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ROMA – focus/ aise - Dal 5 maggio al 1 agosto, sarà possibile visitare (con le prescrizioni anti-covid previste che saranno in vigore per quella data) la mostra “I violini di Vivaldi e le Figlie di Choro” presso il Museo del Violino di Cremona, esposizione curata da Fausto Cacciatori, Deborah Pase e Federico Maria Sardelli, che rilegge la fulgida epoca barocca attraverso gli strumenti scelti e utilizzati dal “Prete rosso” e dalle Fanciulle dell'Ospedale della Pietà di Venezia.
“Una mostra”, ha precisato l'assessore all'Autonomia e Cultura della Regione Lombardia, Stefano Bruno Galli, “che rientra tra le azioni del “Piano Integrato della Cultura” della Regione (PIC) “Percorsi barocchi tra musica e liuteria a Cremona”, finanziato da Regione Lombardia per rilanciare il ruolo della cultura come elemento di sviluppo per i territori. In questo Piano, che coinvolge un partenariato pubblico-privato attivo sul tema del legame tra musica barocca e del saper fare liutario, riconosciuto dall'Unesco patrimonio dell'umanità nel 2012, Regione Lombardia ha ravvisato uno strumento innovativo per la gestione e il coordinamento delle politiche culturali del territorio cremonese“.
La collezione esposta è riconosciuta come rarissimo complesso di strumenti barocchi, provenienti da un'unica e antica Cappella Musicale e in parte non sottoposti a modifiche per l'esecuzione moderna. Gli strumenti sono presentati dopo un'intensa campagna di studio, conservazione e restauro a cura del Museo del Violino, del Corso di Laurea Magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell'Università di Pavia e di Cr. Forma.
“Regione Lombardia”, ha sottolineato l'assessore Galli, “ha promosso e sostenuto la realizzazione sul territorio di progetti integrati di sviluppo culturale, adottando lo strumento dei Piani Integrati della Cultura, in collaborazione con Fondazione Cariplo e Unioncamere, attraverso i quali intende promuovere la progettualità culturale strategica in forme integrate e multisettoriali che richiedono il coordinamento tra soggetti pubblici e privati. A fine 2020 è stata pubblicata la graduatoria definitiva dei PIC selezionati da Regione (in tutto 14 su 54 candidati), con un investimento superiore ai 12 milioni di euro“.
Oltre agli strumenti esposti, documenti, immagini ed oggetti permetteranno di ripercorrere la storia dell'Ospedale della Pietà, luogo di accoglienza all'epoca modernissimo, unico in Europa, laboratorio di educazione ed emancipazione. In particolare, le Figlie di Choro erano apprezzate coriste e musiciste. La mostra racconta, seppur per cenni, le loro suggestive vicende.
“I violini di Vivaldi e le Figlie di Choro” è promossa dalla Fondazione Museo del Violino e dall'Istituto Provinciale per l'Infanzia Santa Maria della Pietà di Venezia, in collaborazione con il Distretto Culturale della Liuteria di Cremona e Michelangelo Foundation, con il contributo di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo.
“I Piani Integrati della Cultura”, ha concluso Galli, “possono essere una grande leva per la ripartenza e fare scuola a livello nazionale ed europeo. Il domani delle politiche culturali sarà determinato dalla prospettiva della valorizzazione integrata dell'offerta culturale territoriale. Il rilancio della cultura, al termine della stagione pandemica, dovrà necessariamente porsi in termini di attrattività: dovendo dimenticarci per molto tempo il turismo culturale pre-Covid, è evidente che bisognerà lavorare in modo significativo sulla domanda interna. L'obiettivo è riportare più volte un cittadino nello stesso luogo di cultura e ciò significa offrire sempre qualcosa di nuovo e di diverso valorizzando il proprio patrimonio. Questa è la sfida da vincere“.
"Crediamo fortemente nella cooperazione tra i popoli. Questo dialogo intrapreso come Città di Grottaferrata non intende tuttavia fermarsi ai confini del nostro territorio ma vuole contribuire a promuovere il brand dei Castelli Romani. Seguendo la traccia di quanto già da molto tempo avviene in Francia nell'area dei Castelli della Loira". È quanto dichiarato dal sindaco di Grottaferrata Luciano Andreotti, intervenuto alla “Belt and Road International Exhibition” organizzata da Micromegas e promossa dall'Istituto Italiano OBOR (One Belt One Road).
Andreotti, in particolare, ha parlato del rapporto avviato alla fine del 2017 tra il Comune di Grottaferrata e la città cinese di Tai'an, intervenendo nello specifico workshop sul turismo dedicato ai gemellaggi tra città cinesi e italiane, a cura di Anci e moderato da Claudia Bettiol, esperta di marketing territoriale per Obor.
"Il territorio dei Castelli Romani - ha concluso il sindaco - ha numerosi tratti di coerenza e identità comuni importanti, oltre a godere della presenza di momenti e luoghi che rendono l'area unica nel mondo e per questo di interesse anche verso culture e popoli lontani: si pensi alle ville Tuscolane, ai laboratori scientifici di Frascati".
Da Mantova e Sabbioneta al Museo del violino di Cremona, passando per il Cenacolo di Leonardo da Vinci a Milano e il “Villaggio operaio” di Crespi d'Adda. E poi la Val Camonica, con il primo sito riconosciuto dall'Unesco in Italia (1979), il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane, dove si trova la Rosa Comuna, simbolo della Regione Lombardia; la provincia di Varese, con i fossili di Monte San Giorgio, il Sacro Monte, le Palafitte del lago e l'insediamento longobardo di Castelseprio (riconoscimento condiviso con 'Brescia - Santa Giulia'); e, infine, la ferrovia retica del Bernina e le mura veneziane di Bergamo. Gli 11 siti Unesco della Lombardia sono protagonisti questo mese sul “National Geographic”, rivista pubblicata in moltissimi Paesi del mondo e tradotta in oltre 30 lingue, che conta circa 50 milioni di lettori al mese.
Il periodico è edito dalla National Geographic Society, una delle più grandi istituzioni scientifiche ed educative non profit al mondo.
"Esprimo grande soddisfazione per il servizio effettuato dalla prestigiosa rivista che esalta lo straordinario patrimonio culturale lombardo riconosciuto dall'Unesco come bene dell'Umanità”, il commento di dichiara Stefano Bruno Galli, assessore regionale all'Autonomia e Cultura. “Quello del 'National Geographic' è un vero e proprio invito a intraprendere un viaggio alla scoperta delle 11 meraviglie culturali della Lombardia".
"Senza alcun dubbio – aggiunge Galli – la Lombardia è storia e cultura. E il 'National Geographic' l'ha riconosciuto ed esaltato con il suo bellissimo articolo, che consideriamo un premio per il nostro lavoro e al nostro impegno per la valorizzazione del patrimonio culturale lombardo. Un patrimonio - conclude Galli - che, oltre le undici realtà raccontate dal 'National Geographic', complessivamente ammonta a ben 18 riconoscimenti Unesco, tra patrimonio materiale e immateriale, uomo e biosfera e città creative". (focus\ aise)