Nostri problemi – di Silvia Finzi

TUNISI\ aise\ - “Il Presidente del Consiglio Mario Draghi, accompagnato dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ha effettuato la sua prima visita all’estero in Libia dove ha incontrato il Primo Ministro libico Abdulamid Dabaiba. Questa visita riveste per il governo italiano una grande importanza poiché nella carta degli interessi internazionali manifestatisi dopo la caduta di Gheddafi, l’Italia era rimasta emarginata. A pochi giorni di distanza il Presidente tunisino Saied è andato in visita in Egitto, attività che ha teso alla normalizzazione dei rapporti che, dopo la caduta del governo di Morsi, erano contrastati. Sia quindi orizzontalmente che verticalmente stiamo assistendo a tentativi di cambiare i rapporti di forza tra ovest ed est, tra nord e sud”. Così scrive Silvia Finzi in “Nostri problemi”, editoriale che da sempre apre “il Corriere di Tunisi”.
“La Libia non è però completamente pacificata e la presenza di milizie sostenute dalla Turchia e dalla Russia ci indicano che interessi degli uni e degli altri debbono ancora essere negoziati.
Certo il governo di unità nazionale è un primo passo per assicurare la ricostruzione del Paese ma è anche chiaro che questa fa gola a tanti e che la Libia troverà il suo equilibrio non tanto internamente, ma nel gioco degli equilibri delle potenze regionali e internazionali. Non sarà quindi semplice una ricostruzione del Paese che “rispetti la piena sovranità libica”.
Per l’Italia ha detto Draghi è “il momento di ricostruire quella che è stata un’antica amicizia” a patto che “il cessate il fuoco continui”. Questa riconciliazione nazionale permetterebbe all’Italia ed alla Libia di ritrovare il livello di collaborazione di alcuni anni orsono. “È stato un incontro straordinariamente soddisfacente, ha ribadito il Presidente del Consiglio italiano, abbiamo parlato della cooperazione in campo infrastrutturale, energetico, sanitario e culturale. L'Italia aumenterà le borse di studio per gli studenti libici e l'attività dell'Istituto di Cultura italiano", sottolineando che l’Italia è stato l’unico Paese a non aver chiuso la propria Ambasciata a Tripoli anche nei momenti di maggior insicurezza.
Se per l’Italia la pacificazione della Libia è un fattore fondamentale per la ripresa delle relazioni economiche e culturali, anche la Tunisia, Paese di frontiera, è interessata a ristabilire relazioni che non sfuggano al suo controllo come la massiccia esportazione in Libia di elementi terroristici e non ultima la piaga del contrabbando.
Molto più complessa è però la questione migratoria ed il ruolo della Libia per frenare l’emigrazione clandestina evocata durante la visita lampo di Draghi. “Sul piano dell'immigrazione noi esprimiamo soddisfazione per quello che la Libia fa nei salvataggi e nello stesso tempo l’aiutiamo e l’assistiamo. Ma il problema non è solo geopolitico, è anche umanitario e in questo senso l'Italia è uno dei pochi Paesi che tiene attivi i corridoi umanitari". Questa affermazione del Premier italiano è stata molto commentata in particolare dalle ONG che si sono dedicate in questi ultimi anni a salvare vite in mare. Sappiamo in effetti che vi è stato un traffico inumano di migranti in Libia ridotti in semi schiavitù ad opera di milizie che hanno prosperato sui proventi possibili ottenuti a scapito di ogni forma di dignità umana. Organizzazioni non governative, servizi televisivi, testimonianze, articoli di giornali ci hanno mostrato un trattamento dei migranti che ci fanno dubitare della “soddisfazione” espressa da Draghi nella politica libica dei “salvataggi”. Tutti noi ricordiamo il panico espresso dai migranti all’idea di dover essere ricondotti in Libia.
La questione della regolamentazione dei flussi migratori se deve essere necessariamente negoziata non può eludere la questione dei diritti umani e del rispetto della dignità dei singoli senza i quali continuerà ad esserci la tratta degli esseri umani.
Problema simile si pone alle relazioni tra la Turchia di Erdogan e l’Unione Europea: trattare con la Turchia per fare scudo all’emigrazione clandestina significa abdicare ai valori dei diritti fondamentali, valori sempre rivendicati tra l’altro dall’UE? Come costruire un mondo vivibile è forse la domanda che ci preoccupa maggiormente per il futuro quando vediamo che autoritarismi, intolleranza, indifferenza, paure ci velano la nostra ineluttabile condizione di esseri umani.
In Tunisia, seppur con lentezza estrema, le vaccinazioni contro il Covid procedono e vi invitiamo ad iscrivervi sul sito EVAX.tn poiché ad oggi, anche se tra mille dubbi, questa è l’unica soluzione per sperare in un possibile ritorno alla normalità. La Tunisia, di fronte ad una ripresa inquietante della pandemia, è da una parte spinta all’apertura delle attività per fronteggiare la crisi sociale ed economica, ma dall’altra il mondo scientifico chiama alla prudenza poiché la risalita dei contagi è un reale pericolo che si rischia di non riuscire più a fronteggiare.
Nei prossimi giorni – oggi, ndr – inizia il mese di Ramadan e auguriamo ai musulmani che, in questo contesto di crisi sanitaria ed economica, non sia troppo difficile! Buon 25 aprile!”. (aise)