SCIENZA MADE IN ITALY

Scienza made in Italy

ROMA – focus/ aise – Le collaborazioni scientifiche ATLAS e CMS, i giganteschi esperimenti del Large Hadron Collider del Cern di Ginevra assegnano ogni anno i premi alle miglior tesi di dottorato discusse, la premiazione si tiene a febbraio per ATLAS e a giugno per CMS.
Ne dà notizia oggi l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che, in una nota, spiega come l'esperimento ATLAS premi le migliori tesi di dottorato tramite una competizione chiamata “ATLAS Thesis Awards”. La collaborazione conta 5500 membri di 180 istituzioni in tutto il mondo tra cui oltre 1000 sono studenti e studentesse di dottorato. Tra i partecipanti alla competizione del 2020 sono state premiate 9 tesi di dottorato tra di cui 2 discusse da giovani ricercatori italiani realizzate con la collaborazione delle sezioni INFN di Pisa e di Roma1.
I vincitori sono Milene Calvetti e Cristiano David Sebastiani.
Calvetti è dottoranda dell’Università di Pisa con una tesi dal titolo "Studies on H->bb decay and VH production with the ATLAS detector"; Sebastiani è dottorando dell'Università La Sapienza di Roma con una tesi dal titolo "Through the looking glass and what ATLAS found there: a Dark Sector search for light Dark Matter”.
Un approfondimento sul lavoro dei due giovani ricercatori è stato pubblicato sul sito italiano della collaborazione ATLAS.
Insieme a Milene e Cristiano, ATLAS ha conferito il premio 2020 ad altri 6 dottori tra cui 2 ricercatori italiani che, dopo una formazione in Italia, hanno conseguito il dottorato all’Università di Oxford: Cecilia Tosciri e Luigi Marchese.
Con la chiusura della stazione “Mario Zucchelli” e il rientro in Italia del personale della spedizione 2020-21, si è conclusa la 36a campagna estiva del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), finanziato dal Ministero dell’Università e Ricerca e attuato dall’ENEA per la pianificazione e l’organizzazione logistica delle spedizioni e dal CNR per la programmazione e coordinamento scientifico.
Il termine della campagna estiva segna l’inizio, presso la stazione italo-francese “Concordia”, della campagna invernale, giunta alla 17a edizione. Fino al prossimo novembre, 12 persone, di cui 6 italiani del PNRA, 5 francesi dell’Istituto polare francese “Paul Emile Victor” (IPEV) e 1 medico dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) - rimarranno completamente isolate nella base a oltre 3mila metri di altitudine sul plateau antartico, a più di 1.000 chilometri dalla costa. Manterranno attive le attrezzature sperimentali e continueranno i lavori di ricerca dei programmi antartici francese e italiano, relativi agli studi di glaciologia, chimica e fisica dell’atmosfera, astrofisica, astronomia e geofisica. Proseguiranno anche gli studi sull’adattamento umano in ambiente estremo, come previsti dai progetti della European Space Agency (ESA).
Il gruppo più numeroso di ricercatori e tecnici che ha preso parte alla campagna estiva è rientrato oggi in Italia in aereo dalla Nuova Zelanda, dove il contingente era arrivato dall’Antartide a bordo della nave rompighiaccio italiana “Laura Bassi” dell’Istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS).
A causa delle forti limitazioni imposte dalle norme anti Covid, la campagna di quest’anno ha coinvolto un numero notevolmente inferiore di partecipanti rispetto al passato, per un totale di 72 persone - di cui 15 ricercatori e 57 addetti alla logistica - con 11 specialisti delle Forze Armate Italiane, 1 dei Vigili del Fuoco e i 6 winterover di Concordia.
Complessivamente sono state condotte attività di manutenzione e ricerca nell’ambito di 31 progetti scientifici, di cui 13 Osservatori riguardanti le scienze della vita, della Terra, dell’atmosfera e dello spazio. Nonostante il personale logistico ridotto sono stati portati a compimento alcuni importanti lavori di ristrutturazione nella base italiana, come l’ampliamento della mensa e della zona giorno, la ristrutturazione delle stanze e l’ammodernamento dei laboratori.
Oltre al trasporto di personale e materiale da e per l’Antartide, la “Laura Bassi” ha ospitato a bordo 4 ricercatori dell’Università Parthenope di Napoli che hanno condotto una ridotta campagna oceanografica nel Mare di Ross per l’Osservatorio MORSea.
Al fine di limitare qualsiasi rischio di diffusione del Covid in Antartide, il personale è stato sottoposto a una quarantena di 14 giorni e a diversi tamponi prima di imbarcarsi alla volta della “Mario Zucchelli” da Christchurch (Nuova Zelanda) con un volo del programma antartico americano (USAP). Stesso iter per il personale partito successivamente da Hobart (Australia) a bordo di due voli effettuati con un Airbus 319 dell’Australian Antarctic Division. Il trasporto in Antartide di materiali e viveri dalla Nuova Zelanda è stato invece effettuato con solo volo cargo operato da un Hercules C-130 della Royal New Zealand Air Force.
Quasi il 60% delle madri che, a causa della loro positività al SARS-CoV-2, sono state separate dai loro neonati, ha riferito di essersi sentita molto angosciata; uno stato emotivo che, in misura più lieve, ha comunque riguardato il 78% delle mamme che hanno sperimentato la separazione. Inoltre, quasi 1/3 di esse (il 29%) non è stato in grado di allattare una volta riunite con i loro bambini, nonostante innumerevoli tentativi. Di contro, fra i bambini allattati le cui mamme COVID positive hanno praticato il contatto pelle-a-pelle e il rooming-in è stato riscontrato un rischio ridotto, non significativo, di ospedalizzazione. Solamente il 7,4% dei neonati di età ?3 giorni è risultato a sua volta positivo.
Sono questi i dati salienti che emergono dal COVID Mothers Study, un’indagine internazionale che ha coinvolto centinaia di mamme, pubblicata sulla rivista Breastfeeding Medicine, coordinata dall’Harvard Medical School di Boston (Massachusetts - USA) e alla cui realizzazione hanno collaborato, tra gli altri, ISS e UNICEF Italia.
“Come già confermato dai dati italiani della sorveglianza ItOSS, le madri positive al virus SARS-CoV-2 potrebbero allattare in sicurezza e mantenere il contatto stretto con i loro bambini, secondo quanto raccomandato. Separare le madri dai propri bambini e bambine causa alle madri stesse una condizione di stress e può compromettere l’allattamento - dichiara Angela Giusti, ricercatrice dell’ISS e co-autrice dello studio – Infatti, per i neonati che non sono stati allattati direttamente al seno e che non hanno avuto un contatto pelle-a-pelle, è risultato meno probabile l’allattamento esclusivo nei primi tre mesi. La nostra ricerca rafforza, quindi, la raccomandazione che l'allattamento dovrebbe continuare ad essere incoraggiato e sostenuto anche in questa era pandemica e che esso è indicato anche per le madri infettate dal SARS-CoV-2".
“Quanto riscontrato nello studio concorda con le raccomandazioni dell’OMS e dell’UNICEF su allattamento nelle madri SARS-CoV-2 positive, e sottolinea il diritto di ogni bambino e ogni bambina di stare con i propri genitori, anche se affetti da COVID-19, per non incorrere in stress ulteriore. Il Programma OMS/UNICEF degli Ospedali Amici delle Bambine e dei Bambini promuove queste buone pratiche basate sulle prove di efficacia da tempo e siamo lieti che i risultati di questa ricerca e di altre condotte dall’UNICEF e dall’ISS rafforzino queste basi scientifiche”, ha sottolineato la Presidente dell’UNICEF Italia Carmela Pace.
Lo studio
Il COVID Mothers Study è stato uno studio condotto a livello mondiale che mirava a rispondere alle seguenti domande sulle esperienze di maternità delle madri affette da COVID-19: c’è stata separazione dal bambino alla nascita? Le è stato permesso di avere un contatto pelle-a-pelle nella prima ora dopo il parto? Le è stato permesso di allattare direttamente al seno il suo bambino? Le è stato proposto il lavaggio del seno? Ha avuto difficoltà ad allattare? Il suo bambino è risultato positivo all’infezione da COVID-19? In tal caso, qual è stato il decorso della malattia del bambino?
Il campione era composto da 357 madri provenienti da 31 paesi, 129 delle cui erano madri di neonati di età ?30 giorni. La maggior parte di chi ha risposto proveniva dagli Stati Uniti, dall’Europa o dall’America Latina.
Hanno potuto partecipare solo le madri con un’infezione da COVID-19 sospetta o confermata prima del primo compleanno del bambino. Il questionario, anonimo e da compilare a partire dal compimento del primo mese di vita del neonato, è stato disponibile esclusivamente online dal 4 maggio 2020 al 30 settembre 2020 in 10 lingue diverse. Alle madri è stato inoltre chiesto di descrivere l’impatto psicologico della separazione dal bambino per poter stimare l’eventuale effetto di questa pratica molto diffusa nei primi mesi della pandemia.
I risultati preliminari sono stati presentati durante il seminario dell’Associazione Italiana di Epidemiologia “La pandemia, la salute delle donne e il percorso nascita. Le risposte dall’epidemiologia” del 3 novembre 2020, al convegno internazionale dell’Academy of Breastfeeding Medicine il 6 novembre 2020, e durante la riunione del 3 dicembre 2020 del World Health Organization COVID Infant Feeding-Research Interest Group (CIF-RIG). (focus\ aise) 

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