SEA WATCH 3: SCRITTE ANTI-ITALIANE A BRUXELLES

SEA WATCH 3: SCRITTE ANTI-ITALIANE A BRUXELLES

BRUXELLES\ aise\ - A seguito dell’arresto della comandante della Sea Watch 3, la tedesca Carola Rackete, da parte della Guardia di Finanza italiana, nella notte tra sabato e domenica sono apparse scritte contro l’Italia sulle mura dell’edificio e quelle prospicienti la sede della Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione Europea.
Le scritte rosse, sui muri in marmo della sede diplomatica sono state immediatamente rimosse. Ma domenica pomeriggio erano ancora visibili quelle sul muro di fronte all’ingresso della Rappresentanza.
"Condanniamo nel modo più assoluto questo inaccettabile attacco verso l’Italia e le sue istituzioni. Ci auguriamo che l’autore venga presto identificato e sanzionato". Così ha commentato il rappresentante permanente d’Italia presso l’UE, ambasciatore Maurizio Massari, riferendosi all’episodio, in post Twitter della Rappresentanza.
L’arresto della Rackete, a seguito della collisione con la vedetta della Guardia di Finanza, che si opponeva al suo attracco nel porto di Lampedusa, ha provocato un’accesa polarizzazione nei giudizi nella comunità internazionale ed anche nazionale, a Bruxelles. Da una parte i sostenitori del ministro dell’Interno italiano (non molti, a dire il vero). Dall’altro gli oppositori. Questa polarizzazione però non dà certamente serenità alle discussioni sui temi europei, alla vigilia di importanti scelte per i vertici dell’UE nei prossimi cinque anni.
Avendo seguito il dibattito sulla vicenda anche sui social, abbiamo registrato, anche su gruppi di discussione moderati e legalitari e che si dichiarano pro-europeisti, alcuni commenti che non aiutano certamente la costruzione europea. In uno di questi, ad esempio, c’è chi ha persino scritto che "l’unica cosa sbagliata della manovra è che non ha affondato la barchetta della Guardia di Finanza". Pur senza volere dare troppa importanza ad affermazioni che non possono che dare ragione a Umberto Eco (quando scriveva che "internet ha dato diritto di parola agli imbecilli: prima parlavano solo al bar e subito venivano messi a tacere mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l'invasione degli imbecilli"), non si può non prendere atto di una pericolosa polarizzazione che non fa in nessun caso bene all’Italia, ma nemmeno all’Europa. Perché alimenta il sentimento di rigetto verso una costruzione e solidarietà europea che dovrebbe invece essere il solo mezzo per affrontare problemi di impossibile soluzione da parte dei singoli Stati membri.
Le urla da stadio di molti anti-europeisti o cosiddetti sovranisti non possono trovare convincente risposta in stupide affermazioni del tipo di quella segnalata. Che può persino apparire un’istigazione a commettere atti illeciti, a danno di cittadini in uniforme che, per modesti stipendi, presidiano i confini e la legalità del nostro Paese. Confini che sono anche quelli della stessa Unione Europea. E su fatti che solo le competenti autorità giudiziarie potranno pronunciarsi con cognizione di causa.
Trovando molto pertinente sia sul piano giuridico che politico quanto detto nell’intervista pubblicata ieri dal Fatto Quotidiano (sotto il titolo "Carola è una bulla, sulla pelle dei profughi") dall’ex "toga rossa" Nicola Quatraro, non possiamo esimerci dal ricordare che, giornalmente, all’ingresso del tunnel sotto la Manica, vengono eseguiti fermi e sequestri di mezzi di trasporto con a bordo migranti che cercano di entrare clandestinamente nel Regno Unito. Questo però senza il clamore cui siamo ormai troppo abituati in Italia, da una parte e dall’altra. Ci chiediamo quindi se un sequestro, fuori da troppi clamori, delle navi di ONG - che molti giuristi considerano promuovere, facendo una sorta di tassisti del mare, l’immigrazione clandestina, incoraggiando, attraverso la speranza di essere soccorsi da loro, molti disperati a rischiare di perdere la propria vita in mare - non sarebbe più pagante, in termine di risultati e deterrenza (perché le navi costano, anche a organizzazioni spesso lautamente finanziate), dei continui annunci social e mediatici del ministro Salvini. Che forse sono però più paganti, anche se riteniamo solo sul breve termine, sul piano del consenso interno. (alessandro butticé\aise)


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