RICERCA E DINTORNI

RICERCA E DINTORNI

ROMA – focus/ aise - La ricerca, lo sappiamo, non si ferma mai, e infatti sono molti i risultati e le iniziative raggiunte nell’ultimo periodo. Ma andiamo con ordine.
Il Consiglio nazionale delle ricerche e l’Istituto nazionale di fisica nucleare compaiono nella classifica 2018 dei dieci enti di ricerca con il maggior numero di articoli pubblicati nelle 82 riviste scientifiche più prestigiose monitorate da Nature.
Rispettivamente in nona e in decima posizione nella classifica Nature Index 2019, l’INFN e il CNR tengono alto il nome della ricerca italiana nel mondo.
Al primo posto della Nature Index 2019 delle istituzioni governative mondiali si trova l’Accademia Cinese delle Scienze (Cas), seguita dal Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica francese (Cnrs) e dagli Istituti Nazionali per la Salute (Nih) americani. La Nasa occupa la settima posizione. L’Italia è prima in Europa con ben due posizioni.
"Questo risultato è un’iniezione di ottimismo per l’Italia e dimostra la bellezza e l’importanza della ricerca pubblica", ha detto il presidente del Cnr, Massimo Inguscio. Gli ha fatto eco Antonio Zoccoli, presidente dell’Infn, in carica dall’inizio di luglio, per il quale "la classifica di Nature dimostra la grande qualità della ricerca italiana di frontiera, apprezzata e riconosciuta a livello internazionale".
Spostiamoci ad Ancona, Bologna e Bari, dove il Consiglio nazionale delle ricerche per le risorse biologiche e le biotecnologie marine di Ancona (Irbim) e per la microelettronica e microsistemi (Imm) di Bologna e dall’azienda Rse di Milano, hanno realizzato Il lander Amerigo - un prototipo unico in Italia, in grado raggiungere il fondale marino fino a 6.000 metri di profondità, raccogliere campioni, effettuare misure e tornare in superficie senza l’ausilio di cavi o sommozzatori.
“Amerigo è dotato di tre camere bentiche in grado di misurare la quantità di sostanze disciolte rilasciate o assorbite dal fondale che possono essere utilizzate dai microrganismi marini come nutrienti, ad esempio ammonio, nitriti, nitrati, fosfati e silicio. Oppure essere presenti in forma di gas disciolti, quali ossigeno, anidride carbonica, acido solfidrico e metano, o come sostanze inquinanti, come metalli, idrocarburi, pesticidi o farmaci”, spiega Federico Spagnoli del Cnr-Irbim e autore della ricerca recentemente pubblicata su Sensors: “The Amerigo Lander and the Automatic Benthic Chamber (CBA): Two New Instruments to Measure Benthic Fluxes of Dissolved Chemical Species”.
Amerigo ha una struttura modulare, può ospitare strumenti diversi per misure e campionamenti del fondale e dell’acqua circostante ed essere dimensionato in base all’ambiente in cui opera e alla ricerca da eseguire. Attualmente è programmato per ospitare sensori per la misura di anidride carbonica disciolta, idrocarburi, acido solfidrico, e strumenti come microprofilatori, correntometri, sismometri, carotieri e campionatori passivi. “Operativamente il lander viene rilasciato dalla nave appoggio, per scendere a velocità costante fino a raggiungere il fondale dove vengono svolte le operazioni di misura e campionamento. Alla fine di queste, Amerigo rilascia delle zavorre e riemerge grazie alle boe sovrastanti. In superficie il lander viene localizzato grazie a tre sistemi di posizionamento: il flash, la radio e il GPS, e quindi recuperato a bordo”, chiarisce Spagnoli.
Insieme ad Amerigo è stata sviluppata la camera bentica automatica Ada N., per la misura dei flussi bentici in aree di piattaforma continentale (fino a circa 200 m di profondità). “Ada N. è più leggera di Amerigo e di facile utilizzo. Può essere impiegata su piccoli natanti per ricerche veloci senza grandi budget ed essere comunque alloggiata su Amerigo in caso di necessità. Operativamente viene calata sul fondale con una cima che poi viene utilizzata per la segnalazione della posizione dello strumento e per il recupero”, continua il ricercatore Cnr-Irbim. Amerigo e Ada N. possono essere utilizzati per valutazioni di impatto ambientale antropico in aree costiere e di mare profondo, come sversamenti di sostanze inquinanti. I due strumenti possono essere inoltre utilizzati in aree dismesse di attività di estrazione di idrocarburi o interessate da rimozione e sversamenti programmati di fanghi di dragaggio portuali e per valutare gli effetti delle variazioni climatiche sui flussi bentici.
“Amerigo è stato utilizzato in un progetto europeo (Perseus) per determinare in particolare i flussi di metalli pesanti inquinanti, rilasciati dal sedimento nei fondali dell’Adriatico settentrionale, e in un progetto per la messa a punto un sistema di early warming su fondali marini interessati dallo stoccaggio geologico di anidride carbonica. Ada N. è stata impiegata anche per determinare i rilasci di inquinanti sui fondali di aree portuali interessate dal dragaggio di fanghi, per quantificare flussi in aree interessate da rilasci di idrocarburi, e per determinare i flussi di gas e fluidi idrotermali in aree vulcaniche sottomarine”, conclude Spagnoli.
A Vado Ligure invece,rgli epidemiologi ambientali dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc) di Pisa hanno studiato l’impatto sanitario della centrale “Tirreno Power” di Vado Ligure, in provincia di Savona, avviata nel 1970 e alimentata a carbone fino al 2014, quando la Procura della Repubblica di Savona ha fatto fermare gli impianti a carbone per “disastro ambientale doloso”. La ricerca ha valutato la relazione tra l’esposizione a inquinanti atmosferici emessi dalla centrale e il rischio di mortalità e ricovero in ospedale per cause tumorali e non tumorali, studiando tutta la popolazione residente dal 2001 al 2013 in 12 comuni intorno a Vado Ligure.
Lo studio degli epidemiologi ambientali Cnr-Ifc è stato pubblicato in questi giorni sulla rivista Science of the Total Environment.
“L’esposizione a biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOx) è stata stimata dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure (Arpal) mediante un modello di dispersione, che ha considerato le emissioni da fonti industriali, portuali e stradali”, spiega Fabrizio Bianchi del Cnr-Ifc, coordinatore del gruppo. “L’area è stata suddivisa in 4 classi di esposizione a inquinanti (diversi livelli con inquinamento di crescente intensità). La relazione tra effetti sulla salute ed esposizione a inquinamento atmosferico è stata studiata per uomini e donne, confrontando ciascuna delle tre categorie con maggiore concentrazione di inquinanti con quella a minore concentrazione, tenendo conto dell’età e della condizione socio-economica della popolazione (indice di deprivazione)”. Per il periodo 2001-2013 sono state seguite 144.019 persone, identificate con l’indirizzo di residenza. “Nei 12 comuni considerati, nelle aree a maggiore esposizione a inquinanti sono stati riscontrati eccessi di mortalità per tutte le cause (sia uomini che donne +49%) per malattie del sistema circolatorio (uomini +41%, donne +59%), dell’apparato respiratorio (uomini +90%, donne +62%), del sistema nervoso e degli organi di senso (uomini +34%, donne +38%) e per tumori del polmone tra gli uomini (+59%). L’analisi dei ricoveri in ospedale ha fornito risultati coerenti con quelli della mortalità”, prosegue Bianchi.
I risultati ottenuti indicano che “anche considerando le diverse fonti inquinanti cui sono stati esposti i cittadini, ci sono stati forti eccessi di rischio di mortalità prematura e di ricovero ospedaliero per i residenti intorno alla centrale a carbone di Vado Ligure. L'esposizione alle emissioni è risultata associata a numerosi eccessi di mortalità e di ricovero in ospedale, in particolare per le malattie dei sistemi cardiovascolare e respiratorio, per i quali d’altra parte la dimostrazione scientifica di un legame con l’inquinamento atmosferico è più convincente”, spiega il ricercatore Cnr-Ifc. “I risultati conseguiti confermano peraltro le conoscenze pregresse, ma è la prima volta che viene effettuata una quantificazione del rischio, purtroppo molto alto. Le centrali per la produzione di energia alimentate a carbone rappresentano una fonte significativa di inquinanti atmosferici che impattano a livello locale e globale. Oltre alle note emissioni di biossido di carbonio (CO2), che contribuiscono al riscaldamento globale, ci sono quelle di biossido di zolfo (SO2), che sono associate a effetti dannosi per la salute”.
Gli autori concludono con l’auspicio che “si sposti con urgenza l’attenzione sulle valutazioni preventive degli impatti sulla salute, e quindi sulle fonti che si conoscono come maggiormente inquinanti, anziché valutare i danni alla salute già verificatisi a causa delle esposizioni”.
E inoltre confidano che “i risultati presentati possano stimolare decisioni a favore della riduzione dei livelli di esposizione riconosciuti dannosi per l’ambiente e la salute e della realizzazione di studi analitici e di programmi di sorveglianza adeguati. Più in generale, lo studio condotto a Vado Ligure può contribuire a fornire ulteriore alimento all'ampio dibattito in corso sulle opzioni di decarbonizzazione e di contrasto ai cambiamenti climatici”. (focus\aise) 

Newsletter
Archivi