SANT’ANTONIO E IL CUORE FRANCESCANO DELLA GRANDE MELA SUL “MESSAGGERO DI SANT’ANTONIO” PER L’ESTERO DI GENNAIO

SANT’ANTONIO E IL CUORE FRANCESCANO DELLA GRANDE MELA SUL “MESSAGGERO DI SANT’ANTONIO” PER L’ESTERO DI GENNAIO

PADOVA\ aise\ - Pochi sanno che New York ha un cuore francescano che batte da 175 anni. È dedicata a Sant’Antonio e al cuore francescano della Grande Mela la copertina del “Messaggero di sant’Antonio” per l’estero di gennaio.
Era il 1844 quando i primi francescani, missionari al seguito degli emigranti negli Stati Uniti, si stabilirono sulla 31ª Strada, all’angolo con la 7ª Avenue. La parrocchia di Saint Francis of Assisi, dove recentemente le reliquie del Santo hanno fatto tappa tra i tanti devoti americani, è un punto di riferimento per i newyorkesi, ma anche un sasso d’inciampo in un distretto della metropoli nato per accogliere la classe operaia. La bread line, la mensa dei poveri di san Francesco, è la più antica d’America. Funziona da 88 anni grazie alle decine di volontari che hanno scelto come loro parrocchia adottiva quest’oasi francescana, ostinata ad accogliere tutti nel bel mezzo di una delle zone più esclusive del mondo. Il contrasto tra ricchezza e povertà non potrebbe essere più evidente. Il reportage del viaggio di fra Alessandro Ratti è raccontato nell’articolo “Solidarietà tra i grattacieli”.
Marinellys Tremamunno, invece, porta i lettori nella “Polveriera del Sudamerica”. Da qualche mese, infatti, il Sudamerica è in fiamme, con le proteste in Cile e i cambiamenti politici in corso anche in altri Paesi come Bolivia e Argentina. Secondo alcuni analisti, l’intera regione latino-americana è sconvolta dall’azione di una regia di matrice castro-chavista nata dal Forum di San Paolo, che ha colpito anche Ecuador e Colombia, con il ritorno alle armi delle Farc, le Forze armate rivoluzionarie. In questo difficile contesto vivono più di 1.600.000 italiani, secondo il registro dell’AIRE, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. L’Argentina è al primo posto della classifica mondiale delle nazioni con il più alto numero di italiani (819.899 persone). I nostri emigrati come vivono queste tensioni sociali?
In “Fellini, l’estro di un visionario” Alessandro Bettero ripercorre la vita e le passioni del regista romagnolo nato cent’anni fa che, insieme a Dante, Leonardo, Michelangelo, è in buona compagnia nell’empireo degli italiani più amati e studiati anche all’estero. L’articolo si sofferma non tanto sull’uomo di spettacolo e poeta dell’immagine, quanto su quello di artista indomito a tutto campo, in particolare sul suo estro come illustratore, vignettista, caricaturista, capace di dare vita ai personaggi della sua fantasia con carta e colori.
Vittorio Giordano intervista Gianni Leonetti, nato in Canada da emigrati calabresi, e attuale presidente della Federazione nazionale della Canadian Italian Business and Professional Association (CIBPA), cui aderiscono oltre 2000 membri tra imprenditori e professionisti di origini italiane nel Paese d’oltre oceano (“Leonetti, le radici del successo”). È una storia difficile che parte da lontano, quella dell’associazione nata a Montréal nel 1949 per ricostruire l’immagine stessa della nostra comunità: durante la Seconda guerra mondiale, a centinaia i nostri connazionali furono rinchiusi in veri e propri campi di concentramento, come quello di Petawawa, in Ontario, semplicemente perché “italiani”.
E ancora: Berlino avrà nuovamente il suo castello. Si chiamerà Humboldt-Forum. E il merito è di un architetto veneto, Franco Stella. Il progetto è maestoso: è il più grande cantiere mai aperto in città dai tempi della riunificazione. L’inaugurazione è in programma in primavera. La costruzione, per quanto non ancora visitabile all’interno, ha già cambiato il volto del centro cittadino. Il progetto è descritto in anteprima per il “Messaggero di sant’Antonio” per l’estero da Andrea D’Addio in “A Berlino il castello di Stella”.
Alla fine il suo sogno Fabio Caselli lo sta realizzando: far incontrare, grazie alla cultura, l’Italia con il Messico, la magnifica culla del Rinascimento con una megalopoli latina che guarda agli Stati Uniti. Arrivato in Messico per caso nel 2009, discografico e direttore artistico di musicisti come Zucchero e Irene Grandi, ha fondato nel Paese latinoamericano l’Academia de Arte de Florencia, collegata con le istituzioni esistenti in Italia, come l’Accademia Musicale di Firenze, di cui era rappresentante, e la Scuola Comunale di musica di Scandicci. Oggi l’Academia di Città del Messico è l’unica istituzione messicana che conta un’attività internazionale a favore di studenti e artisti dei due continenti. A raccontarlo Nicola Nicoletti in “Caselli: la musica ci unisce”. (aise) 

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