ULTRAREALE: A ROMA LA PERSONALE DI GIAMPIERO ABATE

ULTRAREALE: A ROMA LA PERSONALE DI GIAMPIERO ABATE

ROMA\ aise\ - A partire da oggi, 21 maggio, e sino al 7 giugno gli spazi di Margutta Home a Roma ospitano “Ultrareale”, la personale con cui Giampiero Abate invita a riflettere su come, in una società votata alla perfezione, soprattutto estetica, l’arte trova il proprio spazio all’interno del dialogo tra il reale e l’ideale. Il bello artistico diventa così una domanda sui nostri bisogni e sulle nostre aspirazioni più profonde.
L’artista presenta cinque lavori inediti, realizzati con la tecnica precisissima dell’acrilico ad aerografo su tela, di una pulizia formale impeccabile, e parte dai cinque solidi platonici – gli unici poligoni regolari con spigoli e vertici equivalenti che inscritti in una sfera hanno tutti i propri vertici sulla sua superficie – per un’indagine che affonda le proprie radici nella storia dell’arte e della scienza. Citate da Platone nel Timeo, studiate da Piero della Francesca e da Paolo Uccello, analizzate da Luca Pacioli e illustrate da Leonardo da Vinci, le cinque figure, simbolo della perfezione dell’universo, divengono con Abate cuore pulsante del dipinto. Sono figure possibili eppure fuori dalla realtà, poste in un “ultrareale” onirico inattingibile dalla imperfetta natura umana. Sono loro il luogo dal quale fugge o verso il quale è inesorabilmente attratta la figura umana. Il dialogo serrato che si instaura tra questi due elementi è tutto giocato sul concetto della perfezione come obiettivo possibile e come aspirazione astratta. Gli uomini e le donne al centro dei dipinti condividono con i solidi una gelida perfezione. Sono nati, infatti, all’interno di un mondo totalmente artificiale (un sofisticato software 3D), senza modelli vivi né alcun legame con la realtà. La perfetta realizzazione dell’epidermide e delle fasce muscolari, la resa serica dei capelli e la precisione chirurgica nella definizione di ogni dettaglio si scontrano, però, con gli occhi bianchi e vuoti, come quelli della statuaria classica. Verità e artificio, dunque, vita e assenza di vita, possibile e impossibile, reale e, appunto, “ultrareale”, si fronteggiano qui in una battaglia che prende le forme di una caduta, non solo fisica, ma anche metaforica, spesso convulsa in torsioni di sapore manierista. Quasi che questi uomini e queste donne fossero semidei, illusi di poter accedere alla perfezione dell’ “ultrareale”, ma alla fine sconfitti, schiacciati da qualcosa di indefinibile che si è rivelato infinitamente più forte di loro. La bellezza impossibile delle figure di Giampiero Abate, in fondo, ci parla un po’ di noi: della nostra incapacità di accettarci come esseri finiti e mortali e della nostra folle aspirazione a diventare semidei. Il cui destino, però, sembra essere inesorabilmente quello della caduta.
La mostra Ultrareale, a cura di Alessandra Redaelli, pone in relazione la tradizione artistica con la tecnologia più avanzata: consente, infatti, anche l’uso della Realtà Aumentata applicata all’arte grazie alla partnership con AR Market. Mediante un’App dedicata scaricabile gratuitamente sul proprio smartphone, il visitatore potrà entrare “all’interno” dei dipinti, in una dimensione “ultrareale”, con un’immersione completa, emozionale ed interattiva. (aise)


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