RENZO ARBORE E L'ORCHESTRA ITALIANA SCELGONO STOCCARDA – DI ANGELA SAIEVA

RENZO ARBORE E L

STOCCARDA\ aise\ - Renzo Arbore, showman vincitore di tantissimi premi, riconoscimenti, onorificenze e conosciuto per i suoi concerti in tutto il mondo - dall’Italia a Rio de Janeiro, Sidney, Tokyo, Parigi, New York, Londra, Mosca, Buenos Aires, Caracas, Shanghai, Toronto, San Paolo, Montreal, Melbourne, Pechino, etc. - con lo storico gruppo de L’Orchestra Italiana è approdato in suolo tedesco abbracciando finalmente i nostri connazionali e non solo.
Fin dal primo pomeriggio abbiamo assistito al backstage dell’incomparabile Orchestra Italiana dopodiché il maestro Renzo Arbore, con grande umiltà, ci ha dedicato il suo prezioso tempo.
D. Maestro Arbore, lei ha girato ininterrottamente con la sua Orchestra Italiana da un'estremità all'altra del mondo impiegando ventisei anni ad arrivare in Germania. Non è un po’ tanto?
R. È vero, mi rammarico ma non è colpa né degli artisti né degli impresari. Il mondo è grande e le mie tappe sono infinite, ma è stato sempre vivo il pensiero di arrivare anche dai nostri amici in Germania e devo dire che, oltre ad avercela fatta, sono molto felice di avere inaugurato oggi il mio tour proprio qui da Stoccarda. Adesso ripartiremo per l’Italia per completare tante altre tappe, dopo essere stati a Padova, a Genova etc. Poi sarà la volta del Canada per un altro lungo giro e così via.
D. In questo suo nuovo tour, cosa porterà ancora in giro per il mondo?
R. Porteremo la musica napoletana ma non solo perché, accanto ad essa, abbiamo arrangiato secondo la lezione di Renato Carosone e in maniera internazionale (affinché possa piacere anche ai giovani e quindi parliamo di musica caraibica, ritmi cubani, esotici e tanto altro ancora) anche un po’ di swing, jazz, musica jamaicana e tanto altro ancora. Poi ci sono delle canzoni scritte con Claudio Mattone e che ho fatto diventare famose. Canzoni delle mie trasmissioni televisive come Ma la notte no, Il materasso, Vengo dopo il TG, La vita è tutto un quiz e via dicendo. Ho ripreso pure il Clarinetto, perché questa rilanciò in Italia la canzone nuovista, che era ferma dai tempi di Renato Carosone.
D. Si è distinto in innumerevoli occasioni e fondando l’Orchestra Italiana, con lo scopo di diffondere nel mondo la canzone napoletana classica, le è stato attribuito il Premio America per avere raggiunto un importante risultato a favore dell'amicizia transatlantica. Ci racconta un aneddoto?
R. Ovunque sono andato ho girato il mondo con un vasto programma di canzoni napoletane e devo dire che le comunità sono sempre state generose sin dal primo concerto. Noi abbiamo incominciato prendendo il toro per le corna e quindi con la Radio City Music Hall di New York. C’erano tutti: Ben Gazzara, Antony Queen e tanti altri. È da lì che è decollata l’Orchestra italiana, anche se gli indigeni sia a New York allora sia poi quando siamo andati in Russia e in Cina, dove non ci sono le comunità, queste canzoni sono state ugualmente amate grazie anche al lavoro che hanno fatto i tenori da Enrico Caruso a Luciano Pavarotti che hanno portato da sempre in giro le canzoni napoletane, anche se i nostri stessi artisti napoletani le consideravano un po’ turistiche. Sicuramente non avevano capito che erano assolutamente dei capolavori e che avevano dei versi di poesie straordinarie, canzoni senza tempo, eterne e delle musiche e melodie che sono pari soltanto al melodramma delle opere di grandi compositori italiani.
D. Lei ha scoperto e lanciato personaggi non indifferenti come Roberto Benigni, Gegé Telesforo, Giorgio Bracardi, Mario Marenco, Marisa Laurito, Nino Frassica, Milly Carlucci, Daniele Luttazzi e valorizzato altri come Michele Mirabella, Luciano De Crescenzo e la Microband, Maria Grazia Cucinotta, Nina Soldano, Luana Ravegnini e Ilaria D'Amico, Francesco Paolantoni, Feliciana Iaccio, Pietra Montecorvino e tanti altri ancora. Ma a lei, chi l’ha scoperta?
R. Per la verità ho fatto un po’ da me. Ho partecipato a un concorso in radio e l’ho vinto. Poi un funzionario della televisione che si chiamava Ducci mi vide esibirmi in radio e mi propose di portargli un’idea televisiva. Così, tanto per provare a vedere cosa sapevo fare in televisione. Così inventai e gli portai il mio primo Talk Show nella storia della televisione italiana. Non c’era ancora Maurizio Costanzo. Si chiamava "Speciale per voi". I ragazzi parlavano liberamente con i loro idoli: da Modugno a Lucio Battisti, da Nada, che debuttava con me, a Patty Pravo e da lì partirono i miei grandi successi.
D. Lei ha imposto stile e idee innovative fin dalle sue prime trasmissioni degli anni Sessanta a oggi. Sembrava uscito dagli schermi televisivi invece lo troviamo ad avere anche una sua televisione. Vuole parlarcene?
R. Questa domanda mi fa davvero piacere. Per quelli che pensavano che non facessi più televisione dico che, ultimamente, ho fatto anche un programma dedicato a quelli dello Swing e che è andato in onda su Rai2 rilanciando proprio lo swing italiano. Musica giovane e che ricorda anche la mia gioventù. Inoltre ho un canale televisivo, renzoarborechannel.tv, al quale mi dedicherò sempre di più. Naturalmente è un canale gratuito che trasmette ventiquattr’ore su ventiquattro e dove troverete tante mie performance, miei programmi e scelte di personaggi che ho fatto e che non si possono dimenticare come Valter Chiari, Aldo Fabrizi, Alberto Sordi e tanti altri. Insomma, ci sono cose importanti soprattutto per i giovani che navigano in rete e che credo giusto conoscano quelli che hanno inventato alcuni generi italiani, sia in fatto di canzoni come Domenico Modugno che in fatto di umorismo come Valter Chiari.
D. Oltre a questo, ha altri progetti in vista?
R. Naturalmente. Proprio adesso in Italia, con il Corriere della Sera, sono usciti quindici DVD di tutte le mie opere televisive. In tutto ne usciranno ventiquattro. È un’antologia completa di tutte le cose che ho fatto nell’arco di tutti questi miei anni sia in televisione sia anche in radio.
D. Da cantautore, musicista, clarinettista, showman, attore, sceneggiatore, passa con grazia dalla conduzione di storiche trasmissioni radiofoniche presentate con Gianni Boncompagni a quelle televisive. Da regista ha diretto inoltre una colonna sonora con musiche sue e di Claudio Mattone. Ha scritto il soggetto di una storia Disney, "Zio Paperone e i concerti predatori". Ha sposato diverse iniziative ed è testimonial della Lega Filo d'Oro, l'Associazione che si occupa di persone sordocieche. Come spiega il suo legame a quest’ultima?
R. Questa è una mia seconda famiglia. La Lega del Filo d’Oro di Osimo, Ancona nelle Marche (come anche all’Esmo in Lombardia, a Terminimerese in Sicilia, a Modena in Emilia Romagna, a Barletta e Morfetta in Puglia etc. non dimenticando anche le organizzazioni che aiutano i bambini di Napoli, Roma etc.) è un’iniziativa formidabile e molto seria che da molti anni si preoccupa dei bambini e degli adulti sordociechi. Con la solidarietà della gente, come anche attraverso la mia in qualità di testimonial, si riesce ad aiutare non solo gli stessi sordociechi ma anche le famiglie coinvolte. Il compito è di dare loro l’opportunità, attraverso chi sta loro accanto, di vivere la vita attraverso la traduzione dell’olfatto e il tatto che viene trasmesso da chi è loro accanto. Perché è chiaro che hanno bisogno sempre di qualcuno accanto. I contributi raccolti hanno quindi una buona destinazione.
D. È nato a Foggia, figlio di un dentista e di una casalinga. Si è laureato in giurisprudenza a Napoli. Come spiega l’inverso di tutto quello che lei è ora?
R. È vero. Io ho studiato giurisprudenza, ma con la passione dentro della musica. Mi ero comunque appassionato tanto che ho fatto per sei mesi anche l’avvocato a Napoli. Ho capito subito però che era meglio continuare a fare musica. Mio padre invece voleva che facessi il medico. Gli studi di medicina però, per me, erano complicati perché pur avendoci provato svariate volte svenivo sempre e quindi mi sono detto: prendiamoci sta laurea in Giurisprudenza che doveva servire per lavorare un giorno, anche perché con la musica non si guadagnava tanto. Ammetto però che mi sono serviti questi studi e che ancora oggi sono appassionato ai casi importanti che riguardano la magistratura. Forse più che un avvocato penale o civile avrei fatto il magistrato. Ritengo che sia un lavoro nobile giudicare i nostri simili e anche, per carità, aiutarli se è il caso.
D. In conclusione Maestro Arbore, vuole dare un messaggio ai nostri connazionali italiani in Germania?
Certo che i ragazzi sono abituati ad ascoltare tanta musica scritta per loro però, come sta succedendo anche in Italia, invito questi giovani a scoprire anche la musica del passato. Quella importante naturalmente. Quella che rimane e quindi non quella di una stagione che passa e se ne va con un addio, arrivederci e grazie. Ma la musica che diventa classica, pensate ad esempio a "Volare" (Nel blu dipinto di blu) o "Ciao ciao bambina" di Domenico Modugno, "Il mio canto libero" di Lucio Battisti e via dicendo... Insomma è bello riscoprire le radici per andare sempre più avanti, godendo una musica straordinaria. Ricordatevi che la canzone italiana nel Novecento è stata la più produttiva in assoluto.
Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana - composta dai quindici impeccabili solisti musicisti a incominciare dalle straordinarie voci di Barbara Buonaiuto, Gianni Conte e quella ironica di Mariano Caiano, i virtuosismi vocali e ritmici di Giovanni Imparato, le percussioni di Peppe Sannino, la batteria di Roberto Ciscognetti, il basso di Massimo Cecchetti, le chitarre di Michele Montefusco, Paolo Termini e Nicola Cantatore, la direzione orchestrale e il pianoforte di Massimo Volpe e gli storici mandolini di Nunzio Reina e Salvatore Esposito - hanno dato vita a Stoccarda ad un travolgente concerto durato ben tre ore.
Il Maestro, che ha girato ininterrottamente con la sua Orchestra Italiana da un'estremità all'altra del mondo con innumerevoli concerti acclamati in un clima da record, ha regalato al pubblico una performance artistica musicale e vocale unica nel suo genere. Con un gioco maestrale, ha coniugato il nuovo e l'antico suono di Napoli attraverso assoli strumentali, voci e cori da capogiro, sprigionando melodie della musica napoletana che hanno rievocato albe e tramonti, feste al sole e serenate notturne, gioie e pene d'amore, passando magicamente dal Cabaret alla musica melodica, dal jazz allo swing alla musica caraibica.
Renzo Arbore non si è risparmiato. La sua performance è andata ben oltre l’immaginabile. Le battute umoristiche sapientemente unite a un medley di grandi successi e immagini storiche mozzafiato, da Alberto Sordi a Totó a Luna rossa alle suggestive immagini della nostra Italia proiettate in un mega schermo, hanno travolto il pubblico portandolo in delirio. Si è alzato, ha ballato, ha cantato in coro a squarciagola e si è perfino commosso nel sentire rievocare ricordi di vita vissuta nella propria terra. Cose che non ritorneranno più e che lasciano sicuramente il segno e un vuoto incolmabile. È stato davvero uno scenario emozionante, ricco di colpi di scena che il pubblico di Stoccarda non dimenticherà così facilmente e che ha premiato lo spirito assolutamente travolgente e contagioso dell'inimitabile artista Renzo Arbore e della sua Orchestra Italiana. (angela saieva\aise) 

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