PIANIFICARE UN SOGNO: UN INGEGNERE ITALIANO A SYDNEY – DI DAVIDE SCHIAPPAPIETRA

PIANIFICARE UN SOGNO: UN INGEGNERE ITALIANO A SYDNEY – di Davide Schiappapietra

MELBOURNE\ aise\ -Andrea Ciaffi ha 32 anni, è un ingegnere edile originario di Roma che vive a Sydney dal luglio 2014 e oggi lavora per una delle più importanti aziende d’ingegneria al mondo. Si tratta di ARUP, la multinazionale di servizi professionali d’ingegneria e design che è responsabile, tra le altre cose, per la realizzazione dell’Opera House di Sydney. E proprio la possibilità di entrare in ARUP era uno dei sogni di Andrea, che però non si sarebbe mai aspettato di ritrovarsi coinvolto fin dall’inizio in alcuni dei progetti più importanti d’Australia. Questo perché Andrea tende a lasciare ben poco all’improvvisazione e al caso”. Ad incontrarlo è stato Davide Schiappapietra, che ha intervistato il connazionale per “Sbs Italian”, lo Special Broadcasting che trasmette in italiano in tutta l’Australia.
““È stato tutto molto pianificato” racconta Andrea.
“Stavo cercando il posto migliore possibile per persone laureate in ingegneria edile, che è la cosa che ho studiato all’università di Tor Vergata a Roma, e tra tutti i posti possibili nel mondo, Sydney sembrava il posto migliore perché era il luogo dove avrei potuto realizzare i miei sogni di carriera professionale e al tempo stesso avrei potuto godere delle spiagge, del clima e di uno stile di vita fantastici”.
Durante la sua intervista con SBS Italian, Andrea usa spesso termini come “pianificare” o “precisione”, parole che appartengono alla sua area di studio e lavoro, ma che in questo caso sono state alla base del suo percorso di trasferimento in Australia.
“Io in realtà ho pianificato tutti i dettagli, non volevo fallire perché questo è probabilmente il mio carattere”, racconta Andrea attraverso una risata.
“Ho cominciato a studiare la mappa di Sydney per capire quale fosse il posto più economico e migliore per vivere”. Una necessità, quella di pianificare ogni dettaglio, anche dettata dal fatto che Andrea fosse conscio delle difficoltà che la sua poca conoscenza dell’inglese gli avrebbe fatto incontrare una volta arrivato in Australia.
“Io quando sono arrivato qui non parlavo inglese per niente. Il mio inglese era limitato a: ‘Hello I am Andrea, nice to meet you’”.
Andrea ha scelto quindi di vivere in una zona, quella di Sydenham, nell’ovest della città. Un’area che fosse economica per gli affitti (almeno nel 2014) e ben collegata attraverso treni e mezzi pubblici. Una volta risolto questo problema, ha iniziato a lavorare alla pianificazione del suo studio dell’inglese e non solo.
“Ho pianificato come studiare per adattare le cose che sapevo dall’università italiana alle cose per servivano poi per fare il mio lavoro qui. E soprattutto, la sfida più grande che ho incontrato è stata adattare gli studi che ho fatto in Italia al mercato del lavoro australiano”. Il tutto in lingua inglese.
Andrea quindi arriva in Australia con un Working Holiday Visa (“il più economico in quel momento”) e si concentra con estrema intensità sull’apprendimento dell’inglese, specialmente attraverso lo studio delle normative australiane, che lui definisce le basi per il lavoro di un ingegnere in Australia.
“Studiando le normative al tempo stesso imparavo anche l’inglese”.
Questo gli ha permesso di affrontare i colloqui di lavoro. Colloqui che, come racconta Andrea, sono andati benissimo.
“Lo studio che facciamo noi in Italia è probabilmente più avanzato dello studio che fanno qui in Australia. E unendo questo con la conoscenza di quello che serve qui nel mercato australiano…è andata bene”.
In particolare, Andrea ricorda il suo primo colloquio, durante il quale gli sono stati immediatamente presentati i disegni delle torri commerciali di Barangaroo, nel centro di Sydney. Si tratta di uno dei progetti più importanti realizzati in epoca recente nel CBD della capitale del New South Wales. “E mi hanno chiesto: 'Come li progetteresti tu?'” ricorda Andrea ridendo. E ricorda anche la reazione del capo dell’azienda:
“Il commento era sempre ‘impressive, impressive’. E questo non perché io sia speciale, ma perché lo studio che facciamo noi in Italia è davvero tosto per prendere una laurea in ingegneria”.
Andrea ha ottenuto il lavoro presso questa prima azienda, Warren Smith & Partners, che gli ha permesso di ottenere un visto 457 e di lavorare su progetti di altissimo livello ricevendo molto presto anche l’offerta di guidare il team di design digitale dell’azienda.
Ma il sogno di Andrea era sempre stato di lavorare per ARUP, che lui considera la più importante realtà del settore nel mondo. E così ha scelto di fare un passo indietro a livello “gerarchico” e invece di accettare la promozione offertagli, ha deciso di andare a lavorare nell’azienda che aveva sempre voluto.
Insomma, la storia di Andrea sembrerebbe raccontare di un paese, l’Australia, dove i sogni si realizzano e dove tutto è possibile per una persona italiana con solide qualifiche.
Ma Andrea stesso spiega i motivi per i quali, secondo lui, la via del successo esiste, ma esiste anche un prezzo che bisogna essere preparati a pagare per intraprenderla.
Iniziamo dalle ragioni per le quali l’Australia sembra dare opportunità maggiori dell’Italia per un ingegnere come Andrea.
“Purtroppo in Italia ho notato che si tende a non dare spazio ai giovani perché c’è questa struttura in cui noi tendiamo ad avere società – soprattutto nell’ambito dell’ingegneria – familiari. Quindi sono molto piccole. In Australia la differenza è che le società di ingegneria sono guidate da persone che sono lavoratori e non i proprietari della società”.
E di conseguenza hanno in mente soltanto la performance dell’azienda nell’insieme e hanno un interesse a migliorarne i processi anche responsabilizzando giovani che portino soluzioni innovative. Una situazione più difficile in aziende piccole e familiari in cui i ruoli di responsabilità sono minori in numero e spesso occupati dai proprietari, lasciando quindi poco spazio di crescita per i nuovi arrivati.
“Questo non è per dire che l’Italia è brutta e cattiva e l’Australia è buona. È la struttura di come sono organizzate le aziende in Italia, più la cultura un po’ protezionista dei ruoli che abbiamo perché le società tendono ad essere un po’ più piccole. Tutto questo, associato al fatto che in Australia il mercato delle costruzioni stava esplodendo…beh associando queste cose insieme mi è stato dato spazio. Non sarebbe mai accaduto in Italia di dare a un giovane di meno di 30 anni il ruolo di scegliere come progettare gli impianti delle torri a Barangaroo”.
“Mi sono ritrovato che all’età di 32 anni, le cose che ho progettato in questi 5 anni non avrei potuto progettarle in tutta la vita in Italia, perché questi edifici non esistono lì”.
Ma quindi tutto facile in Australia?
“È stato tutto molto, molto, molto…non so quante volte devo dire ‘molto’, ma davvero molto faticoso e difficile ottenere queste cose, scontrandomi con il fatto di essere un Italiano”.
E non perché ci si sia razzismo in Australia, secondo Andrea. Ma per un fatto puramente culturale, principalmente per quanto riguarda la vita e le dinamiche nel posto di lavoro.
“Bisogna adeguarsi, bisogna integrarsi, bisogna fare di tutto per cercare di mettere se stessi nelle condizioni di fare le cose come se le aspettano gli australiani”.
E per farlo, la ricetta, secondo Andrea, è lo studio.
“Io ho studiato tantissimo, ancora oggi studio in continuazione. Ogni momento che ho libero non è libero per me. È un momento di studio. Ho scelto di vivere a Mascot così potevo studiare sul treno. Anche oggi mentre sto sul tapis roulant [in palestra], continuo a studiare, apprendimento passivo. Non bisogna mai mollare”.
Perché secondo Andrea chi arriva in Australia pensando che tutto sia facile rischia di fallire, nonostante le opportunità esistano.
Opportunità che hanno permesso ad Andrea di giungere alla soglia della cittadinanza australiana. E che hanno spinto anche suo fratello Gianluca, un paio di anni dopo, a raggiungerlo per iniziare la sua, personale avventura a Sydney”. (aise) 

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