) di alcuni prodotti non deperibili lanciata dal suo omologo per lo Stato del Victoria, Brett Sutton. Murphy ha dato l’impressione di “poter parlare e commentare” solo fino ad un certo punto, perché effettivamente la crisi, a livello globale e nazionale, è in continua evoluzione e il governo sta disperatamente cercando di mostrare di essere in controllo della situazione.
Il problema della comunicazione, nonostante la buona idea di Morrison di istituire una specie di “regia nazionale” con i leader politici ed esperti della Sanità (con appuntamenti regolari per aggiustare costantemente il tiro), rimane aperto: troppi esperti che si concedono a microfoni e telecamere, troppi messaggi spesso contrastanti anche da coloro che dovrebbero dirigere il coro, che creano solo confusione e fanno inevitabilmente crescere un senso di insicurezza che può facilmente trasformarsi in panico, con supermercati che hanno difficoltà a sostenere la domanda per alcuni prodotti che stanno andando a ruba.
Proprio quello che non è consigliabile per portare avanti il piano governativo per fare fronte all’espandersi del Covid-19 basato su quattro principi: contenere, rallentare, ricercare, mitigare. La strategia è quella di rendere l’andamento del contagio più piatto possibile, in modo da minimizzare, nei limiti del possibile, l’impatto sulla società. Un po’ come cercare di azzerare gli incidenti stradali senza abolire le automobili: si mantiene l’uso ma si costruiscono modelli che frenano meglio e si impongono limiti di velocità.
Che il virus si sarebbe diffuso anche in questo continente e non sarebbe stata una passeggiata era purtroppo prevedibile. Troppo facile pensare di fermarlo ai confini perché l’Australia è un’isola, date le dimensioni, i tanti punti di sbarco, gli interessi e il mondo globalizzato in cui viviamo, ma realisticamente è stato fatto parecchio e anche bene per ciò che riguarda i controlli e le limitazioni imposte per certe aree e alcuni Paesi (ancora da capire la questione Stati Uniti con i suoi ritardi nel riconoscere il pericolo e i suoi controlli sanitari non certo esemplari). Si poteva fare meglio e di più? Probabilmente sì, ma non è il momento delle recriminazioni ma dell’azione. Meglio quindi puntare ora sulla sensibilizzazione individuale, sul potenziamento delle strutture sanitarie (i numeri dei posti letto di terapia intensiva a disposizione in tutto il Paese non sono molto tranquillizzanti) e su un’informazione capillare, semplice, diretta e precisa. Il governo sembra averlo capito (con ritardo) e ha fatto partire ieri la prima fase della campagna: ci saranno annunci televisivi, radiofonici, sui giornali, poster nei luoghi pubblici.
Ed è anche un nostro dovere essere della partita in questa emergenza, per questo pensiamo sia venuto il momento per la comunità italiana di dare l’esempio: cerchiamo di alzare da subito il nostro livello di guardia e precauzione. Vista l’esperienza che stanno vivendo i nostri famigliari in Italia, cerchiamo di prevenire, di rimanere a casa quando possibile - specie i più anziani della nostra comunità, purtroppo più vulnerabili a questa emergenza senza precedenti -, di rinunciare ad occasioni di incontro che fino a qualche giorno fa facevano parte della vita di moltissimi italo-australiani. Purtroppo, ma giustamente, la cancellazione di eventi sta cominciando ad arrivare, anche a livello di club e associazioni, e si intensificherà nei prossimi giorni e settimane. Giochiamo d’anticipo, contribuiamo attivamente a minimizzare i rischi di contagio: in ballo c’è il bene più prezioso, la salute personale e delle persone più care. Stare a casa non è una cura, solo una prevenzione. Con un po’ di fortuna e qualche attenzione extra da parte di tutti l’emergenza finirà e avremo tutto il tempo di recuperare e celebrare la vittoria su una sfida che riguarda ognuno di noi e non è stata mai così imprevedibile e minacciosa”. (aise)


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