ESSERE ITALIANI È UN PRIVILEGIO, NON BISOGNA CON DIVISIONI E LITIGI INUTILI: INTERVISTA ALL’AMBASCIATORE DE PEDYS – DI SEBASTIANO GIORGI

ESSERE ITALIANI È UN PRIVILEGIO, NON BISOGNA CON DIVISIONI E LITIGI INUTILI: INTERVISTA ALL’AMBASCIATORE DE PEDYS – di Sebastiano Giorgi

VARSAVIA\ aise\ - “Tra tante luci e qualche ombra si è chiuso un 2016 molto interessante e ricco di eventi per gli italiani in Polonia. Una comunità in continua crescita, declinata in quasi tutti i settori economici e culturali, che si conferma essere un attore fondamentale nello sviluppo delle relazioni tra Italia e Polonia. A parlarne con Gazzetta Italia, all’inizio di un 2017 portatore di grandi aspettative, è l’ambasciatore italiano in Polonia Alessandro De Pedys che in questi anni di lavoro nello splendido Palazzo Szlenkier in Plac Dabrawskiego 6 a Varsavia, sede della missione italiana dal 1922, si è distinto per una grande capacità di coesione e stimolo che sta aiutando la comunità italiana a diventare sempre più unita, forte e riconoscibile in un Paese che si conferma essere uno dei contesti più stimolanti in Europa”. Ad intervistare il diplomatico è stato Sebastiano Giorgi per “Gazzetta Italia”, magazine italiano in Polonia.
D. Il 2016 va in archivio, che anno è stato per la comunità italiana in Polonia?
R. Il 2016 è stato un anno intenso, sotto vari profili. Dal punto di vista diplomatico, ad esempio, con il Vertice Nato, la visita a Varsavia del Presidente del Consiglio Renzi, le visite in Italia del Presidente Duda e del Ministro degli Esteri Waszczykowski, per citare solo alcuni casi. Sotto il profilo politico, con il cambio di governo e le trasformazioni che ne sono seguite qui in Polonia e, successivamente, il cambio di governo anche in Italia. Dal lato economico, con una presenza delle aziende italiane di tutto rilievo – vedi i recenti investimenti di Brembo e Fiat – e qualche brutta notizia, come la cessione della banca Pekao. Un anno intenso anche sotto il profilo culturale, con l’ampio programma di iniziative su cui tornerei più tardi. Inoltre vanno ricordate le giornate della gioventù di Cracovia, cui hanno partecipato decine di migliaia di giovani pellegrini italiani, e che hanno messo a dura prova il sistema di assistenza consolare, che però ha tenuto bene, con mia grande soddisfazione. Per quanto riguarda la comunità italiana, mi fa piacere constatare che è in continua crescita. Gli iscritti all’AIRE sono 5429. Nel 2014 erano 4632. Naturalmente i residenti veri sono molti di più, perché in tanti non si registrano, ed è per questo che con l’aiuto del Comites stiamo cercando di fare una stima più accurata delle reali dimensioni della comunità. Si tratta in ogni caso di una comunità non grande per gli standard italiani e relativamente ben integrata. Ci sono, purtroppo, alcuni casi di grave disagio sociale, che l’Ambasciata segue stabilmente, oltre ad un certo numero di emergenze consolari, ma nel complesso gli Italiani di Polonia mostrano di trovarsi bene in questo Paese, pur mantenendo i loro legami con l’Italia. Di questi legami abbiamo avuto prova in occasione delle due consultazioni referendarie che si sono tenute nel 2016, che hanno fatto registrare una percentuale di partecipazione notevolmente superiore alla media per il voto espresso all’estero, e con l’adesione massiccia al concerto di beneficenza per Amatrice organizzato in dicembre. È stato bello vedere gli Italiani di Polonia mobilitarsi per aiutare i loro connazionali in difficoltà. Anche la Festa della Repubblica è stata, come sempre, un momento di aggregazione, malgrado qualche polemica. Se mi permette, vorrei approfittare dell’occasione per spiegare che la Festa Nazionale è, per noi come per tutti gli altri paesi, un evento istituzionale, che ha anche una valenza diplomatica e non solo nazionale. Ad essa sono invitati il corpo diplomatico, le personalità del Paese ospitante e una rappresentanza dei connazionali. Una delle ragioni dello spostamento della Festa dai locali dell’Ambasciata, dove si teneva da tempi immemorabili, al Politecnico, fu proprio quella di avere più spazio e disposizione e poter invitare un numero maggiore di concittadini, cosa che è effettivamente avvenuta. Ovviamente non è materialmente possibile invitarli tutti, visti i numeri menzionati prima, ma posso dirle che alla nostra Festa partecipano di sicuro molti più connazionali di quanto non avvenga alle feste nazionali delle altre ambasciate, che accolgono principalmente diplomatici e personalità polacche. Fra l’altro, il carattere del nostro ricevimento, tolti i primi minuti istituzionali, ricorda molto più una festa in una piazza italiana che un ricevimento diplomatico, e questo succede, mi creda, solo da noi.
D. Si sono celebrati 20 anni di attività della Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia, di cui sono state aperte nuove delegazioni nel Paese, mentre parallelamente cresce anche il Comites come organo di rappresentanza politica degli italiani in Polonia. Segnali di una comunità che si sta sviluppando e consolidando?
R. La serata di celebrazione dei 20 anni di attività della Camera di Commercio ha fornito un’immagine, quasi fotografica, della solidità della presenza economica italiana in Polonia. Del resto i numeri parlano chiaro: con quasi 20 miliardi di euro di interscambio annuale, siamo di gran lunga il più importante partner commerciale della Polonia in Europa, dopo la Germania. Siamo anche tra i principali investitori, partecipiamo con ottimi risultati alle gare per le assegnazioni di commesse per lavori infrastrutturali e abbiamo un’ottima collaborazione industriale nel settore della difesa. Ricordo che una delle mie prime preoccupazioni, arrivato a Varsavia, fu proprio quella di rimuovere l’anomalia di una Camera di Commercio che non aveva ancora ottenuto, dopo quasi vent’anni, il riconoscimento del governo italiano. Diedi quindi parere favorevole, a determinate condizioni. Il conseguimento del riconoscimento ha a mio parere un effetto benefico perché costringe a confrontarsi con le altre Camere e a sottoporre la propria attività alla valutazione di una parte terza. È quindi uno stimolo importante ad accrescere efficienza e competitività. I risultati ottenuti mi sembrano molto soddisfacenti: la Camera ha migliorato l’offerta di servizi, ha ampliato la presenza sul territorio con le sedi periferiche a Breslavia e Katowice, ha una buona capacità di programmazione e dispone di abbondante liquidità. Merito del direttivo, certamente, ma anche di un ambiente più competitivo. Nel frattempo abbiamo ottenuto anche un rafforzamento dell’ufficio dell’Agenzia Ice, altro elemento estremamente importante nella promozione del Made in Italy. Si può sempre fare di meglio, ci mancherebbe, ma direi che non possiamo lamentarci. La presenza dell’Italia è molto forte, basta farsi una passeggiata per le strade delle principali città polacche per rendersene conto. Il Comites, che Lei giustamente citava, svolge una funzione diversa, quella di fare da punto di contatto tra le collettività e le istituzioni. Per questo, come Ambasciata, lo abbiamo sostenuto sin dall’inizio e continueremo a farlo. L’elaborazione di un portale di prima accoglienza è stata una prima iniziativa importante, cui ne seguiranno altre attualmente in discussione. Naturalmente ci vorrà un po’ di tempo prima che il Comites diventi un punto di riferimento, ma questo è del tutto normale. È una struttura giovanissima che muove adesso i primi passi, ma è destinata ad avere un ruolo importante.
D. Si registra un notevole attivismo degli istituti di cultura di Varsavia e Cracovia, che vantano una feconda relazione con i mezzi di comunicazione italiana in Polonia, è il segnale che lingua e cultura italiane potrebbero diventare un importante traino per accrescere il valore della nostra comunità in futuro?
R. Indubbiamente. Con l’Istituto di Cultura di Varsavia è stata compiuta un’operazione analoga a quella dell’Agenzia Ice: al termine di una lunga procedura amministrativa è stata ottenuta l’elevazione dell’Istituto a livello dirigenziale, cosa che comporta l’assegnazione di un funzionario aggiuntivo, un addetto culturale in grado di coadiuvare il Direttore. Un rafforzamento importante, che consente una migliore pianificazione e gestione degli eventi. L’Istituto di Cracovia ha una circoscrizione più piccola, ma si trova in uno dei maggiori centri culturali della Polonia ed è molto attivo e ben inserito nella realtà locale. Fra l’altro, a Cracovia si è da poco costituito anche un nuovo Comitato Dante Alighieri. L’offerta culturale dei due Istituti, tra mostre, concerti, convegni e spettacoli è di ottimo livello ed estremamente variegata. Guardandomi intorno, osservando cosa propongono Istituti di altri paesi europei con risorse umane e finanziarie che noi possiamo solo sognarci, mi sembra che il paragone vada tutto a nostro vantaggio. Lingua e cultura sono importanti, ma fanno parte di un insieme, di un essere italiano che ha molte sfaccettature. Il mio approccio è stato, fin dall’inizio, quello di promuovere la massima sinergia tra tutti gli enti e le istituzioni presenti in Polonia, superando gli steccati e la nostra abituale tendenza alla frammentazione, con l’obiettivo di portare avanti, tutti insieme, un’azione di promozione dell’Italia coerente e onnicomprensiva. È la chiave per essere più efficaci. Le basi ci sono e i risultati di un maggiore coordinamento si vedono. Le numerose manifestazioni messe in campo per la Settimana della Lingua italiana nel mondo e la Settimana della Cucina italiana sono un buon esempio. Tra Ice, Camera di Commercio, Istituti di Cultura e Comites, con il coordinamento dell’Ambasciata, abbiamo gli strumenti per fare bene e per accrescere ulteriormente il peso e la presenza dell’Italia in questo Paese, a vantaggio anche della comunità. L’Ambasciata, peraltro, non si limita a coordinare ma gestisce in proprio una serie di attività, al di là di quelle diplomatica e consolare. Nel 2016, ad esempio, abbiamo organizzato due eventi scientifici importanti, uno dedicato all’aerospazio e l’altro alla collaborazione tra il Sincrotrone di Trieste e l’analoga struttura di Cracovia, Solaris. Sono convinto infatti che la cooperazione scientifica bilaterale con la Polonia, ora allo stato embrionale, abbia un discreto potenziale di sviluppo. Per non parlare dei tanti eventi culturali e dei seminari economici organizzati in Ambasciata, coinvolgendo ogni volta possibile le altre organizzazioni italiane. Siamo stati anche molto presenti nelle Università. Sono andato di persona più volte, nel corso dell’anno, ad incontrare gli studenti e i professori, a parlare dell’Italia e a tenere conferenze su temi di attualità come il governo dell’economia europea, le questioni di sicurezza o le migrazioni. Credo sia importante, anche perché il nostro punto di vista sui grandi temi internazionali si vede poco sulla stampa locale, così come credo sia importante collaborare strettamente con i dipartimenti di italianistica delle Università, che svolgono un compito essenziale.
D. Quali speranze e per il 2017? Sia per la comunità italiana, sia per una Polonia le cui evoluzioni politiche inevitabilmente toccano anche la nostra comunità?
R. Non è compito mio commentare pubblicamente le evoluzioni politiche polacche, ma la Polonia è ormai la patria adottiva di tanti Italiani e quindi mi auguro che, quali che siano gli equilibri e gli sviluppi politici, il Paese non interrompa il suo processo di crescita sociale ed economica e continui a rappresentare un luogo accogliente e confortevole per i connazionali che risiedono e lavorano qui. Da parte mia sto riflettendo, insieme al Comites, su come rafforzare i legami tra la comunità e le istituzioni. È vero che l’Ambasciata è sempre stata aperta per i connazionali – in questi due anni e mezzo non c’è Italiano che abbia chiesto di vedermi o di parlarmi che io non abbia ricevuto, compatibilmente con gli impegni – ma è chiaro che c’è una conoscenza molto approssimativa di cosa fa l’Ambasciata. La maggioranza degli Italiani pensa che sia una specie di unità di crisi, il cui compito principale è occuparsi dei connazionali in difficoltà. Non è così, quel tipo di attività, di carattere consolare, è certamente importante ma in un paese come la Polonia è di fatto residuale, assorbe una parte modesta del nostro tempo. Si tratta di un problema di comunicazione difficilmente risolvibile, che in realtà non riguarda solo la Polonia ma tutta la rete diplomatica italiana. Una cosa su cui stavo riflettendo, per colmare un po’ questo vuoto informativo, è la possibilità di introdurre dei periodici “open days” in Ambasciata, degli incontri con i connazionali in cui scambiarsi idee ed avere anche la possibilità di spiegare cosa effettivamente facciamo. Nel corso dell’anno spero di concludere anche la ristrutturazione della rete consolare onoraria, che ho iniziato l’anno scorso. L’idea è quella di avere un numero maggiore di consolati onorari, o di corrispondenti consolari, in modo da poter meglio assistere i connazionali anche in zone dove siamo poco presenti, come l’Est del Paese, e disporre di antenne più sensibili per la promozione economica e culturale. Ho anche altre idee, ma è prematuro parlarne. Quello che mi auguro per la comunità è soprattutto maggiore coesione e armonia. Essere italiani è un privilegio, non bisogna sciuparlo con divisioni e litigi inutili. Approfitto di questo spazio che Lei cortesemente mi ha offerto per concludere queste riflessioni augurando a tutti gli Italiani in Polonia un 2017 ricco di soddisfazioni, personali e professionali. E buon anno nuovo anche a Gazzetta Italia, naturalmente!”. (aise) 

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