PRESENTATO UNO STUDIO SUI LEGAMI TRA CRIMINALITÀ E TERRORISMO IN EUROPA

PRESENTATO UNO STUDIO SUI LEGAMI TRA CRIMINALITÀ E TERRORISMO IN EUROPA

MILANO\aise\ - Si è tenuto ieri, a Milano, un seminario internazionale organizzato da Globsec Policy Institute e ItsTime Centro di Ricerca dell’Università Cattolica, sul tema "Terrorismo e criminalità, un legame da esplorare". Obiettivo quello di analizzare i dati di un anno di ricerca sui casi di arresti, ricercati o espulsi per reati di terrorismo, per presunta appartenenza ad associazioni terroristiche o di aggressioni in cui sono morti sulla scena del crimine o che stavano preparando attacchi in Stati Membri dell'Unione Europea.
Lo studio, finanziato dall'Unione Europea, è stato realizzato da esperti e ricercatori che hanno preso in esame i singoli casi di 350 individui in 11 Stati Membri dell’UE.
L’analisi – il cui limite, secondo alcuni osservatori, è quello di essere basata unicamente su "fonti aperte", quindi senza dettagli investigativi che non sono di dominio pubblico e che pertanto potrebbero anche modificarne le conclusioni - ha preso in esame anche il passato criminale di questi individui. Ha anche raccolto dati sulla loro radicalizzazione, la loro esperienza di combattimento estero, il finanziamento delle loro attività, con la finalità di verificare l’esistenza di punti in comune o tendenze e differenze tra jihadisti europei.
La ricerca si è spinta ad accertare, attraverso la valutazione di un centinaio di casi, su trecentocinquanta, appartenenti a soggetti della categoria di criminali che non avevano precedenti terroristici, quanto gravi fossero i loro reati nonché se e come fosse avvenuto il passaggio da uno spazio all’altro.
Il seminario è stato introdotto dai Vertici di Globsed, di Itsime e di Forum Security Milano, mentre la ricerca è stata presentata, tra gli altri, da Marco Lombardi, direttore dell’Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies (ITSTIME), da Giovanni Giacalone di Globsec Policy Institute e da Maria Grazia Santini, presidente di Forum Security.
Sono poi intervenuti al dibattito il prefetto Francesco Tagliente, già questore di Firenze e Roma e prefetto di Pisa, nonché direttore per l’Ordine Pubblico del Ministero dell’Interno, e il questore Claudio Galzerano, direttore del servizio per il contrasto dell’estremismo e del terrorismo esterno della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, oltre a dirigenti di vari uffici investigativi e rappresentanti di Università e altre istituzioni pubbliche, tra le quali Carla Ciavarella del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
Il prefetto Tagliente ha sottolineato nel suo intervento che servono disposizioni legislative specifiche per prevenire fenomeni di radicalizzazione e di diffusione dell’estremismo jihadista e provvedere al recupero di quei soggetti già coinvolti in attività eversive. "È urgente", ha precisato, "istituire un Centro nazionale con poteri reali di sviluppare gli interventi di prevenzione e a occuparsi del recupero di chi è già affiliato a organizzazioni terroristiche di matrice islamista".
Tagliente, raggiunto in proposito dall’Aise, ci ha detto: "Condivido in pieno il pericolo di un possibile intreccio tra organizzazioni terroristiche e criminalità organizzata anche se, sulla base delle mie conoscenze, allo stato, non sembra ci siano contatti organici tra criminalità organizzata e terrorismo salvo che per singoli affari come per piazzare reperti o petrolio". "È di tutta evidenza - ha aggiunto - che ci possano essere terroristi con alle spalle un passato criminale o che gli stessi si siano rivolti, occasionalmente o casualmente, a soggetti della criminalità organizzata o pure a mafiosi, per procurarsi documenti falsi, armi o altro, da utilizzare per compiere gli attentati. Come pure che elementi criminali poi radicalizzati possano mantenere contatti con vecchi sodali".
"Il tema comunque merita grande attenzione - ha detto ancora Tagliente - perché è di tutta evidenza che possibili legami tra gruppi terroristici e criminalità organizzata, anche se solo di natura economica, rappresentano una minaccia ancora più grave per la sicurezza. Anche se il terrorismo jihadista, nelle sue molteplici forme e attività, con i ricavi provenienti da diverse tipologie di traffico criminale, è finanziariamente autosufficiente. I jihadisti, infatti, per finanziarsi, si sono ritagliati propri segmenti operativi nella filiera del crimine. Penso al riciclaggio, al traffico di petrolio, armamenti, medicinali, droghe, sigarette e beni culturali, la tratta di esseri umani, la schiavitù, lo sfruttamento dei minori, il racket e le estorsioni, sfruttamento illegale di money transfer e criptovalute, commerci illeciti e via dicendo. Internet, i social media e, in particolare i dark web, possono agire da motore della radicalizzazione che conduce all'estremismo violento nonché da strumento potenzialmente idoneo a diffondere l'incitamento all'odio e i contenuti illeciti, in particolare tra i giovani".
"Altro dato certo - ha concluso Tagliente - è che se si vuole prevenire questa possibile evoluzione da criminale a terrorista o di gruppo terrorista in gruppo criminale è necessario concentrare l’attenzione sulla prevenzione della radicalizzazione dei terroristi endogeni. Servono disposizioni legislative specifiche per prevenire fenomeni di radicalizzazione e di diffusione dell’estremismo jihadista e provvedere al recupero di quei soggetti già coinvolti in attività eversive. È urgente istituire un Centro nazionale con poteri reali di sviluppare gli interventi di prevenzione e a occuparsi del recupero di chi è già affiliato a organizzazioni terroristiche di matrice islamista. Ed oggi è proprio la radicalizzazione la grande minaccia. Bisogna prevenire i focolai di radicalizzazione su più fronti non solo nelle carceri. I principali fattori che possono contribuire alla radicalizzazione sono tanti. Penso ai contatti personali con soggetti radicalizzati, ai predicatori di odio, ai contenuti radicali sui social media, agli ideali religiosi e ideologici, alle vulnerabilità psicologiche, ai traumi personali e, penso l'ambiente esterno e le reti, alla coesione sociale, il contesto politico, la condizione economica".
Alla nostra domanda circa l’esistenza di una strategia che prevenga la radicalizzazione, il prefetto Tagliente ha risposto: "Anche se finora non esiste una strategia chiara per la prevenzione e contrasto della radicalizzazione, penso che i vari fondi e programmi europei possono essere utilizzati anche per progetti intesi a contrastare e prevenire la radicalizzazione e all'estremismo che richiede un’azione sinergica tra tutti i portatori di interessi, dalle istituzioni alla società civile". Ed è anche necessaria una valutazione continua dell'efficacia di tali programmi, ha concluso Tagliente.
Tra gli altri partecipanti ai lavori, diversi dirigenti della Polizia di Stato del Ministero della Giustizia, tra i quali Carmelo Mele, dirigente della sezione antiterrorismo della Digos di Milano, Augusto Zaccariello del Nucleo Investigativo Centrale DAP, Carla Ciavarella e Marco Capitani della Giustizia Polizia Penitenziaria. Presenti anche, assieme a molti accademici, Massimo Abdallah Cozzolino, segretario generale della confederazione islamica italiana, e Filomena Pacello, dell’Osservatorio Analitico Intelligence Analyst. (alessandro butticé\aise)


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