LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE/ IL SYNA SUL MERCATO DEL LAVORO: DA LIBERALIZZARE A TUTTI I COSTI?

LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE/ IL SYNA SUL MERCATO DEL LAVORO: DA LIBERALIZZARE A TUTTI I COSTI?

BERNA\ aise\ - La commissione migranti nazionale del sindacato svizzero Syna ha approfondito e messo a confronto gli aspetti positivi e negativi della libera circolazione delle persone. I soci membri della commissione, si legge oggi in una nota, “si esprimono convinti a favore dell’attuazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa e ribadiscono il loro sostegno nei confronti degli accordi bilaterali I e della libera circolazione delle persone”.
“La decisione della commissione migranti è unanime: il ricongiungimento familiare facilitato per i cittadini dell’UE assunti in Svizzera – continua la nota – rappresenta un’importante conquista che garantisce il diritto fondamentale della convivenza della famiglia. Anche l’arricchimento culturale, che risulta dalla convivenza tra persone di nazionalità svizzera e lavoratori stranieri, viene molto apprezzato. Questo arricchimento è reciproco, in quanto solo e unicamente la vita in comune e lo scambio al di là delle differenze culturali permette sia ai migranti che ai residenti di crescere a livello personale. Nessuno deve poter approfittare solo unilateralmente dell’immigrazione. Altrimenti la situazione può trasformarsi in sfruttamento di manodopera di cui potersi disfare di nuovo in tempi di crisi, senza problemi”.
La migrazione del lavoro, rposegue il sindacao, “contribuisce a promuovere il benessere in Svizzera in periodi di espansione economica. Senza l’immigrazione, l’economia svizzera non sarebbe in grado di coprire il proprio fabbisogno di manodopera qualificata. La commissione riconosce chiaramente che in assenza degli accordi bilaterali I ne andrebbe del benessere dell’intera popolazione residente. Per questo motivo, è fondamentale continuare a puntare su rapporti commerciali validi e affidabili con l’UE. Ci dichiariamo a favore della proposta “preferenza indigena light”, in quanto permette di attenuare gli effetti negativi dell’immigrazione in tempi di crisi congiunturali. In tal modo, nei rami che presentano un elevato tasso di disoccupazione, si può sfruttare meglio il potenziale di manodopera già esistente, senza essere costretti a ricorrere affrettatamente a maestranze a basso costo. I lavoratori stranieri si augurano così un aumento del consenso nella società svizzera nei confronti della loro situazione”.
Seondo il Syna, “con il sistema di contingentamento in vigore in passato, prima di assegnare un permesso di dimora per motivi di lavoro veniva controllato il rispetto dei salari minimi nel singolo caso. Se non vengono informati sui propri diritti e sulle norme vigenti, gli stranieri rischiano di lavorare al di sotto del loro valore reale”. La commissione migranti, si legge ancora nella nota, “rivendica pertanto più controlli tramite gli organi paritetici e tripartiti. L’inserimento di manodopera straniera nel mercato del lavoro deve continuare a essere privo di burocrazie e aperto anche in futuro perché, non da ultimo anche per motivi demografici, è di questo che ha bisogno il mercato occupazionale e il sistema di assicurazioni sociali. Tuttavia, deve essere sviluppato ulteriormente lo scarso scambio di informazioni sulla base dei valori radicati nel nostro Paese e dei codici di condotta. Gli accordi di integrazione possono essere una possibile via da percorrere”. L’integrazione, si sottolinea nella nota, “viene però promossa soprattutto da uno scambio sociale rispettoso e aperto tra i residenti e i nuovi arrivati nonché da un reddito sicuro. Gli accordi di integrazione unilaterali non funzionano!”.
Quindi, la commissione migranti del Syna si schiera “con convinzione a favore degli accordi bilaterali I e di conseguenza della libera circolazione delle persone. Inoltre, accoglie con favore il modello dell’obbligo di annunciare i posti di lavoro, ma rivendica allo stesso tempo che possano approfittarne tutte le persone in cerca di un impiego e che i datori di lavoro e l’assicurazione contro la disoccupazione appoggino maggiormente la formazione e la formazione continua di lavoratori poco qualificati”. (aise) 

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