POLITICA ESTERA E NUOVO GOVERNO: LA NEWSLETTER DELL’ON. UNGARO (PD)

POLITICA ESTERA E NUOVO GOVERNO: LA NEWSLETTER DELL’ON. UNGARO (PD)

ROMA\ aise\ - Il caos che ancora circonda Brexit, gli incendi in Amazzonia, ma soprattutto, ovviamente, il nuovo Governo: questi i temi al centro della nuova newsletter di Massimo Ungaro, deputato Pd eletto in Europa, che dopo la pausa estiva si prepara a votare la fiducia al Conte Bis. Ne riportiamo di seguito la versione integrale.
“L'estate è stata tutto fuorché tranquilla! Per prima cosa le azioni scellerate di un governo improbabile come quello di Bolsonaro in Brasile stanno mettendo a serio rischio il polmone del nostro pianeta, la foresta dell'Amazzonia. Vi invito quindi a sottoscrivere questa petizione contro la deforestazione e lo sfruttamento dell'Amazzonia.
Nel Regno Unito invece il nuovo governo conservatore di Boris Johnson pur di impedire soluzioni alternative al “No Deal” ha chiesto e ottenuto di sospendere il Parlamento: che tristezza vedere la culla della democrazia parlamentare sospendere il proprio Parlamento in uno dei momenti più delicati della sua storia!
In Italia Salvini dopo aver chiesto “i pieni poteri” ha fatto saltare il governo gialloverde pur di scappare dalla legge finanziaria dove avrebbe dovuto fare i conti con la realtà e le sue promesse irrealizzabili, specie in tema di IVA e Flat Tax. Come sapete in queste ultime settimane si è raggiunto un accordo tra PD e M5S per un governo di svolta per rimettere al centro la questione sociale e per evitare che l'Italia diventi il primo paese del G7 governato dall'estrema destra. In questa newsletter condivido con voi le mie prime riflessioni al riguardo ma soprattutto vorrei sapere cosa ne pensate: vi prego di condividere le vostre idee scrivendo a ungaro_m@camera.it.
GOVERNO PD-M5S: VOI COSA NE PENSATE?
La crisi delle ultime settimane era del tutto inaspettata. E non illudiamoci: un governo PD-M5s avrà di fronte una strada stretta e piena di insidie. I 5 stelle hanno dimostrato in passato di essere un movimento populista e ci sono vari scogli per costruire un programma comune, a cominciare dalle riforme istituzionali e da come loro concepiscono la democrazia fino al loro modello di crescita economica in tema di infrastrutture.
Bisogna anche ammettere che in questi ultimi 14 mesi hanno fatto retromarcia su molti temi, non per ultimo il loro posizionamento a livello europeo a seguito del voto del M5S a favore di Ursula Von Der Leyen come Presidente della Commissione Europea, in linea con il gruppo S&D. Ma occorre essere realisti: quale alternativa? Andare ora al voto e consegnare il paese a Salvini e Meloni per 5 anni, la peggiore destra degli ultimi decenni? Xenofobi che lasciano la gente in mezzo al mare, che invocano il blocco navale, che fanno i condoni agli amici degli amici, chiedono tangenti a Mosca, si prefiggono di abbassare le tasse ai ceti più abbienti con la Flat Tax, emettere minibot e alla lunga trascinarci fuori dall'Euro e dall'UE? La sola idea mi fa rabbrividire. Dobbiamo provarci.
Abbiamo il dovere di provarci. Meglio tentare un governo con il M5S che vivere 5 anni con Salvini e Meloni a Palazzo Chigi. Il PD calerà nei sondaggi? Possibile, soprattutto nei primi mesi dopo la manovra, ma il paese è più importante e se resistiamo potrebbero crearsi nuovi scenari a cominciare dalle elezioni regionali. Inoltre per una volta il PD è unito davanti a questo pericolo di deriva reazionaria, smentendo la solita abilità della sinistra italiana di dividersi nei momenti cruciali (come quando negli anni '20 il PSI riuscì a scindersi non una, ma ben due volte, prima con il congresso di Livorno e poi con la cacciata dei riformisti come Turati e Matteotti: mentre Mussolini organizzava il listone per le politiche, l'opposizione si presentava con 21 liste diverse...). Ci sono inoltre una serie di convergenze sui temi sociali e ambientali tra PD e M5S, dal taglio del cuneo fiscale per abbassare le tasse sul lavoro al salario minimo legale, dall'assegno unico per le famiglie con figli per non parlare dell'urgenza di affrontare la ferita aperta della disoccupazione giovanile, la prima e vera piaga del nostro paese, che ogni anno spinge migliaia di ragazzi ad espatriare.
Dobbiamo rilanciare il prima possibile la nostra economia e la nostra società con maggiori investimenti a favore della sostenibilità, della formazione e del nostro meridione. Voi cosa ne pensate? Vi prego di condividere le vostre riflessioni scrivendo a ungaro_m@camera.it.
ASSISTENZA SANITARIA PER I PRIMI ANNI DI ISCRIZIONE ALL'AIRE, DEPOSITATA LA NOSTRA PROPOSTA ALLA CAMERA
Ho vissuto 22 dei miei 32 anni fuori dall'Italia e tra i tanti temi che interessano gli italiani all’estero è importante assicurare la copertura sanitaria gratuita in Italia per chi si è appena iscritto all’AIRE ovvero un'assistenza per 90 giorni non continuativi per questioni non emergenziali per i primi 3 anni di iscrizione all’AIRE e 60 giorni per il quarto e quinto anno, come promesso durante l'ultima campagna elettorale.
La normativa che oggi disciplina i diritti alla tutela sanitaria dei cittadini italiani che vivono all’estero e rientrano per brevi soggiorni in Italia è purtroppo poco chiara e spesso contraddittoria. Per questo motivo abbiamo depositato una proposta di legge per garantire nuovi diritti per la salute dei neo iscritti all'AIRE che rientrano temporaneamente in Italia. Noi partiamo dalla premessa che sia la nostra Costituzione che la legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale stabiliscono che la tutela della salute sia un diritto fondamentale dell’individuo e della collettività con modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini italiani. È ovviamente giusto che la copertura sanitaria di un cittadino sia collegata alla residenza, ma lo Stato deve facilitare la transizione senza brusche cesure in termini di diritti e assistenza. Si tratta dei diritti all'assistenza sanitaria di chi rientra temporaneamente, fermo restando ovviamente quanto stabilito da eventuali accordi multilaterali o bilaterali. Al momento questo diritto è limitato solo alle cure ospedaliere urgenti per un massimo di 90 giorni ma a fronte dell'esperienza degli ultimi anni io ritengo che dovrebbero essere estesi, come prescritto dall'art. 19 della legge n.883/1978, a tutte le prestazioni sanitarie.
In questo contesto si inserisce anche la mia proposta di una tessera sanitaria dedicata agli Italiani all'estero per risolvere facilmente ogni tipo di eventuale contestazione.
NAZIONALIZZARE LE QUOTE DELLA BANCA ITALIA: UNA PROPOSTA SOVRANISTA INUTILE E COSTOSA
Qualche settimana fa in Aula abbiamo discusso della proposta di legge di Fratelli d'Italia di nazionalizzare le quote di Banca d'Italia. Come relatore di minoranza ho manifestato la contrarietà del PD alla proposta della Meloni. Si tratta di fatto di una iniziativa populista, inutile, costosa e pericolosa.
È inutile perché la Banca d'Italia è un istituto di diritto pubblico - si tratta della nostra banca centrale - che opera nella Repubblica italiana per gli italiani ed è per statuto autonoma, come prevedono sia le norme nazionali che europee. Con questa legge si attuerebbe da parte del MEF la nazionalizzazione delle quote detenute dai 123 azionisti al valore nominale, cioè quello di emissione del 1936. Ovviamente a distanza di 83 anni esiste una naturale divergenza tra valore nominale e valore reale o comunque di mercato: il valore nominale di 300 milioni di lire dell’epoca, oggi 156 mila euro, è iscritto nei bilanci degli azionisti per un totale di 7.5 miliardi di euro.
Alcuni di questi azionisti si sono visti rivalutati le proprie quote, altri le hanno invece acquistate al valore di mercato, 25.000 euro per quota a seguito della rivalutazione e della riforma del 2013, quando sono state negoziate quote di partecipazione in misura pari al 33% del capitale, ovvero 2.5 miliardi di euro. Questo significa che se l’acquisto da parte del MEF avviene al valore nominale, ovvero 156.000 euro e non al valore iscritto a bilancio si produrrà un buco enorme nei bilanci degli azionisti, non certo realtà speculative ma casse di risparmio, fondi pensione, enti di previdenza oltre a istituti di credito e assicurativi, che attualmente detengono le quote.
È pericolosa in quanto, secondo un parere della Banca centrale Europea, se venisse approvata in questa forma si minaccia l'operatività della Banca d'Italia. Felice che alla fine il M5S abbia votato contro questa PDL assieme al PD”. (aise) 

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