TUNISIA: È FINANZIATA DALL’AICS LA TECNICA DI PESCA INSERITA NEL PATRIMONIO IMMATERIALE UNESCO

Tunisia: è finanziata dall’Aics la tecnica di pesca inserita nel patrimonio immateriale Unesco

ROMA\ aise\ - L’eccezionale tecnica di pesca alla Charfia, all’isola di Kerkennah in Tunisia, è nella lista del patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco. Il risultato è il frutto di una stretta collaborazione tra l’Istituto Nazionale del Patrimonio tunisino (Inp) e della Delegazione permanente della Tunisia, Webport, porto digitale del Mediterraneo, ideato e curato dal Ciheam Bari nell’ambito del progetto Nemo, avviato nel 2014 con il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e in collaborazione con i Ministeri di Agricoltura e Pesca di Libano, Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco.
La Charfiya è un’antichissima tecnica di pesca, il cui uso risale addirittura all’era punica. Il nome, apparso nei documenti ufficiali solo intorno al XXVII secolo, ed esattamente nel 1670, deriva dal termine arabo charaf (nobiltà) ed è legato al nome della famiglia Charfi (i fratelli Ahmed e Ali Charfi), proveniente da Sfax, che deteneva il monopolio per lo sfruttamento del demanio marittimo.
La charfia è una sorta di labirinto fisso costruito allineando migliaia di foglie di palma, che grazie alle correnti indirizza i pesci verso le camere di cattura. Si tratta di un sistema di gestione unico in ambito marittimo arabo-musulmano: le famiglie dell’isola utilizzano parcelle di mare adibite alla charfia e se ne tramandano l’uso di generazione in generazione.
Le nasse (drina), trappole a doppio cono costruite con foglie di palma in cui pesci e polpi entrano ma dalle quali difficilmente riescono a liberarsi.
Le gargoulettes, anfore in terracotta tradizionalmente utilizzate per contenere acqua o vino, ma che a Kerkennah (e in alcune altre regioni costiere della Tunisia) sono sistemate in mare, poco lontano dalla costa, e utilizzate come trappole per i polpi, che entrano per cercare rifugio ma non riescono più ad uscirne. Nasse e gargoulettes sono oggi sostituite da equivalenti in plastica, abbandonati in mare una volta terminato il loro ciclo d’uso. (aise) 

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