L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA

L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA

ROMA – focus/ aise - La storia ci insegna a non dimenticare, per non commettere gli stessi errori del passato: a questo serve rasmettere il ricordo. Vediamo insieme a tal proposito, quali sono state le ultime iniziative in Italia. Siamo a Trieste dove c’è stato un grande successo per la manifestazione “Una rosa per Norma Cossetto”, l’iniziativa ideata dal Comitato 10 Febbraio per commemorare il sacrificio della giovane studentessa istriana, medaglia d’oro al merito civile, seviziata e gettata in una foiba nel 1943 dai partigiani comunisti slavi.
La manifestazione si è svolta sabato, 5 ottobre, e vi hanno aderito amministrazioni comunali, associazioni degli esuli e patriottiche, semplici cittadini. In ciascuna delle oltre 120 città aderenti, una rosa è stata deposta in un luogo simbolico. Ai partecipanti è stata illustrata la vita e descritto il martirio che la giovane studentessa istriana dovette subire in nome della sua italianità.
Oltre alle principali città italiane, nell’elenco figurano metropoli straniere come New York e tanti comuni di dimensioni piccole o medie.
“La manifestazione è stato un grande successo”, ha dichiarato il presidente del Comitato 10 Febbraio, Edoardo Fonda. “120 città hanno aderito al progetto ideato dal nostro sodalizio e hanno preso parte all’evento oltre 5mila persone. Questo movimento popolare è la dimostrazione dell’attaccamento che ha la gente alla figura di Norma Cossetto, una ragazza, medaglia d’oro al merito civile, che ha pagato con la vita il suo voler essere italiana”.
Alla manifestazione ideata dal Comitato 10 Febbraio hanno aderito: l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, l’Associazione Nazionale Sottufficiali d’Italia, Lega Nazionale di Trieste, l’Associazione Libero Comune di Pola in esilio, il Comitato Familiari delle Vittime Giuliane, Istriane, Fiumane e Dalmate e l’Associazione delle Comunità Istriane.
Testimonial d’eccezione dell’evento è stato Ermenegildo Rossi, medaglia d’oro al merito civile per aver sventato un attentato terroristico e che venerdì si è recato sulla tomba di Norma Cossetto per deporre una rosa.
Norma Cossetto nasce il 17 maggio 1920 a Santa Domenica di Visinada (oggi Labinci) in Istria. Nel 1939 si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Padova dove vive come studentessa fuorisede. È riconosciuta da tutti come ragazza sportiva, allegra e molto portata con le lingue – parla francese e tedesco - suona il pianoforte, gioca a basket e tira con l’arco. L’attaccamento all’Istria la porta a ottenere una tesi dal titolo “L’Istria rossa” che prende il titolo dal caratteristico colore rossastro che la bauxite dà alla terra istriana.
Dopo l'8 settembre del 1943 il padre di Norma, Giuseppe, divenne uno dei principali obiettivi dei partigiani che, non trovandolo, si accaniscono contro la sua famiglia. Norma viene condotta nella caserma di Visignano e, dopo il suo rifiuto di aderire al Movimento Popolare di Liberazione, è violentata e gettata viva nella foiba di Villa Surani nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943.
Nel 2005 è insignita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi della medaglia d’oro al merito civile con la seguente motivazione: “Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio”. Andiamo ora ad Udine, dove le circostanze hanno fatto sì che la memoria del popolo si fermasse a Cargnacco, piccolo paese alle porte di Udine. Qui infatti sorge il Tempio dedicato alla Madonna del Conforto per ricordare gli oltre 90 mila Caduti e Dispersi in Russia. Il Tempio fu realizzato per volontà di Monsignor Carlo Caneva, che è stato cappellano militare in Russia: appena rientrato in Patria, egli fu assegnato alla parrocchia di Cargnacco e cominciò a raccogliere i fondi per realizzare la nuova chiesa destinata al ricordo dei suoi uomini che non erano più ritornati. La prima pietra fu posta il 9 ottobre 1949 e i lavori si conclusero con la consacrazione l’11 settembre 1955.
Il Tempio che svetta nella campagna friulana, campeggia su una piazza, intitolata a don Caneva, ritmata dai 12 cippi lapidei che ricordano le divisioni ed i reparti dell’ARMIR (Armata italiana in Russia) e dai 14 piloni portabandiera.
Le alte pareti del Tempio sono state decorate da ampi mosaici che riportano le strazianti scene della ritirata dei nostri soldati in Russia: colpisce fra tutti il mosaico del Cristo crocifisso che tende una mano a raccogliere il soldato morente nella neve…
In questo contesto così significativo si è tenuta la Santa messa, celebrata dall’Ordinario militare mons. Santo Marcianò, per ricordare la ricorrenza dei cento anni di fondazione del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti, conosciuto da tutti con la sigla di Onorcaduti.
Alla cerimonia hanno partecipato oltre al Commissario Generale, Alessandro Veltri, anche le rappresentanze di tutte le armi, delle Associazioni, numerosi sindaci, il presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, Piero Mauro Zanin e le Associazioni combattentistiche. Presente la movm Paola Del Din, presidente emerito della Federazione Italiana Volontari della Libertà con il labaro della Federazione, ed il presidente dell’APO Roberto Volpetti.
Molto importanti le riflessioni espresse da mons. Marcianò nella sua omelia tutta incentrata sul tema della memoria e della sua importanza. “La memoria plasma un popolo – ha affermato mons, Marcianò – e un popolo coincide con la sua memoria” e ha proseguito ricordando che “il coraggio di un singolo ha bisogno della coscienza di un popolo”. Ha infine incoraggiato le associazioni a continuare nel loro lavoro – a volte incompreso – di riportare alla memoria i “dimenticati della storia” a testimonianza che “ogni vita e ogni morte sono sacre”.
Il generale Veltri ha posto in evidenza l’intensa attività svolta da Onorcaduti nel suo secolo di attività. Ha ricordato poi l’intensa attività seguita alla caduta del Muro di Berlino ovvero da quando è stato possibile il rimpatrio di numerosi caduti ancora sepolti in cimiteri di guerra sul Don. Questo intenso lavoro ha fatto sì che nel Tempio di Cargnacco sono tumulate oltre 8 mila salme, tra ignoti e caduti identificati, mentre più di 3 mila sono state restituite alle famiglie. (focus\aise) 

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