EUROPA E AFRICA/ "TERRORISMO E MIGRAZIONE, SFIDE COMUNI": LE RIFLESSIONI DEL PRESIDENTE DI AMREF ITALIA MARIO RAFFAELLI

EUROPA E AFRICA/ "TERRORISMO E MIGRAZIONE, SFIDE COMUNI": LE RIFLESSIONI DEL PRESIDENTE DI AMREF ITALIA MARIO RAFFAELLI

ROMA\ aise\ - In vista delle celebrazioni per i 60 dalla nascita dell’Europa - 25 marzo - il Presidente di Amref Italia Mario Raffaelli parla dei rapporti tra Unione Europea e Unione Africana. Amref domani parteciperà a due iniziative che si svolgeranno a Roma: “Not my Europe” e “La Nostra Europa”.
Per Raffaelli le sfide comuni di Ue e Africa sono la lotta al terrorismo e le politiche migratorie. Di seguito il testo integrale.
"Il 2017 sarà un anno cruciale per le relazioni fra Europa e Africa. Nel mese di Novembre, infatti, avrà luogo in Costa d’Avorio un vertice fra Unione Europea e Unione Africana. Il quinto da quando, nel 2007, venne formalmente istituita una partnership fra le due organizzazioni. Da allora, va riconosciuto, non molto è stato ottenuto in rapporto ai diversi “pilastri” sui cui si è basata la cooperazione. Il settore dove si è più investito è quello relativo a “pace e sicurezza”. E, come ciascuno può vedere, nonostante le ingenti risorse messe in campo, i problemi della stabilità e del terrorismo sono ben lungi dall’essere risolti. Anzi, alle ferite aperte ormai da anni (come la Somalia e il Corno d’Africa in generale) si sono aggiunte le situazioni esplosive della Libia, del Mali, della Nigeria, del Burundi. Del Centro Africa, della Repubblica del Congo, del Sud Sudan.
Ciò contribuisce, purtroppo, a frenare la positiva dinamica economica che aveva indotto molte istituzioni a prevedere un “miracolo africano”. Al contrario, siamo di fronte ad una realtà dove, accanto ad aree di potenziale sviluppo, coesistono situazioni ormai incancrenite, con effetti devastanti.
In questi casi, infatti, al dramma dell’instabilità e del mancato sviluppo si sta sommando, quest’anno, una siccità senza precedenti. Provocando la peggiore crisi umanitaria dagli anni ‘90, con 11 milioni di persone a rischio nel bacino del Lago Chad, 6 milioni in Somalia, 5 milioni in Sud Sudan.
Inoltre, il summit di Novembre avrà luogo in un momento in cui entrambe le organizzazioni stanno attraversando una fase di crisi profonda. Da un lato l’Unione Africana, paralizzata dai problemi sopra ricordati, dall’altro l’Unione Europea, giunta a un bivio che può condurla ad una rinnovata articolazione o, addirittura, al rischio di dissoluzione. Il tutto, in un contesto radicalmente trasformato, dove l’influenza sui dossier africani della Cina, dei Paesi del Golfo e della stessa Turchia è cresciuta enormemente. Mentre, allo stesso tempo, la nuova Presidenza Trump pone inediti interrogativi sul ruolo degli Stati Uniti. Sembrerebbe, questo, un segno del destino che accomuna, di fatto, il futuro dei due continenti.
L’Unione Africana, per parte sua, sta tentando di fare i conti con le sue criticità e con quelle dei Paesi che la compongono. Focalizzandosi sulle priorità continentali (stabilità, processi democratici, integrazione dei mercati) con l’obiettivo di ridisegnare le strutture dell’istituzione in maniera conseguente, e cercando di individuare gli strumenti e l’approccio migliori per contrastare i mali storici, costituiti da processi elettorali fraudolenti, leader che non vogliono lasciare il potere al termine dei loro mandati, corruzione, governi autoritari e repressivi, crescita esponenziale della popolazione accompagnata da disoccupazione endemica.
Per affrontare queste sfide (e nella consapevolezza del calo di risorse proveniente dai donatori tradizionali) l’Unione Africana sta cercando, come detto, non solo di rimodellare le sue strutture ma anche di dotarsi di meccanismi nuovi d’autofinanziamento. Come, ad esempio, la decisione di ottenere, da ciascun paese, un contributo dello 0,2% sulle importazioni.
L’Unione Europea dovrebbe cercare di corrispondere, da parte sua, a questo sforzo di rinnovamento. Con la consapevolezza che proprio la minaccia del terrorismo e le crisi migratorie (il 28% dei rifugiati mondiali sta in Africa) costituiscono il terreno comune di una cooperazione vitale per entrambi. Purché da entrambe le parti si comprenda che il terrorismo non si sconfigge se non si risolvono anche le cause profonde che ne favoriscono la sopravvivenza e, allo stesso modo, ci si renda conto che non ci sono soluzioni definitive, a breve termine, per regolare i flussi migratori. Perché alle pur necessarie azioni di emergenza devono seguire politiche di lungo periodo, capaci di risolvere i nodi strutturali alla base degli esodi che caratterizzano i nostri tempi: guerre, povertà, disuguaglianze, repressioni, crescita incontrollata di una gioventù senza prospettive.
Una battaglia, questa che deve coinvolgere tutte le energie disponibili, pubbliche e private, istituzionali e non governative. Perché da essa dipende il futuro del nostro mondo e di chi lo abiterà".
Il 25 marzo, in occasione delle celebrazioni dei sessant’anni dei Trattati di Roma, Amref aderirà alle manifestazioni “La nostra Europa” e “Not my Europe”, organizzate nella Capitale. Il corteo “La nostra Europa” partirà alle ore 11.00 da piazza Vittorio per arrivare al Colosseo, mentre la manifestazione “Not my Europe” inizierà alle 15.30 sulle rive del ‘Mar Tevere’, sotto Castel Sant’Angelo.
La mobilitazione Not my Europe è promossa da tante organizzazioni della società civile impegnate in prima linea sulla migrazione. Tra le altre, Medici Senza Frontiere, Amnesty International - Italia, Amref, Arci nazionale, Baobab Experience, Centro Astalli, CIR - Consiglio Italiano per i Rifugiati, Comitato 3 Ottobre, Intersos, Legambiente Onlus, MEDU - Medici per i Diritti Umani, R@inbow for Africa - R4A, Save the Children, Sea-Watch, Terre des Hommes”. (aise) 

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