Sofagate: il ridicolo non uccide, ma mette a disagio – di Alessandro Butticé

BRUXELLES\ aise\ – Quello del sofà sul quale è stata relegata la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, durante l’incontro col Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ad Ankara, è uno dei casi in cui la forma è sostanza. E non c’è dubbio che la sostanza di quello che alcuni hanno definito come “sofagate” sia stato uno schiaffo turco ai valori fondamentali dell’Unione Europea. Complice la cialtroneria dimostrata da chi quell’incontro l’ha organizzato dal punto di vista protocollare. E le responsabilità, per chi ha un po’ di esperienza nell’organizzazione di simili eventi, non sono certamente solo turche.
Tra i tanti commenti letti in proposito, quelli che ho maggiormente apprezzato sono di due italiani. Il primo, realista e privo di ogni ipocrisia, è quello del nostro Presidente del Consiglio, Mario Draghi, che ha definito il presidente turco quello che è: un dittatore. Aggiungendo però che è un dittatore col quale dobbiamo avere a che fare. E questo è.
Il secondo, quello di Cristiano Sebastiani, Presidente del principale sindacato dei funzionari dell’Unione Europea, Rinnovamento&Democrazia (R&D).
In una lettera aperta diretta al Presidente del Consiglio dell’Unione Europea, il belga Charles Michel, senza mezzi termini ha definito “semplicemente intollerabile e scandaloso scoprire sui social e sui media immagini di una scena appartenente ad un altro secolo in cui le donne erano inferiori agli uomini”.
Dopo aver stigmatizzato il fatto che Michel non abbia esitato a sedersi sulla sola sedia a disposizione oltre a quella del presidente turco, mentre la presidente von der Leyen è stata relegata su un divano distante, Sebastiani ha ricordato all’ex primo ministro belga che “l'Unione europea ha stabilito una politica di parità di trattamento tra donne e uomini negli Stati membri, denunciando tutti gli atti sessisti e promuovendo la diversità e l'inclusione”.
“Come spiega queste politiche quando le sue azioni non seguono?”, gli ha quindi chiesto.
Parlando a nome dei funzionari della Commissione Europea, Sebastiani ha precisato: “da un lato, vorremmo esprimere la nostra solidarietà alla nostra Presidente per il trattamento assolutamente umiliante e ingiustificato che ha ricevuto. D'altronde, se è già assolutamente inaccettabile e indegno del più fatiscente dei protocolli che si sia dimenticata la nostra Presidente nella distribuzione dei posti a sedere, è ancora più sbalorditivo che lei non abbia avuto la sensibilità di non prestarsi a questa buffonata protocollare di pessimo gusto, non dimostrando né solidarietà istituzionale né semplice galanteria, affrettandosi ad occupare l'unica poltrona disponibile, lasciando in piedi la nostra Presidente, impotente ma dignitosa!”.
Riferendosi quindi ai media che imputano al presidente Erdogan di aver istigato questo affronto diplomatico, Sebastiani afferma che Michel non abbia scuse per la sua leggerezza. E soprattutto per non essersi accorto che il trattamento “deliberatamente umiliante” riservato alla von der Leyen arriva poche settimane dopo che l'UE ha condannato la Turchia per essersi ritirata dalla Convenzione di Istanbul. Un trattato internazionale sui diritti umani volto a prevenire la violenza contro le donne.
“Se l'Unione europea vuole seriamente esigere che la Turchia rispetti i diritti delle donne, nessuno, tanto meno il Presidente del Consiglio”, ha ammonito il principale leader sindacale dei funzionari Ue, “può essere complice dell'umiliazione della donna che è diventata la prima presidente della Commissione europea”.
Sebastiani ha poi anche stigmatizzato l’assenza di scuse da parte di Michel. E non solo con Ursula von der Leyen, ma anche con tutti i cittadini europei indignati. “Al contrario, le posizioni assunte dal suo entourage e dal suo comunicato stampa che hanno cercato di giustificare ciò che è chiaramente ingiustificabile hanno solo peggiorato la situazione”.
Il goffo tentativo di appellarsi alle regole del protocollo da parte di Michel è infatti la classica pezza a colori. Soprattutto alla luce delle foto della visita ad Ankara del 16 novembre 2015 degli ex presidenti del Consiglio, Tusk, e della Commissione, Junker, entrambi comodamente seduti sulle proprie sedie, accanto al presidente Erdogan.
“Come osa varcare l'ultima frontiera del ridicolo affermando, di fronte a un disastro protocollare di tale portata, che questa visita è stata “il risultato di una meticolosa preparazione e di un lavoro diplomatico svolto nel corso di molti mesi”? Certo, il ridicolo non uccide, ma mette a disagio!”, chiede Sebastiani a Michel.
Il presidente di R&D si dice infine lieto di apprendere che verrà aperta un'inchiesta per stabilire come sia potuto accadere questo incidente diplomatico. Al fine di verificare quali siano stati gli errori nella preparazione, la mancanza di attenzione alla procedura e al protocollo. Evitando che un simile incidente possa ripetersi. Perché, come già detto, non c’è dubbio che le responsabilità non siano solo turche. Anche perché il ministro degli Esteri turco ha dichiarato alla stampa che durante questa visita è stato scrupolosamente rispettato il protocollo “proposto dalle istituzioni europee”.
Qualcuno dovrebbe quindi pagare all’interno delle stesse istituzioni Ue. Per un incidente diplomatico che molti considerano un affronto ai valori fondamentali dell’Unione. E che Sebastiani definisce a giusto titolo “un insulto inflitto alla nostra Presidente e di fatto a tutte le donne”.
Michel ha candidamente dichiarato di essere “rattristato perché questa situazione ha messo in ombra l'importante e benefico lavoro geopolitico che abbiamo svolto insieme ad Ankara e di cui spero che l'Europa raccolga i frutti”. Ma a questa “tristezza” Sebastiani replica col dispiacere di dovere informare il Presidente del Consiglio dell’Ue che “l'unico risultato di questa "situazione" che ha fatto notizia nel mondo è il diffuso sentimento di "vergogna", come ha giustamente sottolineato il gruppo del Partito Popolare Europeo al Parlamento Europeo”.
Perché quella della vergogna è sicuramente la cifra che meglio descrive questa pagina nera dell’Ue. Che secondo Sebastiani, e non solo, “rimarrà per sempre negli annali e nelle menti di tutti”. Vergogna, appunto. Che come il ridicolo non uccide, ma mette a disagio chi ha almeno il pudore di provarla. Speriamo che l’ego di Charles Michel gli consenta almeno di avere il pudore di provarla. (alessandro butticé\aise)