VOLONTARIATO: IMPEGNO SOLIDALE ED INCLUSIONE SOCIALE - DI GIANGI CRETTI

VOLONTARIATO: IMPEGNO SOLIDALE ED INCLUSIONE SOCIALE - di Giangi Cretti

ZURIGO\ aise\ - “Forse, anzi certamente, non è tutto. Comunque è parecchio. In ogni caso: è condizione necessaria (sine qua non). È la (buona) volontà. Etimologicamente inconfutabile: dal latino voluntas. In fin dei conti (anzi, fin dall’inizio), è implicita nella parola stessa: volontariato. Ovvero: un’azione che presuppone voler essere e voler fare. In modo libero e gratuito. Orientata a solidarietà e giustizia sociale. Finalizzata a lenire il disagio, a ridurre od eliminare le differenze economiche, culturali, sociali politiche e religiose. Indirizzata a persone in difficoltà, di cui riconosce e protegge la dignità. Aspirando ad un modo migliore, sostiene anche la tutela della natura, degli animali, del patrimonio artistico e culturale”. È dedicato al volontariato l’editoriale con cui Giangi Cretti apre il nuovo numero de “La Rivista”, mensile che dirige a Zurigo.
“S’ispira a valori di pace, di non violenza, di libertà, di legalità, di responsabilità e, giova ribadirlo, di solidarietà e giustizia sociale. Sviluppatosi in Italia attorno alle “Opere pie” cattoliche (all’epoca dell’Unità d’Italia, nel 1861, se ne contavano 18’000) che affiancavano, spesso sostituendolo, lo Stato nel fornire servizi di assistenza sanitaria e sociale, il volontariato è andato via via affrancandosi dalla connotazione religiosa, ampliando e differenziando l’orizzonte della sua azione.
L’ultima ricerca di cui abbiamo preso rapida visione (“Volontari e attività volontarie in Italia. Antecedenti, impatti, esplorazioni”, a cura di Riccardo Guidi, Ksenija Fonovi e Tania Cappadozzi (Bologna, Il Mulino, 2016) - nda) indica, in ordine di rilevanza, questi come ambiti in cui si esprime: ascolto, sostegno e assistenza morale; donazione di sangue; ricreazione e intrattenimento, accompagnamento e inserimento sociale; consulenza legale/fiscale; aiuto economico all’estero; adozioni a distanza; istruzioni per adulti e/o anziani.
In generale (numeri di dettaglio si possono leggere a pag. 16) dei circa 7 milioni di cittadini attivi nel volontariato, più della metà opera all’interno di organizzazioni (associazioni, comitati, movimenti, gruppi informali), il rimanente agisce individualmente. I volontari organizzati operano prevalentemente nei servizi sociali, nelle attività turistiche, sportive e ricettive. Quelli individuali si dedicano soprattutto a bambini, anziani e malati.
Le motivazioni al volontariato (utile, a tal fine, un riferimento alla teoria della motivazione umana elaborata, attraverso la gerarchizzazione dei bisogni umani in cinque livelli, dallo psicologo statunitense Abraham Harold Maslow - nda) possono essere altruistiche o egoistiche: per volontà di rispondere al bisogno degli altri, per convinzioni etiche o morali o anche per curiosità.
Pare però appurato: chi fa volontariato sta meglio. Direttamente proporzionale, infatti, il rapporto fra quantità (del volontariato) e qualità (della vita). Fare volontariato e partecipare ad associazioni ha un effetto di socializzazione alla partecipazione politica, soprattutto per le classi sociali più svantaggiate. In tal senso è, anche, scuola di democrazia. Inoltre, chi fa volontariato è più incline a fidarsi di altri: la gratuità stimola forme di collaborazione orizzontale tra individui. I volontari mostrano più fiducia anche nel potenziale delle istituzioni: nei confronti delle quali non manifestano però un’adesione fideistica. Se l’incentivo più forte alla propensione all’impegno volontario resta l’identità religiosa, contrastata è la convinzione che il volontariato sia un’attività riservata ai ricchi.
Spesso la letteratura scientifica e l’opinione comune associano l’impegno volontario allo status socio-economico alto: l’impegno gratuito è considerato un lusso che si possono concedere solo i benestanti. La ricerca attesta che non sono (solo) le risorse economiche la variabile determinante per accrescere le probabilità che una persona investa (tempo, prima che denaro) nel volontariato, bensì le risorse socio-culturali: titolo di studio, abilità digitali, partecipazione culturale. Maggiori risorse socio-culturali si traducono tendenzialmente in una maggiore propensione al volontariato.
Ne deriva che più alto è il tasso di formazione e più aumenta il numero di persone ricettive alla cultura, più cresce il tasso di volontariato e il numero di cittadini che aiutano il prossimo e investono nel bene comune. Se ne potrebbe dedurre, rischiando consapevolmente l’azzardo sillogistico, una precisa indicazione politica: per far crescere la solidarietà e l’impegno civico è di primaria importanza investire nell’educazione, nell’istruzione universitaria e nella cultura. Anche in questo caso: la volontà (politica) forse non è tutto. Comunque è parecchio”. (aise) 

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