SCHERMI MOBILI, TIME SHIFTING E LA “VECCHIA” TV CHE NON MUORE MAI – DI NICO TANZI

SCHERMI MOBILI, TIME SHIFTING E LA “VECCHIA” TV CHE NON MUORE MAI – di Nico Tanzi

ZURIGO\ aise\ - “In ogni momento della giornata siamo circondati da sguardi fissi sullo schermo. Si direbbe che smartphone, tablet e computer abbiano soppiantato la “vecchia” televisione. Ormai la TV la guardano in pochi, si sente dire sempre di più. Sembrerebbe una tendenza irreversibile. Proviamo allora a cercare conferma nel rapporto (appena distribuito) Audience Trends Television 2019. Lo pubblica l’EBU, European Broadcasting Union, che raggruppa le radiotelevisioni pubbliche di 56 paesi europei più diversi paesi asiatici e nordafricani. Le sorprese cominciano già nelle prime infografiche”. A commentarle è Nico Tanzi su “La rivista”, mensile diretto a Zurigo da Giangi Cretti.
“Il tempo che trascorriamo davanti alla TV è praticamente lo stesso di cinque anni fa: in media, 3 ore e 35 minuti al giorno.
Certo, è una media: in Italia si guardano 4 ore e 8 minuti, in Svizzera un paio d’ore circa (si va da 1h58’ nella Svizzera tedesca a 2h39’ nella Svizzera italiana, con i romandi a metà strada). Interessante notare come fra il pubblico italofono, in Svizzera come in Italia, il consumo di TV “tradizionale” sia addirittura cresciuto: circa 5 minuti in più rispetto all’anno precedente.
Ci eravamo sbagliati? La TV va a gonfie vele, nonostante l’onnipresenza degli smartphone? Non proprio.
Negli altri grandi paesi europei si registra infatti un trend opposto: seppur lentamente, la TV perde terreno. Si va dai 4 minuti in meno della Germania agli 11 del Regno Unito, con Francia a -6 e Spagna a -8. Per il resto dell’Europa i dati sul consumo di TV sembrerebbero indicare una tendenza al ribasso per i paesi nordici, e un aumento per quelli mediterranei. Ma le eccezioni sono troppe per dedurne una regola. Il dato più significativo, però è quello che riguarda il pubblico dei giovani. E questo dato, seppur non massicciamente come ci si poteva aspettare, conferma le previsioni. I giovani europei guardano la TV tradizionale in media 26 minuti in meno (un’ora e 40 minuti) rispetto a 5 anni fa.
Un calo che va di pari passo con l’evoluzione tecnologica e la diffusione dell’uso mediatico degli smartphone.
Non a caso (nell’ordine) in Svezia, Svizzera, Danimarca, Norvegia e Finlandia i giovani guardano la TV poche decine di minuti al giorno (in Svizzera circa 40 minuti a nord e 52 a sud delle Alpi). Mentre passano molto più tempo seduti davanti al teleschermo, 3-4 ore e oltre, i giovani magrebini, turchi, portoghesi, e quelli di diversi paesi ex sovietici ed ex jugoslavi.
La tendenza che emerge con maggior forza però è la diffusione del time-shifting. E cioè l’abitudine di guardare i programmi TV in differita rispetto alla messa in onda. Resa possibile dalla sempre maggiore diffusione della TV via internet (IPTV). Si guarda dopo perché si rientra tardi e si recupera ciò che è appena andato in onda. O per saltare i blocchi pubblicitari. O per recuperare un programma trasmesso nei giorni precedenti.
Naturalmente per poter praticare il time-shifting è necessario che sia disponibile la tecnologia necessaria. Non è un caso che in testa alla classifica in questo caso si trovi la Svizzera, dove la stragrande maggioranza dei nuclei familiari dispone di un abbonamento a provider come Swisscom o Cablecom. Il primato in quest’ambito spetta alla Svizzera italiana, dove quasi un quarto dei programmi TV sono guardati in differita. L’Italia invece si trova all’estremo opposto della classifica, con appena l’1,6% del tempo TV consumato in time shifting.
Due fra le conclusioni possibili: 1. L’aumento del time-shifting è l’unica tendenza universalmente diffusa nel mercato TV europeo. Il che comincia a rendere problematico il finanziamento tramite pubblicità. 2. Nonostante le previsioni catastrofiche degli anni e decenni precedenti, la TV dei palinsesti e dell’appuntamento fisso regge ancora: 8-9 persone su dieci guardano la TV come la guardavano i nostri nonni. Prima o poi tutto cambierà, forse improvvisamente. Ma per ora sembra che i tempi non siano ancora maturi”. (aise) 

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