PLENARIA CGIE/ PRIMO SÌ ALLA RIFORMA: SI LAVORA ALL’ARTICOLATO

PLENARIA CGIE/ PRIMO SÌ ALLA RIFORMA: SI LAVORA ALL’ARTICOLATO

ROMA\ aise\ - Un lavoro durato mesi e non ancora terminato: il Consiglio generale degli italiani all’estero riunito in assemblea plenaria ha continuato l’esame della bozza di riforma degli organismi di rappresentanza sintetizzata dal Comitato di Presidenza e dalla terza Commissione anche alla luce dei suggerimenti “non contraddittori” emersi dal lungo dibattito di ieri.
Silvana Mangione ha integrato il testo insieme a Da Costa (presidente della 3° commissione), Lodetti e Preabianca (M5S); insieme hanno anche redatto una premessa in cui si spiega “perché noi vogliamo continuare ad avere sia i Comites che il Cgie”.
In questa premessa è stato inserito sia il mantenimento dei 3mila iscritti all’Aire per la costituzione di un Comites che il mantenimento della Commissione governativa all’interno del Cgie “in rappresentanza di realtà da definie”.
Questa bozza, ha spiegato Mangione, “sarà alla base dell’articolato - come facemmo nel 98 – che il Governo fece proprio presentandolo come proposta di Governo al Parlamento. Speriamo che sia così anche questa volta, anche grazie ai parlamentari eletti all’estero”.
Ad animare il dibattito ci ha pensato Paolo Brullo (Germania) che ha presentato una mozione sui consiglieri di nomina governativa ma senza diritto di voto.
Una proposta che ha scaldato molto gli animi e alzato i toni; a quello di Da Costa – l’unico ad intervenire a sostegno della proposta di Brullo – sono seguiti gli interventi di Dotolo (Migrantes) che ha ribadito con molta veemenza la “equiparazione” dei consiglieri; il dimissionario Ferretti che ha ricordato come i consiglieri di nomina governativa “portano al Cgie esperienza e contatti” quindi privarli del voto è “impensabile”.
Presente ai lavori Marco Fedi (oltre a lui, assisteranno a questa sessione Francesca La Marca, Mario Borghese e Franco Siddi) ha ricordato al Cgie che “l’articolato deve essere il più chiaro possibile. Visto che tra voi ci sono rappresentanti di tutti i gruppi politici, l’articolato dovrebbe essere al centro di incontri con tutti i gruppi in parlamento perché, se l’obiettivo è chiudere l’iter in questa Legislatura, l’unica possibilità è l’esame in sede legislativa, quindi con il solo passaggio in commissione, come avvenne nel ‘98”. Quindi, ha concluso, serve una proposta “unitaria” che riconosca “pari dignità a tutti”.
Mancuso (Germania) ha ricordato la “utilità di avere consiglieri qui in Italia, vitali per tessere i contatti”. Sul tema Norberto Lombardi ha osservato che “dovrebbero bastare decenni per convincersi della utilità dei consiglieri di nomina governativa”. Per questo “la precisazione contenuta nella premessa “realtà da definire” è pleonastica se non pericolosa. Il Cgie dovrebbe limitarsi ad affermare che la componente viene considerata utile come storicamente è stato”. Quindi, Lombardi ha chiesto di sapere se si vuole procedere a due nuove leggi istitutive – una Comites l’altra per il Cgie – o ad emendare le due già esistenti.
Chiamata in causa da Lombardi, Mangione ha chiarito che gli articolati che saranno redatti saranno basati “su interventi già fatti fino ad oggi” e che si punta a due leggi, non agli emendamenti.
Per Mariano Gazzola (Argentina) il diritto di voto ai consiglieri di nomina governativa potrebbe essere limitato solo quando si votano le cariche, mentre per Tony Mazzaro (Germania) i ruoli “non vanno scorporati. Siamo una soloa squadra che scende in campo con la stessa casacca”.
“Dispiaciuto” per il dibattito si è detto Gaetano Calà (Anfe) che ha rivendicato il lavoro fatto dai consiglieri anche in tutte le commissioni tematiche.
Per Taliaretti (Ncd) il ruolo dei consiglieri di nomina governativa “si sminuisce per il solo fatto di nominarli nella premessa come diversi dagli altri”, ma la distinzione, gli spiega Mangione, deve rimanere perché “se no la distribuzione dei consiglieri nelle aree del mondo rimane la stessa e a noi non va bene”.
Per Giuseppe Stabile (Spagna) “stiamo parlando di una questione che non esiste”, mentre sarebbe necessario “valutare come inserire le sanzioni se i consiglieri non rispettano la legge”.
Carlo Ciofi ricorda Tremaglia e si commuove quando cita le parole del Ministro “siamo tutti uguali”.
Daniela Magotti (Italia) “ingenuamente” ha chiesto “a chi giova la delegittimazione della commissione governativa”, mentre per il più combattivo Papais (Cne) la “discussione è degenerata; il nostro obiettivo è difendere il Cgie non le sue componenti. Pensiamo piuttosto a come rappresentare le nuova emigrazioni. La nostra deve essere una legge non di riforma ma di manutenzione: una sorta di messa in sicurezza del Cgie con i cambiamenti necessari”.
Brullo ha quindi replicato ai colleghi ritirando la sua mozione perché, ha detto, “volevo solo dimostrare che siamo capaci di discutere e di arrivare ad una decisione condivisa”.
Alla fine del dibattito, Mangione ha confermato l’introduzione con lo stralcio delle parole “realtà da definire” impegnandosi con il Cdp ad inviare il testo degli articoli quanto prima ai colleghi.
Questa proposta è stata infine votata all’unanimità. (m.c.\aise) 

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