STEFANO MAINETTI E IL SOGNO AVVERATO DI COMPORRE MUSICA PER HOLLYWOOD - DI LISA BERNARDINI

Stefano Mainetti e il sogno avverato di comporre musica per Hollywood - di Lisa Bernardini

NEW YORK\ aise\ - “"Torno sempre volentieri negli Stati Uniti, parte della mia famiglia vive lì, mio nonno riposa a New York e mia madre era italo-americana. L’America è davvero il paese delle grandi opportunità dove i sogni possono diventare realtà, e per me è stato così". Classe 1957, musicista e direttore d’orchestra, Stefano Mainetti è uno dei compositori più apprezzati in Italia e con una ricca esperienza internazionale”. Ad intervistarlo è stata Lisa Bernardini per “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara.
“Docente di Composizione per la Musica Applicata alle Immagini presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, uomo colto e fine intellettuale, è stato allievo di Giorgio Caproni, uno dei maggiori poeti italiani del ‘900. Tanti i riconoscimenti ricevuti in carriera, con oltre 100 colonne sonore composte tra cinema, teatro e televisione prima in Italia e poi negli Stati Uniti, dove ha realizzato le musiche per diversi film. Dal 2007 al 2009 ricordiamo anche che ha composto e diretto le musiche per “The Word of Promise” imponente audio dramma della Bibbia in 79 cd, interpretato da 5 Premi Oscar: Richard Dreyfuss, John Voight, Louis Gossett Jr, Marisa Tomei, Marcia Gay Harden e le voci di altri 600 attori Americani, tra cui Stacy Keach, Terence Stamp, Max Von Sydow, Malcolm McDowell, Michael York e Jim Caviezel.
Nel 2010 ha diretto a Londra la Royal Philarmonic Orchestra per la prima mondiale di “Alma Mater”, progetto prodotto dalla “Geffen Records” di cui è anche compositore.
Lo incontro a Roma, dove vive con sua moglie, l’attrice Elena Sofia Ricci, e la loro figlia Maria.
D. Stefano Mainetti e l’America: un matrimonio durato tanti anni. Quando è iniziato, e quali sono i migliori giorni da ricordare di quel periodo?
R. Era il 1990, grazie a Donato Salone, mitico copista e organizzatore a cui ero molto legato, andai in California per incontrare Sylvio Tabet, un produttore Libanese che viveva a Los Angeles. Stava girando un film d’avventura, “The Beastmaster 2”, cercava un compositore che trattasse sia l’orchestra che l’elettronica. Non ci mettemmo d’accordo ma fu l’occasione per entrare in contatto con il mondo di Hollywood. L’anno dopo tornai per conto mio e mi iscrissi alla UCLA, per studiare American language; nel pomeriggio invece investivo il mio tempo portando le mie colonne sonore, realizzate in Italia, alle varie produzioni presenti sul territorio, le usavo come biglietto da visita.
Fu così, un paio d’anni più tardi, che conobbi Silvio Muraglia, allora vice president West Coast di Rai Corporation e fondatore della Cine Grande Films. Entrammo subito in sintonia, gli piacquero i miei lavori e dopo poco tempo mi propose di scrivere la colonna sonora di un film d’azione, “The Shooter”, diretto da uno dei grandi del cinema internazionale, Ted Kotcheff, il regista di Rambo. Non mi sembrava vero! in pochi anni ero riuscito a coronare il mio sogno, scrivere musica per un film a Hollywood. Devo molto a Silvio: il legame d’amicizia con Ted, che ancora oggi permane, così come tante altre opportunità che sarebbero arrivate dopo, tra le altre la possibilità di lavorare con Russell Mulcahy, il regista di Highlander. Per Russell scrissi 2 colonne sonore: “Silent Trigger” un film d’azione e “Tale of the Mummy” un classico horror, con la fantastica partecipazione di Christopher Lee. E’ stato un periodo molto creativo, per lo più registravo in Europa con l’Orchestra Sinfonica della Radio di Sofia, poi tornavo a Los Angeles per la post-produzione e il più delle volte terminavamo la fase di mix in Canada. Ho passato parte della mia vita a Los Angeles durante tutti gli anni ’90, i primi tempi abitavo a Santa Monica, poi sulle colline di Mulholland.
D. L’ultima volta che sei stato in America? E quale sarà il tuo prossimo viaggio oltreoceano, appena sarà possibile riprendere a muoversi più o meno liberamente?
R. Nel 2007 ricevo una mail particolare assai: “Gentile Maestro, la nostra società sta per produrre La Bibbia, un audiolibro articolato in 79 cd, con la partecipazione di 600 attori statunitensi, tra cui 5 premi Oscar, prevediamo per lo sviluppo circa 3 anni di lavoro; la colonna sonora dovrà coprire l’intero progetto, circa 100 ore di musica sinfonica, e ci piacerebbe che lei componesse e dirigesse la colonna sonora”. Lì per lì pensai ad uno scherzo: perché mai una società di produzione di testi sacri stava contattando un compositore di musiche da film per scrivere la colonna sonora della Bibbia? La risposta è la parte più divertente della storia. Nel 2004 Mel Gibson stava girando “The Passion”, e il protagonista, Jim Caviezel, interpretava Gesù. Caso vuole che durante le riprese il buon Caviezel per concentrarsi ascoltasse le mie musiche di “Abbà Pater”, un cd con la voce di Papa Wojtyla che il Vaticano aveva fatto uscire per il Giubileo del 2000. Così Jim chiese a Mel Gibson di farmi comporre la colonna sonora, ma la produzione aveva già preso l’impegno con un altro compositore e la storia finì lì. Pochi anni dopo però Jim, che anche qui interpretava la parte di Gesù, mi fece contattare per comporre le musiche di questo nuovo progetto, memore degli ascolti fatti durante le riprese di “The Passion”. E così fu; ringrazio ancora oggi Jim Caviezel per quella sua “benedizione”, partii per gli States, questa volta destinazione Nashville, Tennessee.
Lo sviluppo e la realizzazione di “The Word of Promise” questo il titolo originale, durò davvero 3 anni e riuscii a realizzare moltissima musica sinfonica sempre con la partecipazione della splendida SIF 309, Orchestra stabile della Radio Nazionale Bulgara. La post-produzione avvenne in parte a Roma e in parte a Nashville, dove oltretutto andai per dirigere la Nashville Symphony Orchestra per la presentazione del progetto negli Stati Uniti. Ancora oggi mi domando come dai film dell’orrore fossi finito tra le note del Signore, forse la frase che simpaticamente spiega una produzione così variegata la scrisse Douglas E. Winter sulla rivista Watchdog: “Stefano Mainetti the only man known to have written music for both Lucio Fulci and Pope John Paul II”.
Torno sempre volentieri negli Stati Uniti, parte della mia famiglia vive lì, mio nonno riposa a New York e mia madre era italo-americana. L’America è davvero il paese delle grandi opportunità dove i sogni possono diventare realtà, e per me è stato così.
D. Agli italiani in terra d’America quali sono le tue produzioni musicali che consiglieresti, e perché?
R. Per un lungo periodo sono stato molto legato alla melodia italiana, credo che musicalmente sia la caratteristica che più ci rappresenti nel mondo. È una tradizione mutuata dal mondo dell’Opera, da Verdi, da Puccini; è proprio un tratto distintivo della nostra cultura musicale. Qualche anno fa ho composto le musiche per una serie in costume di Rai 1, s’intitolava “Orgoglio”, 39 episodi andati in onda per 3 anni di fila.
In inglese il titolo era “Pride” forse qualche canale tematico della Rai lo manda ancora in onda negli States. È un’immagine musicale che rappresenta la parte più melodrammatica della mia formazione musicale, è la parte più italiana del mio pensiero artistico, e ne sono fiero.
D. Una domanda inevitabile: la tua opinione su Joe Biden come nuovo presidente degli Stati Uniti.
R. Gli americani sono un grande popolo, ho sempre guardato con ammirazione al loro sistema bipartitico e alla continua alternanza tra Democratici e Repubblicani che sul lungo periodo garantisce la stabilità dei princìpi democratici. Joe Biden ha grandi sfide da affrontare, sia in politica interna che in politica estera, mi auguro che l’anagrafe non sia un limite per compiti impegnativi che richiederanno molte energie. Trovo fondamentale che ad affiancarlo nel suo lavoro ci sia una giovane donna di grande spessore, che incarna perfettamente il modello dell’integrazione e della tolleranza, la vice presidente Kamala Harris. Sarà lei la prossima Presidente degli Stati Uniti d’America?
D. Sei sempre rimasto un compositore eclettico, raffinato e dalla grande esperienza internazionale. Rendering Revolution è la tua ultima idea nata in un senso che si potrebbe definire globe-trotter. Ce ne parli, e a che punto sta questo progetto?
R. “Rendering Revolution” è un progetto trasversale, di base musicale, ma che coinvolge anche la danza e le digital visual arts. È un’esperienza audiovisiva che mi ha permesso di unire le mie passioni per l’arte e per la scienza: gli spettatori si muovono in uno spazio e con il loro movimento, la musica diffusa all’interno, cambia in maniera progressiva al variare della loro posizione. La novità è che qui la musica sfrutta la dimensione spaziale, mentre normalmente è vincolata alla sola dimensione temporale. Questa particolare colonna sonora accompagna lo spettatore all’osservazione di opere tridimensionali in movimento contenute in questo spazio a forma di croce. Il progetto si avvale della partecipazione di nomi di grande prestigio, su tutti Elisa Barucchieri, per la danza aerea, e Luca Pincini, violoncello solo. Dopo la presentazione al MAXXI, il museo nazionale delle arti del XXI secolo, il progetto si è spostato in Spagna, al FAD di Barcellona; purtroppo, causa Covid19, ora è tutto sospeso, ma speriamo di riprendere appena questa piaga mondiale avrà fine. Sarebbe più facile ascoltare e vedere quest’opera, piuttosto che spiegarla, ed è possibile farsi un’idea visitando il sito www.renderingrevolution.net”. (aise) 

Newsletter
Archivi